Fondazione Achille Castiglioni. Una casa delle idee

di Giovanna e Carlo Castiglioni

Si varcava quel portone e si aveva la netta sensazione di entrare in un mondo dove tutto ciò che riguardava l’esterno, non poteva avere spazio o ascolto; lo studio era il luogo del lavoro inteso in senso puro, dove le idee, i discorsi, le risate ‘progettuali’, l’ironia di uno schizzo risuonavano e rimbalzavano tra le menti e le pareti, bucando la fitta coltre del fumo di sigaretta, accompagnati dal suono della carta delle caramelle scartate o dall’aroma di un cioccolatino. Lo studio era una sorta di seconda casa per i fratelli Castiglioni, questa è la verità. Una seconda casa dove si divertivano moltissimo, una casa che amavano tanto se non di più di quella dove effettivamente vivevano, un luogo dove si sentivano accolti, completi, perfettamente ‘a fuoco’…

Van Dyck l’europeo

Intervista di Luca Violo ad Anna Orlando

Van Dyck viaggia e si sposta quasi forsennatamente in tutta Europa per circa venti anni, trovandosi sostanzialmente a schivare i conflitti più accesi. I suoi committenti lottano per mantenere quel potere che li aveva anche arricchiti e che si fondava sulla solidità di alcuni pilastri della società e della religione: rigore, fedeltà, fede convinta, dedizione, sacrificio. E poi, senso profondo della famiglia come baluardo sociale di tutti questi valori. Per certi aspetti, pur restando aderente al vero, Van Dyck parrebbe ritrarre più i sogni, i desideri e le aspirazioni dei suoi clienti che non il loro mero aspetto.

Bernini e i Barberini

Intervista di Luca Violo ad Andrea Bacchi

…È poi con la sua ascesa al papato il 6 agosto 1623, che Urbano VIII capì di poter chiedere a Gian Lorenzo qualcosa che andasse oltre la scultura. Quindi, proprio come Michelangelo da scultore era diventato pittore e poi architetto, Urbano VIII maturava lo stesso ambiziosissimo progetto intellettuale nei confronti di Bernini: fu insomma colui che cambiò la fisionomia stessa dell’attività artistica berniniana, portando Gian Lorenzo dalla scultura in marmo alla progettazione di grandi insiemi architettonici, il primo dei quali sarà il Baldacchino di San Pietro…

Appunti sugli esordi di Beato Angelico

Intervista di Luca Violo ad Angelo Tartuferi

È giusto anche indicare nell’artista un archetipo universale di una bellezza assoluta, esaltata e resa addirittura “paradisiaca” dall’altissimo spessore spirituale delle sue creazioni. Non meno importante credo sia stata la scoperta da parte del pubblico di un narratore di straordinaria ed efficacissima semplicità: le “prediche” pittoriche di Fra Giovanni hanno saputo trasmettere il dettato delle Sacre Scritture e delle fonti agiografiche non soltanto in maniera inappuntabile sul piano teologico, ma lo hanno rivestito di un’umanità quotidiana, comprensibile sia ai suoi confratelli e soprattutto ai potenti e alla gente più semplice del suo tempo, ma in aggiunta anche al vastissimo pubblico dei nostri giorni…

Donatello. Tornano a San Lorenzo le porte della Sagrestia Vecchia

di Luca Violo

Donatello lavorò alle porte con la tecnica della fusione a cera persa, che gli consentiva una grande libertà esecutiva, in un getto unico di metallo massiccio. Plasmò i battenti in venti riquadri incorniciati da fregi, e in ognuno, come a volersi fronteggiare, ritrasse una coppia di santi, le cui identità restano per la maggior parte incerte, poiché Donatello antepose la sua libertà creativa a una precisa iconografia dei soggetti. (…) Qui Donatello costruisce un memorabile campionario di forme plastiche di variegata e bizzarra fantasia, in uno spazio atemporale dove l’unico obiettivo è cogliere l’essenza dell’espressione per giungere all’anima della materia…

