di Luca Violo
Nel percorso artistico di Donatello maturo sono particolarmente significative le due porte bronzee della basilica di San Lorenzo a Firenze, parte della più ampia decorazione della Sagrestia Vecchia, unico complesso scultoreo ideato dall’artista rimasto integro, e ancora nella sua collocazione originaria, avviato alla fine degli anni Venti e conclusosi nei primi anni Quaranta del Quattrocento.
Donatello operò nello spazio architettonico concepito da Filippo Brunelleschi tra il 1421 e il 1428, ispirato alla Rotonda dell’Anastasis (o della Risurrezione), fatta erigere nel IV secolo da Costantino all’interno della basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, per custodire e onorare la tomba di Gesù.
Un progetto estremamente ambizioso voluto da Giovanni di Bicci (fondatore del Banco Mediceo e artefice della grande ascesa economica della famiglia) insieme ai figli Cosimo e Lorenzo, che con grande munificenza donarono alla loro parrocchia di San Lorenzo una nuova sagrestia, e al contempo si regalarono un fastoso mausoleo dove perpetuare la gloria della casata. Un privilegio e un impegno finanziario che solo le più potenti famiglie fiorentine potevano ambire, come appunto i Medici a San Lorenzo e gli Strozzi a Santa Trinita.
Donatello si unì al progetto del Brunelleschi su commissione dei Medici intorno ai primi anni Venti del Quattrocento, con il compito di realizzare gli ornati e gli arredi della Sagrestia. Le porte furono le ultime ad essere realizzate fra il 1440 e il 1442, certamente ultimate prima della sua partenza per Padova nel 1443.
Come voluto dai Medici le porte dovevano affiancare l’altare, concepito da Brunelleschi privo della pala e per una liturgia versus populum, ossia col celebrante rivolto all’esclusiva assemblea dei fedeli. Le porte bronzee divenivano perciò succedanee alla pala d’altare, con la funzione di polittici a rilievo, che Donatello ideò entro un’architettura fortemente aggettante in pietra serena, composta da colonne ioniche a sostengno di una trabeazione culminante con un timpano triangolare. Ciò spiegherebbe l’uso sontuoso che fece del bronzo, – privilegio assai raro nell’arte occidentale, riservato solo agli imperatori nell’antichità e ai papi nel Medioevo -, per delle porte che sì fungevano da polittici ai lati dell’altare, ma anche da accesso a un ambiente di servizio.
L’audacia dell’insieme contrastava con l’ideale spazio brunelleschiano che si reggeva su un perfetto equilibrio delle proporzioni. L’esuberanza plastica con la quale Donatello affrontò le porte della Sagrestia – sostenuto, fatto non secondario, dai Medici -, generò una frizione fra i due padri del Rinascimento, latente dall’inizio della loro collaborazione, che nonostante l’amicizia e la stima reciproca li portò ad un acceso scontro, come testimoniato da Antonio Manetti, biografo di Brunelleschi e suo ‘partigiano’.
Donatello lavorò alle porte con la tecnica della fusione a cera persa, che gli consentiva una grande libertà esecutiva, in un getto unico di metallo massiccio. Plasmò i battenti in venti riquadri incorniciati da fregi, e in ognuno, come a volersi fronteggiare, ritrasse una coppia di santi, le cui identità restano per la maggior parte incerte, poiché Donatello antepose la sua libertà creativa a una precisa iconografia dei soggetti.
Delle quaranta figure si riconoscono solo Stefano, Lorenzo e i fratelli Cosma e Damiano (protettori della famiglia Medici) nella Porta dei Martiri, cosiddetta per le palme del martirio che ogni santo reca in mano; e le figure del Battista, degli Evangelisti e dei Padri della Chiesa latina in quella degli Apostoli.
Qui Donatello costruisce un memorabile campionario di forme plastiche di variegata e bizzarra fantasia, in uno spazio atemporale dove l’unico obiettivo è cogliere l’essenza dell’espressione per giungere all’anima della materia. Una libertà così innovativa e rivoluzionaria, che neppure il Filarete, suo grande estimatore, all’epoca comprese.
