L’attività di Gio Ponti è stata complessa e poliedrica, spaziando dalle ville ai grattaceli, dalle cattedrali alle navi, dalle riviste al design. Per Ponti l’architettura era una continua rilettura delle fonti che brillano come i lati di un cristallo: è pura, finita, chiusa, esclusiva, incontaminata e perpetua, come affermava Palladio, capace di sconfiggere la caducità del tempo. Una profonda affinità spirituale legava Gio Ponti al grande architetto veneto del Cinquecento, che egli considerava suo maestro d’elezione e modello di forme essenziali che rendono tangibile l’eterea sostanza delle idee e dei sogni.
Tra gli anni Venti e Trenta del XX secolo, dopo il turbinio delle Avanguardie Storiche, vi è stato in Italia un ritorno alle radici della cultura visiva, dal medioevo al rinascimento, dal barocco al neoclassicismo, dal gusto liberty all’inizio del razionalismo, promosso dallo stesso Ponti con la nascita nel 1928 della rivista “Domus”: uno spazio di confronto aperto alle varie ricerche che caratterizzavano la progettazione a livello internazionale nei decenni tra le due guerre mondiali.
La citazione di un elemento architettonico con Ponti diviene epifania di una perfezione delle proporzioni, che bisogna preservare con cura, per mantenere viva e contemporanea la millenaria storia che per proficue stratificazioni ha reso l’Italia memoria ininterrotta di infinite modernità. Una gamba, un elemento decorativo, composti con coltissimo eclettismo da Ponti, sono un esplicito e compiaciuto omaggio a una grande tradizione che si rinnova attraverso la sua smisurata fantasia.
L’architettura come il design devono collaborare per dare forma a un futuro non conservativo, ma capace di incantare, per “fare cose nuove in modo nuovo, facendole bene”. Qualsiasi opera d’arte per Gio Ponti non è frutto di regole a priori o di schemi, ma di un processo creativo e poetico che il tempo stesso completa ed affina.
Un superbo esempio di questi magici equilibri pontiani ci viene da un modello unico di consolle, realizzata nel 1933 dall’ebanista Giordano Chiesa per una committenza privata, in legno di frutto, radica di noce e ottone, esitata da Wannenes a 117.000 euro, dove Ponti con sensuale ma essenziale eleganza rende manifesta una bellezza moderna nella sua complessa classicità.