L’Opera del Duomo di Firenze. Teatro di sculture

di Timothy Verdon

Sin dall’inaugurazione il 29 ottobre 2015, il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è riconosciuto come uno tra i più innovativi allestimenti museali del XXI secolo, passando dalla media annuale del vecchio museo, di 60,000 visitatori,  agli oltre 600.000 odierni.
Dall’apertura al pubblico nel 1891, il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è stato in continua espansione, con ampliamenti, ristrutturazioni e nuovi allestimenti negli anni 1931-1937, 1948-1950, 1954, 1965-1967 e 1998-2000. L’ultima e più ambiziosa di queste trasformazioni risale al 2010-2015, quando i preesistenti spazi sono stati più che raddoppiati con la reintegrazione di una vasta proprietà per secoli appartenente all’Opera ma alienata nel tardo Settecento…

Giovanni Pisano.
Memoria di uno scultore

Nella storia della scultura Nicola Pisano ricopre un ruolo che nella pittura rivestirà Giotto, ovvero di colui che pone la figura dell’uomo come misura per comprendere la realtà terrena, che si manifesta con una sostanza plastica così carnale ed espressiva che non solo era sconosciuta al Medioevo, ma che con spontanea ed umana semplicità riannodava i fili di quel perduto equilibrio delle proporzioni tipico della statuaria classica greca e latina. Suo figlio Giovanni si distingue per un realismo formale e psicologico e per un linearismo tipico della scultura gotica francese che nella realizzazione del pulpito del Duomo di Pisa completato nel 1310, capolavoro della sua produzione matura, si ammorbidisce per adottare dal padre Nicola un pieno plasticismo classico che rende l’opera un continuum narrativo circolare affollato di forme e figure di raffinatissima eleganza formale, esempio sommo di una scultura sanguigna di potente tensione plastica, che come quella del padre Nicola è anticipatrice del Rinascimento quattrocentesco…

Anton Raphael Mengs. Rinascimentale, barocco e universale

Ancora dieci giorni per ammirare un maestro della pittura europea del Settecento, che seppe con strepitoso talento rendere viva la fama immortale di Antonio Correggio e Raffaello Sanzio, sommi interpreti di una bellezza capace di unire grazia, equilibrio e tenera affettività. Antonio Rafael Mengs (Aussig [Ústí nad Labem], 1728-Roma, 1779) ricevette i suoi nomi grazie all’ammirazione di suo padre, Ismael Mengs, per Antonio Allegri da Correggio e Raffaello de Urbino. Fin da bambino fu sottoposto a una rigorosa educazione artistica sotto l’occhio attento di Ismael, pittore della corte sassone a Dresda. I suoi anni di formazione trascorsero tra questa città tedesca e Roma, dove ebbe accesso sia alle ricche collezioni della Sassonia che allo straordinario insieme di sculture dell’antichità classica riunito nella Città Eterna…

Museo di San Marco.
Uno spazio da vivere

Intervista di Luca Violo a Marco Mozzo

Il pensiero principale che deve accompagnare il visitatore è quello della riflessione interiore. San Marco non è un luogo da attraversare con l’intento di consumare velocemente l’esperienza, ma uno spazio da vivere, come se fosse ancora il convento che ospitava i frati domenicani. Ogni angolo del convento, ogni cella, ogni affresco, è stato pensato per stimolare la meditazione silenziosa e la contemplazione profonda. Il visitatore dovrebbe avvicinarsi a questo luogo con l’idea di sospendere il frastuono del mondo esterno e farsi guidare dalle immagini e dalle atmosfere per entrare in contatto con una dimensione più intima e spirituale.

Friends of Florence e l’arte della donazione

Intervista di Luca Violo a Simonetta Brandolini d’Adda

Qualsiasi forma di mecenatismo per gli americani abbienti è una questione morale, un dovere che sentono verso la loro comunità e non solo; quindi, anche aiutare delle realtà che sono altrove, come nel nostro caso salvaguardare un patrimonio artistico che è di Firenze ma è anche dell’umanità, per gli americani è un gesto naturale. Questi mecenati sono persone che danno un grande valore all’istruzione e all’educazione, per cui aprirsi alla cultura e conoscere nuove realtà è prima di tutto una crescita personale.

Collezione Giuseppe e Gabriella Ferrero. Lenci e la forma della fantasia

Intervista di Luca Violo a Giuseppe Ferrero

La Lenci alla guida di Enrico ed Elena Scavini si inserisce nel contesto di Torino tra le due guerre, riuscendo con successo a coniugare industria e arte, spirito d’impresa e vocazione al contemporaneo. Iniziarono la loro produzione ceramica in un momento di grande slancio per le manifatture italiane e di affermazione in ambito europeo, individuando sin dal principio in una serie di temi e modelli il proprio mercato. Un’impresa importante con oltre seicento dipendenti e un gruppo di giovani protagonisti della scena culturale cittadina tra le due guerre. In questo la Casa Ceramica Lenci è un esempio che fa sintesi dei molti lati per noi affascinati di Torino in quel periodo storico.