Il 26 febbraio 2026, dopo un lungo restauro, la Porta dei Martiri e la Porta degli Apostoli sono tornate nella Sagrestia Vecchia della basilica di San Lorenzo, finalmente rimontate nella loro collocazione originaria. L’ultima loro apparizione risale al 2022, a manutenzione già avviata, eccezionalmente esposte in occasione della grande mostra monografica di Donatello a Palazzo Strozzi, curata da Francesco Caglioti, momento fondamentale per l’approfondimento degli studi dello scultore fiorentino.
Il restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure è proceduto in due fasi: la prima, iniziata nel 2019, ha interessato la Porta dei Martiri; la seconda, avviata nel 2024 grazie al sostegno di Friends of Florence attraverso il dono di Michael e Sandy Collins, quella della Porta degli Apostoli.
L’intervento conservativo condotto nel laboratorio del Settore Bronzi e Armi antiche diretto da Laura Speranza e Riccardo Gennaioli, è stato eseguito dai restauratori Stefania Agnoletti, Maria Baruffetti, Annalena Brini, Elisa Pucci e Giovanni Rotondi dell’Opificio, insieme a Nicola Salvioli e Saskia Giulietti,
Le indagini diagnostiche
Prima dell’avvio delle operazioni conservative e dopo la scansione 3D delle superfici, è stata condotta una approfondita campagna diagnostica realizzata dal Laboratorio Scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure. Le indagini hanno consentito di acquisire dati fondamentali sullo stato di conservazione delle opere e di definire metodologie di intervento altamente mirate e rispettose della materia originale. Inoltre la campagna diagnostica ha consentito di approfondire aspetti quali la tecnica di realizzazione.
Considerando il ricco apparato decorativo della Sagrestia Vecchia e la diffusa presenza di materiali eterogenei è possibile ipotizzare che Donatello abbia affidato la resa estetica delle porte alla sola lavorazione delle superfici, estremamente ricca e dettagliata. I quattro battenti hanno dimensioni simili con uno spessore di 4-5 centimetri. che aumenta nelle parti alte così da facilitare la rotazione. Ogni anta sembra essere stata fusa in un solo pezzo: non vi sono infatti agganci meccanici, neppure per il fissaggio dei grossi cardini. La qualità del getto, in entrambe le porte, è eccezionale. Donatello non trascurò la rintelatura dei getti: i fondi dei riquadri risultano essere particolarmente levigati, mentre le vesti e le capigliature dei santi presentano una finissima punzonatura per creare delicati giochi di chiaroscuro.
I battenti risultavano molto appiattiti nella straordinaria definizione superficiale a causa della presenza di ingenti quantità di materiali di deposito e sostanze oleo-cerose, prevalentemente brune, adesi in particolare nelle zone interne del modellato. Consistenti alterazioni di colore verde, conseguenti al degrado delle cere e alla presenza di prodotti di corrosione del bronzo, sono state riscontrate nella parte inferiore delle porte, dove il modellato, in prossimità della pavimentazione appariva appiattito da concrezioni molto spesse.
Il restauro
Dopo l’iniziale spolveratura è stato eseguito un lavaggio a vapore, coadiuvato dal passaggio di tamponi e pennelli, finalizzato ad eliminare i depositi e le sostanze cerose e/o oleose presenti sulle superfici da precedenti interventi di manutenzione. La pulitura è stata effettuata mediante l’azione di miscela di solventi diversi. Un’accurata rifinitura dei fronti dei battenti, implementata anche con l’utilizzo della sabbiatura criogenica (tecnica che utilizza piccoli pellet di ghiaccio proiettati sulla superficie tramite aria compressa) ha consentito di liberare la minuta lavorazione superficiale dei fregi e delle figure. La pulitura del retro delle porte è stata calibrata in modo da non eliminare i residui di antiche patinature e i lacerti delle terre di fusione in aree del tutto prive di lavorazione; le spesse concrezioni presenti nei bordi e nei profili delle ante sono state eliminate con vibro-incisori. Infine le opere sono state protette con cere micro-cristalline.