Giovanni Antonio Pellegrini nasce a Venezia nel 1675 e si forma in un ambiente artistico straordinariamente vivace, segnato dall’eredità del pieno Barocco veneziano. Allievo di Paolo Pagani, assimila fin da giovane un linguaggio pittorico dinamico e decorativo, che divenne il tratto distintivo della sua carriera.
Dotato di grande versatilità, Pellegrini è uno dei primi pittori veneziani a intraprendere un’intensa attività internazionale. Lavora in numerose corti europee, tra cui Inghilterra, Francia, Germania e Paesi Bassi, realizzando cicli decorativi, affreschi e grandi composizioni allegoriche per palazzi aristocratici e residenze reali. Questa dimensione cosmopolita contribuì in modo decisivo alla diffusione del gusto veneziano in Europa.
Rientrato più volte a Venezia, continua a ricevere importanti commissioni fino agli ultimi anni di vita. Muore nel 1741, lasciando un corpus di opere che rappresenta un passaggio fondamentale verso la piena affermazione del Rococò veneziano.
La produzione artistica di Giovanni Antonio Pellegrini è caratterizzata da una pittura luminosa, elegante e fortemente scenografica. Il suo stile unisce la tradizione barocca veneziana a una sensibilità più leggera e raffinata, anticipando il gusto rococò che troverà piena espressione nel Settecento.
Pellegrini eccelse nelle composizioni allegoriche e mitologiche, nei soggetti storici e religiosi, affrontati con grande libertà inventiva. La tavolozza è chiara e brillante, dominata da colori morbidi e sfumati, mentre la pennellata fluida contribuisce a creare un senso di movimento continuo e di ariosa luminosità.
Particolarmente apprezzata è la sua capacità decorativa, evidente nei grandi cicli pittorici destinati a soffitti e pareti, dove la narrazione si fonde con l’architettura. Questa qualità rese Pellegrini uno degli artisti più richiesti dalle corti europee e una figura chiave nella diffusione internazionale della pittura veneziana.
Ricondotto al catalogo di Giovanni Antonio Pellegrini da Fabrizio Magani, la Venere con fauno e amorini si deve giudicare una delle opere più felici e sensuali dell’artista veneziano, infatti, la simile versione a noi nota presenta una Venere più castigata e con i seni rigorosamente coperti da un vivace panneggio (cfr. Knox 1995, p. 240, n. P. 190; Londra, Christie’s il 10 luglio 1998, lotto 75; Bettagno 1998, pp. 134-135, n. 14).
Come sappiamo, la critica assegna la tela già Christie’s al periodo inglese, quando il pittore dopo aver realizzato gli affreschi di villa Giovanelli in collaborazione con Marco Ricci, sarà con lui impegnato a Londra nel 1709 per allestire le scenografie per il Queen’s Theatre di Haymarket. Fu proprio nella capitale britannica che Pellegrini concepirà creazioni in chiave sempre più spettacolare, proponendo un nuovo repertorio di tele e affreschi caratterizzati da un fare impetuoso e rapido di fondamentale apporto alla pittura moderna per brio e intelligenza.
Fu quindi di buon occhio l’ambasciatore britannico a Venezia, Charles Montagu, poi primo duca di Manchester, quando invitò il pittore a Londra, e a queste date, secondo il Magani, si deve collocare anche la tela in esame, il cui erotico tenore suggerisce una destinazione decisamente più riservata rispetto alla precedente redazione. Pertanto, la si dovrà immaginare quale amoroso ornamento appartenuto a uno dei non pochi estimatori dell’artista che, oltre al ricordato duca di Manchester, furono Charles Howard III Conte di Carlisle, Sir Andrew Fountaine, Henry Bentinck, il duca di Portland e il principe di Galles (cfr. G. Knox, Pellegrini in Inghilterra, in Bettagno 1998, pp. 39-61).
Il dipinto è corredato da una scheda critica di Fabrizio Magani.
Bibliografia di riferimento: Knox, Antonio Pellegrini (1675-1741), Oxford 1995, ad vocem; Pedrocco, Dipinti di pittori veneziani di figura tra Sei e Settecento, in Antichità Viva XII-XIII, 1997, pp. 57-66; Bettagno, Antonio Pellegrini. Il maestro veneto del rococò alle corti d’Europa, Venezia 1998, ad vocem; Ruggeri, Da Paolo Pagani ad Antonio Pellegrini, in L’impegno e la conoscenza. Studi di Storia dell’arte in onore di Egidio Martini, a cura di F. Pedrocco, Verona 2009, ad vocem

Lotto 231. Giovanni Antonio Pellegrini (Venezia, 1675 – 1741), Venere con fauno e amorini. Olio su tela, cm 77 x 63, Stima € 40.000 – 70.000