Fondazione Achille Castiglioni. Una casa delle idee

di Giovanna e Carlo Castiglioni

Si varcava quel portone e si aveva la netta sensazione di entrare in un mondo dove tutto ciò che riguardava l’esterno, non poteva avere spazio o ascolto; lo studio era il luogo del lavoro inteso in senso puro, dove le idee, i discorsi, le risate ‘progettuali’, l’ironia di uno schizzo risuonavano e rimbalzavano tra le menti e le pareti, bucando la fitta coltre del fumo di sigaretta, accompagnati dal suono della carta delle caramelle scartate o dall’aroma di un cioccolatino. Lo studio era una sorta di seconda casa per i fratelli Castiglioni, questa è la verità. Una seconda casa dove si divertivano moltissimo, una casa che amavano tanto se non di più di quella dove effettivamente vivevano, un luogo dove si sentivano accolti, completi, perfettamente ‘a fuoco’…

Van Dyck l’europeo

Intervista di Luca Violo ad Anna Orlando

Van Dyck viaggia e si sposta quasi forsennatamente in tutta Europa per circa venti anni, trovandosi sostanzialmente a schivare i conflitti più accesi. I suoi committenti lottano per mantenere quel potere che li aveva anche arricchiti e che si fondava sulla solidità di alcuni pilastri della società e della religione: rigore, fedeltà, fede convinta, dedizione, sacrificio. E poi, senso profondo della famiglia come baluardo sociale di tutti questi valori. Per certi aspetti, pur restando aderente al vero, Van Dyck parrebbe ritrarre più i sogni, i desideri e le aspirazioni dei suoi clienti che non il loro mero aspetto.

Bernini e i Barberini

Intervista di Luca Violo ad Andrea Bacchi

…È poi con la sua ascesa al papato il 6 agosto 1623, che Urbano VIII capì di poter chiedere a Gian Lorenzo qualcosa che andasse oltre la scultura. Quindi, proprio come Michelangelo da scultore era diventato pittore e poi architetto, Urbano VIII maturava lo stesso ambiziosissimo progetto intellettuale nei confronti di Bernini: fu insomma colui che cambiò la fisionomia stessa dell’attività artistica berniniana, portando Gian Lorenzo dalla scultura in marmo alla progettazione di grandi insiemi architettonici, il primo dei quali sarà il Baldacchino di San Pietro…

Appunti sugli esordi di Beato Angelico

Intervista di Luca Violo ad Angelo Tartuferi

È giusto anche indicare nell’artista un archetipo universale di una bellezza assoluta, esaltata e resa addirittura “paradisiaca” dall’altissimo spessore spirituale delle sue creazioni. Non meno importante credo sia stata la scoperta da parte del pubblico di un narratore di straordinaria ed efficacissima semplicità: le “prediche” pittoriche di Fra Giovanni hanno saputo trasmettere il dettato delle Sacre Scritture e delle fonti agiografiche non soltanto in maniera inappuntabile sul piano teologico, ma lo hanno rivestito di un’umanità quotidiana, comprensibile sia ai suoi confratelli e soprattutto ai potenti e alla gente più semplice del suo tempo, ma in aggiunta anche al vastissimo pubblico dei nostri giorni…

Donatello. Tornano a San Lorenzo le porte della Sagrestia Vecchia

di Luca Violo

Donatello lavorò alle porte con la tecnica della fusione a cera persa, che gli consentiva una grande libertà esecutiva, in un getto unico di metallo massiccio. Plasmò i battenti in venti riquadri incorniciati da fregi, e in ognuno, come a volersi fronteggiare, ritrasse una coppia di santi, le cui identità restano per la maggior parte incerte, poiché Donatello antepose la sua libertà creativa a una precisa iconografia dei soggetti. (…) Qui Donatello costruisce un memorabile campionario di forme plastiche di variegata e bizzarra fantasia, in uno spazio atemporale dove l’unico obiettivo è cogliere l’essenza dell’espressione per giungere all’anima della materia…

L’Opera del Duomo di Firenze. Teatro di sculture

di Timothy Verdon

Sin dall’inaugurazione il 29 ottobre 2015, il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è riconosciuto come uno tra i più innovativi allestimenti museali del XXI secolo, passando dalla media annuale del vecchio museo, di 60,000 visitatori,  agli oltre 600.000 odierni.
Dall’apertura al pubblico nel 1891, il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è stato in continua espansione, con ampliamenti, ristrutturazioni e nuovi allestimenti negli anni 1931-1937, 1948-1950, 1954, 1965-1967 e 1998-2000. L’ultima e più ambiziosa di queste trasformazioni risale al 2010-2015, quando i preesistenti spazi sono stati più che raddoppiati con la reintegrazione di una vasta proprietà per secoli appartenente all’Opera ma alienata nel tardo Settecento…

