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Tomaso Buzzi, e l’arte sottile e antica del vetro

Forse non tutti sanno che il vaso più famoso di Venini, anzi, il ‘vaso Venini’ per antonomasia lo ha disegnato Tomaso Buzzi (30 settembre 1900 – 16 febbraio 1981). Si tratta di quel vaso con pancia ovoidale piuttosto contenuta e un po’ schiacciata, dal collo moderatamente allungato simile alla parte terminale di una bùccina, lo strumento a fiato usato dagli antichi romani, dal quale, molto probabilmente, trae ispirazione, senza disattendere vaghe reminiscenze formali dell’arte orientale e dell’arte vascolare etrusca, di cui Buzzi era un profondo conoscitore, così come lo era di tutta l’arte e l’architettura classiche.

Alla Venini, della quale è stato uno dei designer di punta e, per due anni, anche direttore artistico, fin dal 1932, quando vi ha fatto il proprio ingresso, Tomaso Buzzi ha introdotto una tecnica nuova nella lavorazione del vetro, che consiste nell’aver messo “a punto un inedito tessuto vitreo di sua concezione, che prevede la sovrapposizione di strati sottilissimi di vetro colorato inframmezzati da uno o due strati di lattimo, altrettanto sottile [… ] impreziosito dall’applicazione di foglia d’oro, ottenendo tonalità inedite ricche di intensità e di sfumature” (M. Barovier).

Tale procedimento, da allora in poi, è divenuto precipuo degli oggetti prodotti dal brand muranese – applicato anche a pezzi disegnati da altri artisti – poiché esaltante la sua vocazione all’eleganza, alla grazia e alla raffinatezza. È merito di questa nuova tecnica, se Buzzi nei pezzi per Venini è riuscito ad ottenere inediti cromatismi, ricchi di sfumature sensibili al variare della luce che hanno reso ciascuno di essi un oggetto unico, sebbene appartenente ad una produzione in serie limitata. Ma il suo contributo al successo della vetreria di Murano non si limita all’introduzione di questa tecnica ma ha investito anche e soprattutto l’invenzione formale. Come già detto, infatti, la profonda conoscenza che egli possedeva dell’arte classica antica e rinascimentale lo ha portato ad introdurre nell’arte del vetro forme plastiche ispirate a quelle culture artistiche, da lui rilette sempre in chiave personalissima e fantasiosa. E allora ecco buccheri, hydre, kylix, anfore, oikoi globulari, crateri, eccetera, assumere consistenza vetrosa e vestire delicate cromie con guizzi creativi eleganti e originali che ne hanno fatto degli autentici capolavori, molti dei quali sono stati esposti alla V Triennale di Milano (1933, dove hanno conseguito il Grand Prix) e l’anno precedente alla XVIII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia (uno di essi fu addirittura acquistato dall’allora re d’Italia Vittorio Emanuele III).

Nell’asta milanese del 23 aprile 2026 sarà esitata di Venini lampada a sospensione mod. 5235 del 1930 circa, in ottone nichelato, vetro lattimo e vetro pulegoso, con una stima di 3.500 – 4.000 euro).