Fondazione Sella. Il futuro ha radici antiche

Intervista di Luca Violo ad Angelica Sella

Il fondamento è la consapevolezza di far parte di un percorso, e che conoscerlo e confrontarsi criticamente con esso rafforzi la nostra identità e dia ispirazione al nostro pensiero e alle nostre azioni. Un archivio ha valore nella misura in cui può aiutare a disegnare il futuro, e non rischi di sbilanciare verso una vuota celebrazione del passato, inibendo la creatività. Questo è il senso del lavoro della Fondazione, che ha lo scopo statutario di conservare e valorizzare una rete sempre più fitta di patrimoni documentali di persone, famiglie, condividendone contenuti e significati con la collettività.

Fondazione Alinari. La memoria è uno scatto lungo un secolo

Intervista di Luca Violo a Giorgio van Straten

Penso che gli archivi in generale siano preziosissimi, perché ci lasciano una traccia fondamentale nella definizione identitaria di una comunità. In questo gli Archivi Alinari hanno certamente raccontato un secolo di storia italiana, dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento, e non attraverso lo strumento del fotogiornalismo, ma attraverso un racconto culturale antropologico, che è il tratto distintivo di Alinari come degli archivi che nel tempo hanno arricchito il patrimonio fotografico che oggi conserviamo.

Museo Egizio di Torino. Lo spazio della memoria

Intervista di Luca Violo a Christian Greco

La curiosità è chiedersi quale sia il nostro posto nell’ecumene e cercare di capirlo grazie alla cultura materiale delle generazioni che ci hanno preceduto, che non sono altro che frammenti di memoria di coloro che sono venuti attorno a noi. Pertanto, anche se la collezione rimane essa stessa ed è costante il museo cambia continuamente, perché noi tutti siamo figli del nostro tempo. Solo il presente ci pone delle domande con cui interrogare il passato, e queste domande sono cangianti con il mutare del tempo. Penso che il museo non debba mai dimenticare di essere innanzitutto un ente di ricerca.

Gualino alla Sabauda. Collezionista di passioni

Intervista di Luca Violo a Enrica Pagella

Ciò che considero più stimolante del suo lascito è la capacità di coltivare l’arte e la cultura come un “riposo” della mente e dell’anima, anche dopo lunghe giornate di lavoro; la convinzione che la cultura umanistica sia un humus che alimenta la creatività anche dentro la cultura industriale. Questo aspetto della personalità di Gualino è interessante e moderno. Credo che la creatività, e quindi le idee innovative, nascano da curiosità molteplici, da una propensione al nomadismo intellettuale.

La Venaria Reale. Palcoscenico della meraviglia

Intervista di Luca Violo a Tomaso Ricardi di Netro

Mentre l’Europa delle corti elabora progetti che sono urbanistici, ma anche sociali e ideali per gli Stati moderni nella metà del Seicento, il Piemonte vi partecipa attivamente, anzi, ne è uno dei luoghi dove più compiutamente si realizzano. Da qui la sfida a rilanciare oggi questo modello: la Venaria come uno dei tasselli importanti della rete delle corti dove si è formata e soprattutto sviluppata l’Europa.

La movimentazione dell’arte nella massima sicurezza

Intervista di Luca Violo a Alvise di Canossa

Ogni anno in Italia, solo per l’area museale, si muovono in entrata e in uscita all’incirca un milione e quattrocentomila pezzi, che vanno dal capolavoro assoluto all’oggetto di minor valore. Penso che nell’ottica del nostro tipo di servizio sia fondamentale garantire, a qualunque tipologia di bene artistico, la massima sicurezza nella sua movimentazione. È evidente che davanti a questi numeri dobbiamo ottemperare a un’efficienza operativa la più valida possibile, perché non è solo la perdita del pezzo in sé, quanto che ogni pezzo è quasi sempre unico sotto molti aspetti, impossibile da riprodurre; quindi il danno sarebbe totale e inaccettabile.

