John Singer Sargent con sublime e abbacinante talento interpreta la Belle Époque come espressione di una élite culturale, sociale ed economica che faceva del privilegio un’arte del saper vivere che diveniva piacere della conoscenza. Un tempo perduto di incontaminata perfezione che per l’artista americano, nato a Firenze nel 1856, prende avvio con il suo arrivo a Parigi nel maggio del 1874, quando diciottenne si immerge nella vivace vita culturale della Ville Lumiere.
Studia la grande arte parigina, le magnifiche antichità conservate al Museé du Louvre e la pittura piena di luce e gioia en plein air degli Impressionisti. Disinvolto e poliglotta, frequenta una cerchia cosmopolita di artisti, scrittori e mecenati che sostennero la sua pittura audace e venata di sensuale malinconia che esaltava l’arte del sublime come aristocratico rifugio ad una realtà politica, sociale ed economica che lentamente scivolava verso il baratro della Prima Guerra Mondiale, limite estremo di questa dorata età dell’oro.
Divisa in dieci sezioni tematiche che comprendono circa 100 opere tra dipinti, acquarelli e disegni, la mostra “Sargent and Paris” organizzata nel centenario della morte dell’artista a Londra, aperta fino a 3 agosto al Metropolitan Museum of Art di New York, poi dal 22 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 a Museé d’Orsay di Parigi, getterà una nuova luce su un periodo di trasformazione nella vita e nella carriera di uno dei più importati pittori americani tra XIX e XX secolo, inserendo l’opera di Sargent nel contesto di Parigi, la città che lo ha formato e ispirato. Seguendo la scansione delle opere che coprono quasi un decennio – dalla metà degli anni ‘70 alla metà degli anni ’80 dell’Ottocento – siamo testimoni della fulminea ascesa del talentuoso e audace artista americano nel vibrante dibattito artistico parigino, e di quanto questo soggiorno abbia plasmato indelebilmente uno stile tanto fascinoso e moderno quanto classicamente impeccabile sia dal punto di vista compositivo che cromatico.
Nella prima sezione “In the Studio” vengono presentati i precoci disegni e dipinti che Sargent realizzò nello studio del principale ritrattista francese Carolus-Duran, gli schizzi risalenti al periodo trascorso presso la l’École des Beaux-Arts (1874-1877) – la più prestigiosa scuola pubblica francese – dove si rivela il tuo innato talento, e le immagini spontanee dei suoi amici come il Ritratto di Fanny Watts del 1877
In un raro scorcio cittadino che ritrae la pace ombrosa dei “Luxembourg Gardens” del 1879, Sargent rende omaggio ai colori subitanei e atmosferici dell’impressionismo, dove la coppia che passeggia al tramonto pare avvolta da un’atmosfera oziosamente sospesa e struggente, che pare svanire come la luce del sole.
Nella seconda sezione “Beyond the Studio” si ammirano gli appunti di viaggio in forma di dipinti e acquarelli che un giovane Sargent coglie con vivace passione nelle sue estati da studente: la suadente costa francese, la calda e zenitale luce di Capri, soggetti inconsueti e originali che evidenziano il suo interesse per la pittura all’aperto dove le persone, l’architettura e i paesaggi marini sono i protagonisti a pari livello di un esprit di rinnovamento che si incarna nella luce vibrante degli impressionisti. I colori sono tersi e decisi, il tratto è sicuro e audace, i tagli prospettici assolutamente moderni. Il meglio della tradizione attraverso il suo approccio libero e originale diviene un emozionante work in progress alla ricerca di una cifra classicamente contemporanea.
John Singer Sargent è un viaggiatore colto e cosmopolita che vive appieno la cultura e l’arte dei luoghi che visita. La quarta sezione della mostra chiamata “The Lure of Travel” cattura il suo fascino per i luoghi che egli attraversa nel lungo viaggio in Spagna e Marocco nel 1879 – 1880. Dopo un pellegrinaggio artistico a Madrid per copiare i dipinti di Diego Velázquez al Museo del Prado, si diresse verso sud per dipingere e coltivare la sua passione per la musica e la danza del paese.