Giovanni Pisano.
Memoria di uno scultore

Nella storia della scultura Nicola Pisano ricopre un ruolo che nella pittura rivestirà Giotto, ovvero di colui che pone la figura dell’uomo come misura per comprendere la realtà terrena, che si manifesta con una sostanza plastica così carnale ed espressiva che non solo era sconosciuta al Medioevo, ma che con spontanea ed umana semplicità riannodava i fili di quel perduto equilibrio delle proporzioni tipico della statuaria classica greca e latina. Suo figlio Giovanni si distingue per un realismo formale e psicologico e per un linearismo tipico della scultura gotica francese che nella realizzazione del pulpito del Duomo di Pisa completato nel 1310, capolavoro della sua produzione matura, si ammorbidisce per adottare dal padre Nicola un pieno plasticismo classico che rende l’opera un continuum narrativo circolare affollato di forme e figure di raffinatissima eleganza formale, esempio sommo di una scultura sanguigna di potente tensione plastica, che come quella del padre Nicola è anticipatrice del Rinascimento quattrocentesco…

Anton Raphael Mengs. Rinascimentale, barocco e universale

Ancora dieci giorni per ammirare un maestro della pittura europea del Settecento, che seppe con strepitoso talento rendere viva la fama immortale di Antonio Correggio e Raffaello Sanzio, sommi interpreti di una bellezza capace di unire grazia, equilibrio e tenera affettività. Antonio Rafael Mengs (Aussig [Ústí nad Labem], 1728-Roma, 1779) ricevette i suoi nomi grazie all’ammirazione di suo padre, Ismael Mengs, per Antonio Allegri da Correggio e Raffaello de Urbino. Fin da bambino fu sottoposto a una rigorosa educazione artistica sotto l’occhio attento di Ismael, pittore della corte sassone a Dresda. I suoi anni di formazione trascorsero tra questa città tedesca e Roma, dove ebbe accesso sia alle ricche collezioni della Sassonia che allo straordinario insieme di sculture dell’antichità classica riunito nella Città Eterna…

Museo di San Marco.
Uno spazio da vivere

Intervista di Luca Violo a Marco Mozzo

Il pensiero principale che deve accompagnare il visitatore è quello della riflessione interiore. San Marco non è un luogo da attraversare con l’intento di consumare velocemente l’esperienza, ma uno spazio da vivere, come se fosse ancora il convento che ospitava i frati domenicani. Ogni angolo del convento, ogni cella, ogni affresco, è stato pensato per stimolare la meditazione silenziosa e la contemplazione profonda. Il visitatore dovrebbe avvicinarsi a questo luogo con l’idea di sospendere il frastuono del mondo esterno e farsi guidare dalle immagini e dalle atmosfere per entrare in contatto con una dimensione più intima e spirituale.

Friends of Florence e l’arte della donazione

Intervista di Luca Violo a Simonetta Brandolini d’Adda

Qualsiasi forma di mecenatismo per gli americani abbienti è una questione morale, un dovere che sentono verso la loro comunità e non solo; quindi, anche aiutare delle realtà che sono altrove, come nel nostro caso salvaguardare un patrimonio artistico che è di Firenze ma è anche dell’umanità, per gli americani è un gesto naturale. Questi mecenati sono persone che danno un grande valore all’istruzione e all’educazione, per cui aprirsi alla cultura e conoscere nuove realtà è prima di tutto una crescita personale.

Collezione Giuseppe e Gabriella Ferrero. Lenci e la forma della fantasia

Intervista di Luca Violo a Giuseppe Ferrero

La Lenci alla guida di Enrico ed Elena Scavini si inserisce nel contesto di Torino tra le due guerre, riuscendo con successo a coniugare industria e arte, spirito d’impresa e vocazione al contemporaneo. Iniziarono la loro produzione ceramica in un momento di grande slancio per le manifatture italiane e di affermazione in ambito europeo, individuando sin dal principio in una serie di temi e modelli il proprio mercato. Un’impresa importante con oltre seicento dipendenti e un gruppo di giovani protagonisti della scena culturale cittadina tra le due guerre. In questo la Casa Ceramica Lenci è un esempio che fa sintesi dei molti lati per noi affascinati di Torino in quel periodo storico.