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Contemporanea per natura

Intervista di Luca Violo a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

L’arte attinge dal presente, dall’attualità, dalla storia e insieme illumina idee e visioni di futuro. Fornisce le chiavi per leggere il nostro tempo da prospettive inattese e indisciplinate, fuori dalle narrazioni correnti e dalle regole della comunicazione. Penso all’arte come a una zona franca, a un linguaggio che oltrepassa le lingue. L’arte mi ha insegnato ad essere curiosa, a non avere paura delle opinioni diverse, ad affermare la bellezza e la vertigine che ogni pensiero nuovo e complesso porta con sé.

Arte & Mercati tra Up and Down

di Alessandro Secciani

Ma che cosa accadrà ad alcuni consumi discrezionali di alto livello, come il lusso e l’arte? È molto complesso dare una risposta articolata: in teoria il mercato è ancora vivace, ma quale mercato? Una prima risposta che appare abbastanza logica è che il lusso ai livelli più elevati e i mercati dell’arte più costosi potrebbero persino performare meglio, rispetto agli anni precedenti. La classe delle persone più ricche non  sembra avere particolari problemi, anzi è sicuramente beneficiata dal boom delle borse e soprattutto della tecnologia…

I Giardini Botanici Hanbury. Quando la natura diviene romantica bellezza

Intervista di Luca Violo a Lady Carolyn Hanbury

I quaccheri credono che un giardino debba rispettare un ordine divino in cui scienza, bellezza e religione interagiscono. Trovo che questo sia ancora presente oggi, ed è merito dell’Università che non ha tentato di trasformarlo in un parco o di usare espedienti per guadagnare denaro, bensì l’ha lasciato il più vicino possibile alla natura, in modo che mantenga uno spirito di quiete e atemporalità.

Tomaso Buzzi e le forme dei sogni

Eclettico e raffinato Tomaso Buzzi è stato uno dei principali architetti e designer del XX secolo italiano. I suoi interessi sono poliedrici e sovrapposti sorretti da una travolgente fantasia creativa. Tra anni Venti e Trenta è tra i principali interpreti del Decò italiano, e in tutta la sua vita professionale come architetto e arredatore è tra i più richiesti dalla borghesia e aristocrazia italiana. Wannenes Properties – la boutique immobiliare della Casa d’Aste – presenta a Roma “Villa Palladio” un progetto di suntuosa bellezza estetica e progettuale che Tomaso Buzzi progetta alla fine degli anni ’50 su commissione del diplomatico italo-svizzero Jean Louis Marcoli.

Essere moderni tra realtà e sogno

L’arte del XX secolo ha visto spesso incrociarsi artisti e movimenti tra loro lontani ma uniti dalla reciproca volontà di esplorare i reconditi spazi dell’animo umano, che oltre le ideologie, s’interrogava e si rifletteva nelle espressioni artistiche di un presente sempre più incerto e discordante. Nella prossima asta Web – Live di Opere Moderne e Multipli del 22 ottobre 2026 saranno esitatI lavori di artisti che attraverso la loro opera hanno segnato indelebilmente un secolo di grandi fermenti artistici e culturali, altisonante nelle aspirazioni e fragile negli sviluppi di una storia lacerata dall’abisso delle guerre e dall’alienazione dell’uomo travolto dallo sviluppo tecnologico e industriale. Cinque lotti per raccontare un catalogo eterogeneo dove troviamo opere realizzate ad olio su tela, su tavola e compensato…

Perché il cappello non è un semplice accessorio…

Vestire vintage è una tendenza divenuta uno stile, e niente è più alla moda che combinare il vecchio con il nuovo. Se la borsa è l’oggetto iconico per eccellenza, il cappello vive oggi un grande revival. C’è stato un tempo in cui era diventato semplicemente l’accessorio con cui ripararsi dal freddo, dalla pioggia e dal sole, dimenticando un po’ la lezione dei grandi couturier francesi, per cui il cappello è l’elemento che definisce la linea dell’abito e aggiunge un tocco di eleganza a chi lo indossa, l’accessorio fondamentale e irrinunciabile di ogni collezione…

La collezione Curtis a Venezia e le cornici come oggetto d’arte. Quando l’arredo diviene l’arte della meraviglia

