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Royal Oak. La nascita di una icona

Audemars Piguet è una delle manifatture più prestigiose dell’Alta Orologeria svizzera. La sua storia ha avuto inizio nel 1875 a Le Brassus, nella Vallée de Joux, grazie all’intraprendenza e allo spirito visionario di due amici, Jules Louis Audemars ed Edward Auguste Piguet: dopo 151 anni è uno dei pochi marchi storici dell’orologeria ancora di proprietà delle famiglie fondatrici.

Audemars Piguet da subito si inserì in un contesto locale all’epoca già fiorente (Jaeger-Le Coultre, Breguet, Blancpain) con orologi da tasca complicati, dotati di calendario perpetuo e ripetizione minuti. In controtendenza rispetto alla moda dell’epoca, fu verso la fine del XIX secolo che la Manifattura fece la scelta coraggiosa di dedicarsi alla realizzazione di orologi da polso, e presentò il suo primo modello con ripetizioni minuti nel 1891. Il successo dette modo all’azienda di espandersi con filiali a Berlino, Londra, Parigi, New York, e i loro movimenti divennero molto richiesti, anche nel settore della gioielleria, come ad esempio Tiffany New York.

L’affidabilità di Audemars Piguet ha fatto sì che l’azienda superasse la Grande Guerra, il crollo di Wall Street del 1929, la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale. All’inizio degli anni Settanta, con la crisi del quarzo, la Manifattura si trovò di nuovo a fronteggiare una difficile situazione finanziaria, che la indusse a una svolta dirompente facendo proprio lo spirito audace dei suoi fondatori, dalla quale uscì con un orologio rivoluzionario che non si era mai visto prima: il Royal Oak, la nascita di una icona.

L’intuizione arrivò all’allora amministratore delegato Georges Golay su sollecitazione degli agenti generali Carlo de Marchi in primis, Charles Bauty e Charles Dorot, i “tre moschettieri” della Suisse pour l’Industrie Horlogère SSIH (con la quale Audemars Piguet, nel 1969, aveva firmato un accordo per la distribuzione, pur mantenendo la sua completa indipendenza), che chiedevano un orologio in acciaio inossidabile che sollecitasse il mercato e fosse in sintonia con lo stile di vita contemporaneo. Era il 1970.
Fu allora che Golay chiamò, alle quattro del pomeriggio, il geniale designer di origine italiana Gerald Genta, chiedendogli per la mattina successiva lo schizzo di “un orologio in acciaio senza precedenti”. Genta disegnò un orologio rivoluzionario con il corpo in acciaio rifinito a mano, la lunetta ottagonale con otto viti esagonali, il quadrante guilloché con motivo “Tapisserie”, il bracciale integrato e una cassa di 39 mm di diametro che lo rendeva l’orologio più grande sul mercato: “È stata una cosa pazzesca”, raccontò Genta alcuni anni dopo, “personalmente non so con quale magia sia stato possibile creare una cosa del genere in una notte. È stato davvero incredibile!”.
L’ispirazione per la lunetta ottagonale venne a Genta dal ricordo del casco di un sommozzatore che aveva visto da bambino sul Pont de la Machine a Ginevra: “Ero rimasto molto colpito quando vidi gli otto bulloni e la guarnizione in gomma che fermavano la visiera (…). Ero tentato di inserire un movimento molto prestigioso all’interno di una custodia che ricordasse interamente il casco del sommozzatore”.

Il Royal Oak fu presentato ufficialmente sul mercato alla Fiera di Basilea del 1972, portando l’azienda all’apice del successo. Da allora resta l’orologio più ambito di Audemars Piguet, che ha continuato a sviluppare creando negli anni oltre 500 edizioni: incredibile che questo modello divenuto un’icona per i collezionisti, appartenga alla categoria degli orologi sportivi di lusso in acciaio, che nasce proprio con il Royal Oak. Il suo nome, forse suggerito da De Marchi, si dice rimandi alla flotta di otto navi da guerra della Royal Navy britannica, la HMS Royal Oak, che a sua volta faceva riferimento all’antica quercia nella cui cavità si mise in salvo Carlo II d’Inghilterra dopo la sconfitta nella Battaglia di Worcester contro Oliver Cromwell.

Il raro esemplare Royal Oak Quantieme Perpetuel Automatique, Ref. 25686PR, N. 20/25 in platino e oro rosa del 1997, facente parte di una serie limitata di 299 esemplari, di cui solo 25 in platino e oro rosa, prodotta dal 1990 al 1998, è stato esitato da Wannenes a 279.400 euro.