Fondazione Sella. Il futuro ha radici antiche

Intervista di Luca Violo ad Angelica Sella

Il fondamento è la consapevolezza di far parte di un percorso, e che conoscerlo e confrontarsi criticamente con esso rafforzi la nostra identità e dia ispirazione al nostro pensiero e alle nostre azioni. Un archivio ha valore nella misura in cui può aiutare a disegnare il futuro, e non rischi di sbilanciare verso una vuota celebrazione del passato, inibendo la creatività. Questo è il senso del lavoro della Fondazione, che ha lo scopo statutario di conservare e valorizzare una rete sempre più fitta di patrimoni documentali di persone, famiglie, condividendone contenuti e significati con la collettività.

Fondazione Alinari. La memoria è uno scatto lungo un secolo

Intervista di Luca Violo a Giorgio van Straten

Penso che gli archivi in generale siano preziosissimi, perché ci lasciano una traccia fondamentale nella definizione identitaria di una comunità. In questo gli Archivi Alinari hanno certamente raccontato un secolo di storia italiana, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, e non attraverso lo strumento del fotogiornalismo, ma attraverso un racconto culturale antropologico, che è il tratto distintivo di Alinari come degli archivi che nel tempo hanno arricchito il patrimonio fotografico che oggi conserviamo.

Museo Egizio di Torino. Lo spazio della memoria

Intervista di Luca Violo a Christian Greco

La curiosità è chiedersi quale sia il nostro posto nell’ecumene e cercare di capirlo grazie alla cultura materiale delle generazioni che ci hanno preceduto, che non sono altro che frammenti di memoria di coloro che sono venuti attorno a noi. Pertanto, anche se la collezione rimane essa stessa ed è costante il museo cambia continuamente, perché noi tutti siamo figli del nostro tempo. Solo il presente ci pone delle domande con cui interrogare il passato, e queste domande sono cangianti con il mutare del tempo. Penso che il museo non debba mai dimenticare di essere innanzitutto un ente di ricerca.

Gualino alla Sabauda. Collezionista di passioni

Intervista di Luca Violo a Enrica Pagella

Ciò che considero più stimolante del suo lascito è la capacità di coltivare l’arte e la cultura come un “riposo” della mente e dell’anima, anche dopo lunghe giornate di lavoro; la convinzione che la cultura umanistica sia un humus che alimenta la creatività anche dentro la cultura industriale. Questo aspetto della personalità di Gualino è interessante e moderno. Credo che la creatività, e quindi le idee innovative, nascano da curiosità molteplici, da una propensione al nomadismo intellettuale.

La Venaria Reale. Palcoscenico della meraviglia

Intervista di Luca Violo a Tomaso Ricardi di Netro

Mentre l’Europa delle corti elabora progetti che sono urbanistici, ma anche sociali e ideali per gli Stati moderni nella metà del Seicento, il Piemonte vi partecipa attivamente, anzi, ne è uno dei luoghi dove più compiutamente si realizzano. Da qui la sfida a rilanciare oggi questo modello: la Venaria come uno dei tasselli importanti della rete delle corti dove si è formata e soprattutto sviluppata l’Europa.

La movimentazione dell’arte nella massima sicurezza

Intervista di Luca Violo a Alvise di Canossa

Ogni anno in Italia, solo per l’area museale, si muovono in entrata e in uscita all’incirca un milione e quattrocentomila pezzi, che vanno dal capolavoro assoluto all’oggetto di minor valore. Penso che nell’ottica del nostro tipo di servizio sia fondamentale garantire, a qualunque tipologia di bene artistico, la massima sicurezza nella sua movimentazione. È evidente che davanti a questi numeri dobbiamo ottemperare a un’efficienza operativa la più valida possibile, perché non è solo la perdita del pezzo in sé, quanto che ogni pezzo è quasi sempre unico sotto molti aspetti, impossibile da riprodurre; quindi il danno sarebbe totale e inaccettabile.

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Contemporanea per natura

Intervista di Luca Violo a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

L’arte attinge dal presente, dall’attualità, dalla storia e insieme illumina idee e visioni di futuro. Fornisce le chiavi per leggere il nostro tempo da prospettive inattese e indisciplinate, fuori dalle narrazioni correnti e dalle regole della comunicazione. Penso all’arte come a una zona franca, a un linguaggio che oltrepassa le lingue. L’arte mi ha insegnato ad essere curiosa, a non avere paura delle opinioni diverse, ad affermare la bellezza e la vertigine che ogni pensiero nuovo e complesso porta con sé.