Negli splendidi spazi tardo barocchi di Villa Carrega Cataldi a Genova si sono tenute le aste del 29 e 30 settembre che riguardavano gli oggetti provenienti “Dalle collezioni Curtis di Palazzo Barbaro” a Venezia” e una bella raccolta di cornici antiche di varie epoche che componevano il catalogo “Di oro, di lacca… e altro. La cornice come oggetto d’arte”. Insieme hanno totalizzato 814.571 euro, con una percentuale di venduto per valore del 352% e per lotto del 68.2% La collezione di Daniel e Ariana Curtis a Palazzo Curtis a Venezia riflette la stratificazione di gusti e generazioni di collezionismo: accanto a dipinti antichi di scuola veneta ed emiliana, convivono l’arredo veneziano del Sette-Ottocento, insieme a tappeti, porcellane e oggetti d’arte asiatica, testimonianza di quel gusto cosmopolita e collezionistico tipico delle grandi case veneziane di fine Ottocento. La vendita ha raggiunto 701.791 euro con una percentuale di venduto per valore del 395.6% e per lotto del 67.7%.

L’arte delle battaglie di Giovan Giacomo Leonardi dedicata a Guidobaldo II Della Rovere duca di Urbino

Nella prossima asta Web-Live di Libri e Manoscritti del 15 ottobre 2026, sarà esitato “Delle battaglie de nostri tempi” un eccezionale manoscritto inedito verosimilmente scritto tra il 1540 e il 1552 da Giovan Giacomo Leonardi  – diplomatico, uomo d’armi e teorico militare al servizio dei Della Rovere – riconducibile al vasto progetto del “Principe cavaliero”, al quale l’autore lavorò durante la maturità e per il quale ottenne nel 1561 un privilegio di stampa, rimasto inutilizzato (lotto 47, stima 60.000 – 100.000 euro). Giovan Giacomo Leonardi (1498-1562), pesarese, studiò diritto a Bologna e Ferrara, dove si laureò nel 1522. Intrapresa la carriera militare al servizio di Francesco II Sforza (1495-1535), partecipò nel 1525 alla difesa e alla fortificazione di Pavia durante l’assedio francese; nel 1528 passò al servizio di Francesco Maria I Della Rovere (1490-1538), duca di Urbino e capitano generale delle forze terrestri della Repubblica di Venezia. In qualità di suo rappresentante presso il Collegio dei Savi, riferiva sull’andamento delle operazioni e trattava i finanziamenti destinati all’esercito…

La Madonna Curtis di Jacopo Tintoretto. La fiera spavalderia di un giovane maestro

Appartenente sin dagli ultimi scorci dell’Ottocento alla celebre collezione della famiglia anglo-americana Curtis di Palazzo Barbaro sul Canal Grande – uno dei cenacoli culturali più sofisticati della Venezia fin de siècle, frequentato da Henry James e John Singer Sargent -, la tela qui presentata costituisce una testimonianza di straordinario rilievo per delineare la prima attività di Jacopo Robusti. Il dipinto si inserisce con forza filologica nel dibattito sulla giovinezza del pittore, configurandosi come un nodo cruciale per comprenderne l’evoluzione stilistica. La sua rilevanza qualitativa e formale trova puntuale riscontro nel recente saggio di Andrea Donati (cfr. Donati 2016), che definisce il dipinto “di grande bellezza”, ravvisandovi “tutte le caratteristiche del giovane Tintoretto, che qui muove i primi passi con assoluta audacia”. In questa fase germinale, databile intorno al 1538, la composizione risolve in modo magistrale ed empirico le prime influenze lagunari: da un lato vi si scorgono gli echi del paesaggio e della colta spazialità prospettica di Bonifacio Veronese – debitamente evidenziati a suo tempo da Rodolfo Pallucchini -, dall’altro emerge già quel senso di prorompente monumentalità mutuato dai modelli di Jacopo Sansovino, artefice della diffusione della “maniera” centro-italiana a Venezia…

Daniel e Ariana Curtis a Palazzo Barbaro a Venezia. Una casa affacciata alla cultura del mondo

Affacciato sul Canal Grande, Palazzo Barbaro fu per secoli dimora di una delle famiglie più illustri della storia veneziana; alla morte dell’ultimo discendente, Marcantonio Barbaro, nel 1858, l’edificio subì la sorte di molti palazzi cittadini nel secolo che seguì la caduta della Repubblica, passando di mano in mano fino ad arrivare ad una coppia di bostoniani, Daniel Sargent Curtis (1825-1908) e Ariana Wormeley Curtis (1833-1922), che lo presero prima in affitto nel 1881 e ne acquistarono poi il secondo piano nobile e i piani superiori nel 1885. Ne seguì un restauro condotto con rispetto e misura, dalla riapertura dell’antica porta d’acqua gotica sul Canal grande al recupero degli stucchi e dei dipinti del soffitto del salone, dove tuttora si conservano le tele di Giambattista Piazzetta, Sebastiano Ricci e Antonio Balestra. Da allora i Curtis arricchirono la casa con acquisti mirati, il più memorabile dei quali il “Ritratto del cavalier Giovanni Grimani” di Bernardo Strozzi, aggiudicato nel 1894 alla storica vendita del patrimonio Morosini-Gatterburg in concorrenza, secondo la testimonianza di Henry James, con il Museo di Berlino e oggi conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia…

