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Picasso. Osare sempre per essere liberi

Picasso ha divorato la pittura, la scultura, la ceramica e qualsiasi manifestazione d’arte che il ‘900 poteva offrirgli; ha prosciugato alla fonte tutti i segni, le forme e i colori che i secoli precedenti avevano pazientemente raccolto, fondando la cultura figurativa occidentale.
Picasso il cannibale, che sperimenta dal primo all’ultimo giorno della sua frenetica e stupefacente vita tutte le galassie della creatività umana, con una passione e una freschezza commoventi.
La forza vigorosa della giovinezza, come la nascita di una sorgente d’acqua, si è alimentata ossessivamente nelle infinite maturità dell’artista, per divenire nell’ultimo tratto della sua produzione una travolgente cascata di idee primigenie.

La modella di fronte all’artista (il confronto incessante tra maschile e femminile), è un tema ricorrente della tarda maturità di Picasso, legato al desiderio di vedere e toccare la vita. In questi lavori dalla forte espressività – siano su tela, su carta o altri supporti – Picasso affronta da un lato l’immagine di sé stesso come artista, dall’altro lo sviluppo del processo creativo come manifestazione di un’idea che diviene tangibile espressione di un afflato assoluto.
Nei due fogli a tecnica mista (uniti fronte/retro), esitati da Wannenes a 192.860 euro, entrambi firmati e datati 22 luglio 1972, provenienti dalla Galleria Marlborough di Roma e pubblicati nel monumentale catalogo generale di Christian Zevros, l’uso della china acquerellata è veloce e implacabile nel definire i volumi plastici tra le figure. Nello sguardo diretto del pittore verso lo spettatore si coglie la metafora recondita dell’arte come visione del vero che diviene verosimile: una libertà espressiva senza limiti che ha reso Picasso l’immortale gigante della modernità.