115 Views |  Like

Cavalier d’Arpino e un “Fuga in Egitto” di sofisticata eleganza manierista

Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, nacque ad Arpino nel 1568 e si formò artisticamente a Roma, dove si trasferì nel 1582. Qui lavorò sotto la guida di Cesare Nebbia e Girolamo Muziano nella decorazione delle Logge Vaticane e di altri ambienti del palazzo apostolico, affermandosi rapidamente per la sua abilità pittorica. Iscritto all’Accademia di San Luca già nel 1583, vi ricoprì il ruolo di principe nel 1599, 1615 e 1629.

Fu maestro di artisti destinati a rivoluzionare la pittura del Seicento, tra cui Guido Reni e Caravaggio. Ottenne prestigiose committenze papali e reali, operando a Roma, Napoli e in altre città italiane. Ebbe rapporti con le più alte cariche ecclesiastiche e politiche del tempo, ma nel 1607 subì una grave battuta d’arresto a seguito della confisca della sua collezione di dipinti da parte della Camera apostolica, in circostanze controverse. Tornato in attività, ricevette ulteriori onorificenze, tra cui il cavalierato di Cristo e la Croce di San Michele. Morì a Roma il 3 luglio 1640 e fu sepolto a San Giovanni in Laterano.

Cesari fu esponente di spicco del tardo manierismo romano, caratterizzato da eleganza formale, brillantezza cromatica e un virtuosismo tecnico che si esprime sia in grandi affreschi decorativi che in raffinati piccoli dipinti.

La sua opera riflette un gusto prezioso e sofisticato, con influenze di Raffaellino da Reggio e Francesco Vanni, e una predilezione per le soluzioni illusionistiche e luministiche, visibili ad esempio nei soffitti della cappella Olgiati e della loggia Orsini. Lavorò in importanti cantieri decorativi come San Luigi dei Francesi, Santa Prassede, San Giovanni in Laterano e la certosa di San Martino a Napoli.

Tra i suoi dipinti più noti si annoverano San Francesco confortato da un angelo, Perseo e Andromeda, San Michele combatte gli angeli ribelli, e Diana e Atteone. La sua bottega fu una delle più rinomate a Roma tra fine Cinquecento e inizio Seicento, rappresentando un punto di riferimento per il passaggio tra la cultura manierista e le nuove istanze barocche

Nella prossima asta genovese del 27 maggio 2026 di Dipinti Antichi e del XIX secolo sarà esitata una bella tela del 1595 circa di misure museali (cm 140 x180) raffigurante il “Riposo nella fuga in Egitto” (1595 circa) con una stima di 50.000 – 80.000 euro (lotto 172).

Il dipinto spicca per le notevoli dimensioni e una qualità avvalorata da uno stato conservativo eccellente e trova confronti con l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei Magi eseguite dall’artista alla metà degli anni Novanta nella cappella Aldobrandini in Santa Maria in Via a Roma. In queste due opere riscontriamo una comune sensibilità cromatica, le medesime fisionomie e una peculiare attenzione ai brani di natura morta.

La narrazione dell’episodio evangelico fu più volte affrontato dal Cesari, ricordiamo ad esempio la Fuga in Egitto del Museum of Fine Arts di Boston, un tempo della collezione Barberini (1597 circa, olio su rame, cm 43X32; Röttgen 2002, p. 286, cat. 71), oppure la variante al tema custodito alla Galleria Borghese (1595 circa, olio su tavola, cm 45X33; cfr. Röttgen 2002, p. 286, n. 56) in cui avvertiamo una simile interpretazione della natura che, grazie alle dimensioni, nel nostro caso si sviluppa assumendo un preponderante e quanto mai inusuale ruolo scenico.

Questa attenzione al paesaggio si spiega grazie ai documentati rapporti del Cavaliere con il fiammingo Paul Brill (Anversa, 1554 – Roma, 1626) che insieme al fratello Matthijs (Anversa, 1550 – Roma, 1583) è documentato a Roma dall’ottavo decennio sovvertendo l’interpretazione del genere paesistico (cfr. 2006, p. 233, cat. 41 e 41a, p. 245, cat. 58, p. 262, cat. 86, p. 312, cat. 185).

Nondimeno, il Cesari evoca anch’esso una natura dai colori preziosi, in cui le foglie degli alberi, l’acqua e il cielo richiamano la vitalità del creato, ma è importante ribadire che in nessuna altra opera l’autore ha dedicato un così ampio spazio al paesaggio e l’esito qualitativo ci spiega il dominio incontrastato da lui raggiungo alla fine del Cinquecento.

Provenienza: New York, Sotheby’s, 29 gennaio 2015, lotto 360 Collezione privata

Bibliografia: M. S. Bolzoni, The drawings of Cavalier Giuseppe Cesari d’Arpino: A Supplement, in Master Drawings, Vol. 61, Number 3, 2023, pp. 331-356; p. 335, fig. 12 Lotto 172. Cavalier d’Arpino, Riposo nella fuga in Egitto, 1595 circa, olio su tela, cm 140 x 180

 

Lotto 172 GIUSEPPE CESARI detto il CAVALIER D'ARPINO (Arpino, 1568 - Roma, 1640) Riposo nella fuga in Egitto (1595 circa) Olio su tela, cm 140X180 Stima € 50,000 - 80,000
Lotto 172 Giuseppe Cesri detto il Cavalier D’Arpino (Arpino, 1568 – Roma, 1640) Riposo nella fuga in Egitto (1595 circa) Olio su tela, cm 140X180 Stima € 50,000 – 80,000