La cornice, ovvero, la più mobile degli arredi

La cornice oltre a incorniciare una tela è una testimone del gusto del suo proprietario, all’interno di un preciso contesto storico, artistico e culturale. È quindi la più mobile degli arredi, capace di evolversi con duttile creatività attraverso i secoli. Fino al Quattrocento la cornice era parte integrante e indivisibile del quadro, ma alla fine del secolo si afferma la cornice mobile, come quella a tabernacolo, che nei primi anni del Cinquecento si evolve in quella a cassetta, perfetta per una galleria di ritratti ad uso prevalentemente privato.  Elegante, semplice e lineare, liscia o dipinta, resterà a lungo la più diffusa, declinata in numerose varianti a secondo delle zone di provenienza. Nelle versioni più lussuose venivano arricchite con decori a pastiglia, con motivi bulinati o incisi, e dorati con la tecnica a foglia d’oro. Dal tardo rinascimento assistiamo ad una progressiva distanza tra il dipinto e la sua incorniciatura, oramai intesa come un oggetto a sé stante di alto artigianato, sostituibile secondo la moda e il gusto del collezionista…

Antonio Mancini, Ofelia e la famiglia Curtis. Uniti nella cultura del saper vivere

Uno degli incontri più significativi nella maturità artistica di Antonio Mancini (Roma, 1852 – 1930) fu quello con Daniel Sargent Curtis, collezionista americano e raffinato promotore delle arti, che insieme alla moglie ariana Wormeley Curtis trasformò Palazzo Barbaro sul Canal Grande in uno dei più importanti centri della cultura internazionale a Venezia. Il rapporto tra l’artista e la famiglia Curtis superò il tradizionale rapporto tra pittore e committente, configurandosi come una profonda consonanza culturale all’interno del raffinato ambiente internazionale che animava la dimora veneziana. Particolarmente significativo fu il legame con Ralph Wormeley Curtis, figlio di Daniel e ariana, pittore e appassionato conoscitore d’arte, che disponeva a Palazzo Barbaro di un proprio studio. Tra i due artisti si instaurò un rapporto di reciproca stima e frequentazione, alimentato dagli scambi nei rispettivi atelier e dalla comune appartenenza a quell’ambiente veneziano internazionale che riuniva personalità come John Singer Sargent, Henry James, James McNeill Whistler ed Ettore Tito. Per Mancini Palazzo Barbaro rappresentò non soltanto una prestigiosa sede di committenze, ma un luogo privilegiato di confronto con una cultura figurativa internazionale…

Premier Cru Cros Parantoux di Henri Jayer. La perfetta natura della Borgogna

Se Henri Jayer è divenuto una leggenda nel mondo della viticultura della Borgogna, è per un piccolo terreno, le Cros Parantoux, situato nella parte più alta e più impervia della collina di Vosne, che durante la guerra veniva coltivato a topinanbur, tanto era povero il suo suolo. Così, nel 1950, il solo a presentarsi dal notaio, rispondendo a un annuncio pubblico per la vendita di una parcella di quel terreno esposto ai venti freddi, poco profondo, roccioso e calcareo, che nessuno voleva, fu Henri Jayer.
Nato nel 1922 a Vosne-Romanée, sin dalla fanciullezza si è alimentato della cultura dei mitici vini della Borgogna. Troppo piccolo per essere chiamato alle armi nella Seconda Guerra Mondiale, mentre i fratelli partivano per il fronte, il ragazzo che sognava di diventare un aviatore restò con il padre a curare la vigna di famiglia, di cui poi erediterà alcune parcelle di Echezeaux e Beaux Monts. Suo vicino di casa era René Engel, fondatore di una delle più prestigiose tenute della Côte d’Or e, nel 1942, del primo corso di laurea in enologia a Digione…