Discendente da una illustre famiglia ticinese di artisti, dopo un periodo di apprendistato presso il vetraio Giannotti apre nel 1921 una propria bottega per la lavorazione del vetro. Nei primi anni ‘20 partecipa alla Biennale di Monza, alla Biennale di Venezia, all’Exposition des Arts Décoratifs di Parigi e alle esposizioni di Colonia e Barcellona.
Nel suo lavoro coniuga un’estrema modernità e un’elevata abilità tecnica, raffinata sapienza artigianale unita a una solida imprenditorialità industriale, senza perdere mai di vista il carattere fondante dello “stile italiano”: il glamour.
Realizza le vetrate della Borsa Valori di Trieste, quelle della motonave Victoria e del transatlantico Conte di Savoia. Nel 1932 viene chiamato da Gio Ponti a condividere la direzione artistica della neonata Fontana Arte, ruolo che gli darà modo di esprimere tutta la sua creatività, progettando oltre un migliaio di oggetti diversi (mobili, tavoli, lampade, vetrate, oggetti d’arte, ecc.).
Gio Ponti e Pietro Chiesa, all’inizio degli anni Trenta, esasperarono i caratteri grafici utilizzati negli anni precedenti, dando vita a quel fraseggio geometrico che innervò la nuova produzione di “Fontana Arte”, fondata dai due amici nel 1933, “specializzata in tutte le lavorazioni nobili del cristallo”. Il rigore lineare, l’impiego dei metalli, in particolare l’ottone, il cristallo molato e inciso, la scelta per una produzione industriale in alternativa all’artigianato artistico, il rifiuto dell’ornamento, loosianamente inteso come delitto, presero prepotentemente la scena negli anni Trenta, ma sempre all’interno di una produzione di lusso, alla quale il mercato alto ed esclusivo non rinunciava facilmente.
La fusione tra le capacità produttive della ditta Luigi Fontana con l’inesauribile creatività di Chiesa e di Ponti diede vita ad una delle produzioni di design più innovative dell’Italia degli anni Trenta, con specchiere incise, lampade e lampadari, arredi rivestiti da lastre di vetro cristallo, fino ad arrivare ai tavoli, in cui la lastra di vetro curvata aveva funzione portante (Tavolo curvo modello “0736”), e ad oggetti modernissimi, come il vaso Cartoccio (1935).
Di una modernità senza tempo di chiara impronta razionalista un tavolo in cristallo molato e ottone che sarà esitato nella prossima asta milanese di Forme Selezione Milano del 23 aprile con una stima di 12.000 – 16.000 euro