Arte & Mercati tra Up and Down

di Alessandro Secciani

Ma che cosa accadrà ad alcuni consumi discrezionali di alto livello, come il lusso e l’arte? È molto complesso dare una risposta articolata: in teoria il mercato è ancora vivace, ma quale mercato? Una prima risposta che appare abbastanza logica è che il lusso ai livelli più elevati e i mercati dell’arte più costosi potrebbero persino performare meglio, rispetto agli anni precedenti. La classe delle persone più ricche non  sembra avere particolari problemi, anzi è sicuramente beneficiata dal boom delle borse e soprattutto della tecnologia…

I Giardini Botanici Hanbury. Quando la natura diviene romantica bellezza

Intervista di Luca Violo a Lady Carolyn Hanbury

I quaccheri credono che un giardino debba rispettare un ordine divino in cui scienza, bellezza e religione interagiscono. Trovo che questo sia ancora presente oggi, ed è merito dell’Università che non ha tentato di trasformarlo in un parco o di usare espedienti per guadagnare denaro, bensì l’ha lasciato il più vicino possibile alla natura, in modo che mantenga uno spirito di quiete e atemporalità.

Tomaso Buzzi e le forme dei sogni

Eclettico e raffinato Tomaso Buzzi è stato uno dei principali architetti e designer del XX secolo italiano. I suoi interessi sono poliedrici e sovrapposti sorretti da una travolgente fantasia creativa. Tra anni Venti e Trenta è tra i principali interpreti del Decò italiano, e in tutta la sua vita professionale come architetto e arredatore è tra i più richiesti dalla borghesia e aristocrazia italiana. Wannenes Properties – la boutique immobiliare della Casa d’Aste – presenta a Roma “Villa Palladio” un progetto di suntuosa bellezza estetica e progettuale che Tomaso Buzzi progetta alla fine degli anni ’50 su commissione del diplomatico italo-svizzero Jean Louis Marcoli.

Andrea Brustolon. Il Michelangelo del legno

Andrea Brustolon, definito da Honoré de Balzac “il Michelangelo del legno” nel suo romanzo “Le cousin Pons”, nasce a Belluno nel 1662. Da qui partirà la sua carriera che lo porterà ben presto a divenire uno dei massimi protagonisti della scultura veneta tra Sei e Settecento, ancora memore della forza plastica del tardo barocco, ma già rivolta a una esuberanza virtuosistica che pare precedere il rococò. Nel 1677 si trasferì a Venezia formandosi nella bottega del genovese Filippo Parodi – già allievo di Gian Lorenzo Bernini – dal quale apprese l’eleganza compositiva e l’uso sapiente del movimento che alleggerisce le masse: stilemi che resteranno la cifra distintiva della sua maniera…

Una colazione tête à tête nella Vienna di fine Settecento

La Manifattura di Vienna, la seconda più antica d’Europa, fu fondata nel 1718 da Claudius Innocentius du Paquier, venendo incontro al desiderio della corte viennese di avviare una produzione propria di porcellane che contrastasse quella di importazione cinese. Grazie alle sue relazioni diplomatiche con tutta Europa, e al privilegio concessogli da Carlo VI, du Paquier accolse le maestranze che, fuggite da Meissen, portarono con sé le competenze tecniche e artistiche per la fabbricazione della porcellana dura, conservate gelosamente dalla manifattura sassone nella rocca di Albrechtsburg…

Royal Oak. La nascita di una icona

Audemars Piguet è una delle manifatture più prestigiose dell’Alta Orologeria svizzera. La sua storia ha avuto inizio nel 1875 a Le Brassus, nella Vallée de Joux, grazie all’intraprendenza e allo spirito visionario di due amici, Jules Louis Audemars ed Edward Auguste Piguet: dopo 151 anni è uno dei pochi marchi storici dell’orologeria ancora di proprietà delle famiglie fondatrici. Audemars Piguet da subito si inserì in un contesto locale all’epoca già fiorente (Jaeger-Le Coultre, Breguet, Blancpain) con orologi da tasca complicati, dotati di calendario perpetuo e ripetizione minuti. In controtendenza rispetto alla moda dell’epoca, fu verso la fine del XIX secolo che la Manifattura fece la scelta coraggiosa di dedicarsi alla realizzazione di orologi da polso, e presentò il suo primo modello con ripetizioni minuti nel 1891. Il successo dette modo all’azienda di espandersi con filiali a Berlino, Londra, Parigi, New York, e i loro movimenti divennero molto richiesti, anche nel settore della gioielleria, come ad esempio Tiffany New York. L’affidabilità di Audemars Piguet ha fatto sì che l’azienda superasse la Grande Guerra, il crollo di Wall Street del 1929, la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale. All’inizio degli anni Settanta, con la crisi del quarzo, la Manifattura si trovò di nuovo a fronteggiare una difficile situazione finanziaria, che la indusse a una svolta dirompente facendo proprio lo spirito audace dei suoi fondatori, dalla quale uscì con un orologio rivoluzionario che non si era mai visto prima: il Royal Oak, la nascita di una icona…