Dalla Spagna, Sargent si recò in Marocco e affittò una casa a Tangeri per due mesi. Lì iniziò uno dei sui capolavori giovanili ovvero l’incantevole “Fumée d’Ambre Gris” del 1880, che raffigura una donna che si profuma con l’incenso di ambra grigia, una preziosa sostanza cerosa aromatica derivata dai capodogli. Le straordinarie variazioni di bianco su bianco sono il punto essenziale di una pittura che si manifesta nella sua abbacinante e apparentemente semplice bellezza, capace di unire con superbo equilibrio talento e originalità. Il tutto è amplificato dalla resa meticolosa del bruciatore di incenso, dei tappeti a motivi geometrici e delle piastrelle sul pavimento.
Quando ritorna in Italia da pittore affermato nessuna città lo affascina come Venezia. Nei lunghi soggiorni in laguna nel 1880 e il 1882 le sue tele e acquarelli raccontano di una città appoggiata sull’acqua e travolta, dall’alba al tramonto dalla luce, che rende ancora più travolgente la bellezza sontuosamente decadente della Serenissima.
Nei primi anni ’80 dell’Ottocento, Sargent conciliava la sua passione per i viaggi con il lavoro in studio a Parigi. Determinato a costruire la sua carriera pubblica, realizzò dipinti sempre più ambiziosi per mostre a Parigi e all’estero. Cercava principalmente consensi al Salon parigino, dove un pubblico di centinaia di migliaia di persone gli offriva una notevole visibilità. Uno scrittore francese osservò, nel 1881, che i ritratti di Sargent avevano “il raro dono di attrarti quando ci passi accanto, di affascinarti e di interessarti”.
Mentre Sargent spingeva i confini, le sue opere audaci attirarono l’attenzione dei membri dell’opinione pubblica internazionale. I suoi modelli abbracciarono l’autopresentazione attraverso la ritrattistica, spesso per convalidare il proprio status sociale. Le straordinarie opere di “Fascinating Portraits” furono create durante un triennio altamente produttivo, dal 1879 al 1882. I primi mecenati di Sargent furono amici e conoscenti o membri della società artistica, tra cui il carismatico chirurgo Dr. Pozzi (1881). Nella mostra sono riuniti i tre magnifici ritratti della famiglia Pailleron: il drammaturgo Edouard Pailleron (1879), sua moglie Marie Buloz Pailleron (1879,) e i loro figli Edouard e Marie-Louise Pailleron (1880).
Spicca per l’audacia della posa e per l’uso sensualmente sensitivo del colore il “Ritratto dei dott. Pozzi” del 1881. Il carismatico Samuel Jean Pozzi (1846-1918) fu un esteta e collezionista, rinomato come illustre chirurgo e pioniere nel campo della ginecologia. Sargent sembra esserne rimasto affascinato, descrivendolo a Henry James come una “creatura molto brillante”. Il dottor Pozzi è ritratto da Sargent in modo informale ma estremamente audace: un elegante dandy a suo agio in una vivace vestaglia contro una lussuosa tenda di velluto. Il suo bel viso e le sue mani aggraziate sono esaltati dal colletto e dai polsini bianchi e impeccabili. Sebbene l’abito rosso di Pozzi possa richiamare l’abito cerimoniale della facoltà di medicina francese, evoca anche immagini di nobiltà clericale di antichi maestri. L’artista, tuttavia, sovvertì anche le convenzioni del ritratto celebrativo che tradizionalmente mostravano gli uomini nella sfera pubblica in abiti formali, creando un’opera di straordinaria ed intima sensualità.
