La Manifattura di Vienna, la seconda più antica d’Europa, fu fondata nel 1718 da Claudius Innocentius du Paquier, venendo incontro al desiderio della corte viennese di avviare una produzione propria di porcellane che contrastasse quella di importazione cinese. Grazie alle sue relazioni diplomatiche con tutta Europa, e al privilegio concessogli da Carlo VI, du Paquier accolse le maestranze che, fuggite da Meissen, portarono con sé le competenze tecniche e artistiche per la fabbricazione della porcellana dura, conservate gelosamente dalla manifattura sassone nella rocca di Albrechtsburg.
Se le prime produzioni guardavano ancora al gusto orientale e ai motivi di Meissen, col tempo la Manifattura di Vienna acquisì un proprio carattere plastico ispirato sia allo sfarzo del tardo barocco che al soave rococò francese. Ma dopo venticinque anni di attività, la fabbrica di du Paquier – che aveva impreziosito con le sue realizzazioni la corte e l’aristocrazia – si trovò fortemente indebitata, e nel 1744 fu rilevata da Maria Teresa d’Austria divenendo così Manifattura imperiale, fino alla sua chiusura nel 1864.
Appartiene a questa prestigiosa fabbrica di porcellane viennese il tête à tête da colazione esitato da Wannenes a 35.100 euro, databile tra il 1770 e il 1775, comprensivo di vassoio rettangolare, due tazze da caffè con sottopiatto, una caffettiera e una lattiera con coperchio e presa floreale, conservato nel suo cofanetto originale. Questo tête à tête è indicativo di una produzione ispirata ai modelli francesi di Vincennes-Sèvres, che probabilmente deriva dai cosiddetti ‘déjeuner tiroirs’: i serviti di Sèvres con vassoio rettangolare.
La sua tipologia decorativa rammenta il ‘fond caillouté’: un motivo utilizzato della manifattura francese dopo il 1755, e ispirato a una superficie ornata a sassolini o coralli (vermiculé), legato all’interesse scientifico dell’epoca e alla pubblicazione dei trattati di mineralogia.
Per la sua decorazione con vedute di navi in riserva su fondo blu e oro, per i manici della caffettiera e lattiera eseguiti a forma di tralci intrecciati e per il pomolo del coperchio a forma di fiore – squisitamente modellato – il servito potrebbe identificarsi con una committenza importante, forse ricordo di una battaglia navale con partecipazione austriaca. La concezione del servito è tra l’altro simile a quella del tête à tête eseguito intorno al 1770 per l’arciduchessa Maria Luisa di Asburgo-Lorena, oggi a Firenze al Museo delle Porcellane (C. Lehner-Jobst in R. Balleri, A. d’Agliano, C. Lehner-Jobst, Fragili Tesori, Firenze 2018, n. 115, pp.400-401).