Picasso. Osare sempre per essere liberi

Picasso ha divorato la pittura, la scultura, la ceramica e qualsiasi manifestazione d’arte che il ‘900 poteva offrirgli; ha prosciugato alla fonte tutti i segni, le forme e i colori che i secoli precedenti avevano pazientemente raccolto, fondando la cultura figurativa occidentale. Picasso il cannibale, che sperimenta dal primo all’ultimo giorno della sua frenetica e stupefacente vita tutte le galassie della creatività umana, con una passione e una freschezza commoventi. La forza vigorosa della giovinezza, come la nascita di una sorgente d’acqua, si è alimentata ossessivamente nelle infinite maturità dell’artista, per divenire nell’ultimo tratto della sua produzione una travolgente cascata di idee primigenie…

Gio Ponti e le forme di una moderna classicità

L’attività di Gio Ponti è complessa e poliedrica, spaziando dalle ville ai grattaceli, dalle cattedrali alle navi, dalle riviste al design. Per Ponti l’architettura è una continua rilettura delle fonti che brillano come i lati di un cristallo: è pura, finita, chiusa, esclusiva, incontaminata e perpetua, come asseriva Andrea Palladio, capace di sconfiggere la caducità del tempo. Una profonda affinità spirituale lega Gio Ponti al grande architetto veneto del Cinquecento, che egli considera il suo maestro d’elezione e modello di forme essenziali, che rendono tangibile l’eterea sostanza delle idee e dei sogni…

È oltre ogni limite la verità di Ribera

Il “San Girolamo” di Jusepe de Ribera, esitato da Wannenes nel marzo 2024 a 300.100 euro, è collocato dagli studiosi al primo periodo romano dell’artista spagnolo, tra il 1612 e il 1616. Nato nel 1591 a Xàtiva, vicino Valencia, il giovane Ribera è  talentoso e spregiudicato, frequenta i caravaggeschi del Nord, e interpreta la realtà del Merisi con un ardore espressivo che meraviglia e stupisce…

Maison Marchak. Romanticamente originale da Kiev da Parigi

Joseph Abramovich Marchak nacque nel 1854 a Ignatovka, da una famiglia ebrea ucraina. All’età di 14 anni, lasciò la sua città natale e la sua famiglia per iniziare un apprendistato in un laboratorio orafo. Dieci anni dopo, nel 1878, fondò la Maison Marchak a Kiev e, nel giro di un anno, si trasferì da un quartiere povero alla via principale della città, guadagnando progressivamente notorietà. Con l’affinarsi della sua produzione, passò rapidamente dalla realizzazione di catene alla creazione di pezzi innovativi, mettendo a frutto il suo talento di orafo e gioielliere…

Gioielli, Borse e Orologi a Monte Carlo. L’unicità risplende nel Principato

Eccellente risultato a Monte Carlo per le aste del 6 e 7 luglio dedicate ai Gioielli, alle Borse e Accessori di lusso e agli Orologi rari, tenutesi negli splendidi spazi dell’Hotel Metropole, che hanno totalizzato 3.082.032 euro, con una percentuale di venduto per valore del 185.8% e per lotto del 74.9% L’asta di Gioielli del 6 luglio ha raggiunto 2.117.987 euro, con una percentuale di venduto per valore del 195.3% e per lotto del 71.4% Protagonista assoluto un anello in oro, diamanti e grande smeraldo colombiano che ha raggiunto 177.800 euro (lotto 251)…

Mario Sironi. Immortale, monumentale e severo

Nato a Sassari nel 1885, Mario Sironi vive un’infanzia influenzata dall’arte e dalla cultura: la madre era una musicista, mentre il nonno materno e lo zio paterno erano entrambi architetti e scultori. Trasferitosi a Roma nel 1856, durante l’adolescenza si immerge nella lettura di classici letterari e filosofici. Inizialmente iscritto a ingegneria nel 1902, abbandona gli studi per una grave depressione spostando il suo interesse verso la pittura. In questa fase della sua vita ha modo di conoscere Umberto Boccioni e Giacomo Balla. Sebbene fosse inizialmente in disaccordo con le idee promosse da Boccioni, presto Sironi si unisce al movimento futurista adattandone lo stile alle sue inclinazioni artistiche…