John Singer Sargent pur essendo contemporaneo al suo tempo in è un’artista che rende continuo omaggio ai suoi modelli. In “Lady with Rose” del 1882 che ritrae Charlotte Louise Burckhardt – figlia ventenne di un mercante svizzero e della moglie americana, membri della cerchia cosmopolita dell’artista a Parigi – per la tavolozza monocromatica, lo spazio ridotto e l’enfasi sulla silhouette della figura è omaggio a Diego Velázquez (1599–1660), la cui opera era stata incoraggiata a studiare dal suo maestro Carolus-Duran.
Il ritratto dove la giovane donna porge con gesto dimesso una rosa è di una bellezza sfacciata ed era stato concepito per attrarre l’interesse dei mecenati. Al Salon di Parigi del 1882, fu elogiato a lungo per la sua eccelsa fattura. Celebrando l’abilità di Sargent, il romanziere americano Henry James, amico fraterno di Sargent, dichiarò che la sua opera “offre lo spettacolo leggermente ‘inquietante’ di un talento che, proprio alle soglie della sua carriera, non ha più nulla da imparare”.
Presentato nel Salon del 1883, “The Daughters of Edward Darley Boit” appare subito un quadro straordinario che rispettava le enormi aspettative di quello che era considerato il pittore più chiacchierato e famoso di Parigi. È un superbo omaggio a “Las Meninas” di Velázquez, che Sargent aveva copiato insieme ad altri nove dipinti del maestro spagnolo tra metà ottobre e la metà novembre 1879. Sargent dispone le quattro sorelle Boit nell’ingresso del loro appartamento parigino. Le ragazze sono fisicamente vicine l’una all’altra, ma sembrano isolate nella vasta composizione. La luce obliqua proveniente da sinistra proietta ombre profonde e luccica sulle superfici della stanza. I vasi blu e bianchi di grandi dimensioni, preziosi cimeli di famiglia, offrono un disarmante senso di proporzione rispetto all’ambiguo e ombroso interno. Come Velázquez la costruzione spaziale e compositiva, il chiaroscuro e la tecnica è solenne ed essenziale. Il pittore cristallizza quattro angoli e un vuoto abitato da bambini consapevoli della loro età felice e privilegiata.
Madame X realizzato da Sargent tra il 1883 e 1884, e protagonista dell’ottava sezione, è uno dei grandi quadri della Belle Époque. Ritrae Virginie Amélie Avegno Gautreau (1859–1915) una figura affascinante nella Parigi dei primi anni ’80 dell’Ottocento. Nata a New Orleans da genitori di origine francese, emigrò a Parigi da bambina e sposò un banchiere Pierre Gautreau nel 1879, facendo rapidamente carriera. Affascinato dal suo aspetto accattivante e sfuggente e intenzionato a creare un capolavoro per il Salon, Sargent la convinse a posare per lui senza commissione. La sua postura contorta e l’esagerato pallore della sua pelle suscitarono paragoni con la scultura, sia antica che contemporanea. Per alcuni, la sua flessuosa eleganza evocava Diana, dea romana della luna e della caccia. La Gautreau stessa amplificò questa mitologia indossando un diamante.
L’opera per la sua dirompente modernità suscitò uno scandalo così enorme da obbligare Sargent – dopo un decennio di inteso e proficuo lavoro – a trasferirsi precipitosamente a Londra così come Virginie Gautreau ad abbandonare per lungo tempo Parigi per la sua residenza di campagna. Ma Sargent restò consapevole della sua importanza che quando vendette l’opera al Met nel 1916, dichiarò che era “la cosa migliore che avesse mai fatto” e chiese che fosse intitolata Madame X.
I tratti irregolari, il naturale pallore, un’innata eleganza appaiono a Sargent come una sfida modernamente audace ai canoni del bello femminile che da secoli era legata ad un modello di florido e materno splendore. Ancora oggi l’aristocratica, fantastica e vanitosamente iconica Madame X è un paradigma di una bellezza femminile che pare abbandonare le rigide regole della forma e del galateo per essere modernamente libera ed emancipata. (LV)
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SARGENT AND PARIS
dal 27 aprile al 3 agosto 2025