563 Views |  Like

Arte & Mercati tra Up and Down

Apparentemente è una situazione ottima.  L’economia e i mercati finanziari degli Stati Uniti, che restano i driver di tutto il resto del mondo, vanno decisamente bene. L’S&P500, l’indice azionario che raccoglie le principali 500 aziende americane, ha superato per la prima volta nella sua storia 5.000 punti il 22 febbraio scorso e all’inizio di novembre navigava sui livelli record di oltre 5.800 dopo avere registrato una lunga serie di massimi assoluti. C’è chi comincia a vedere prossimo l’obiettivo di quota 6.000. Le aziende più coinvolte nel business dell’intelligenza artificiale hanno trainato tutto il mercato e soprattutto hanno fatto intravedere possibilità enormi per tutto il settore tecnologico negli anni a venire.

Il Pil regge bene

Ma non solo. La Federal Reserve, dopo avere rialzato i tassi di riferimento fino al 5,5%, ha cominciato a tagliare il costo del denaro, che, sempre all’inizio di novembre, si è collocato al 5%, con la previsione di un ulteriore taglio dell’1%. Inoltre, la crescita del Pil Usa per il 2024 dovrebbe attestarsi sul +2,8%, +0,2% rispetto alle stime di luglio: in pratica un dato ben lontano da quella recessione selvaggia che tutti si aspettavano con la crescita dei tassi degli ultimi due anni. Sostanzialmente stabile anche il tasso di disoccupazione, che è al 4,1%, con la creazione dall’inizio dell’amministrazione Biden di circa 15 milioni di nuovi posti di lavoro. Anche le dinamiche salariali sembrano oggi favorevoli ai lavoratori.

Se si esce dagli Stati Uniti, si scopre che anche la Cina, pur con una notevole quantità di problemi, resta con un Pil che su base annua nel 2024 sarà ampiamente sopra +5%: non a caso gli indici di borsa cinesi, dopo anni di sofferenza, hanno ricominciato a salire, anche sulla spinta di una serie di stimoli governativi. Per di più, la Repubblica Popolare è praticamente priva di inflazione e può tenere i tassi bassi per un bel po’ ancora. Quanto all’Europa è sicuramente più lenta, ma non è entrata in recessione, come tutti credevano, e ha visto il 5 giugno il primo taglio dei tassi, seguiti da altri due. La guerra in Ucraina è stata certamente molto negativa, ma alla fin fine è stata assorbita e, sul piano economico, rappresenta oggi una minaccia abbastanza limitata. Non a caso lo Stoxx 600, il più rappresentativo indice azionario continentale, in un anno ha guadagnato più del 19%, con l’Italia a sorpresa nel ruolo di leader con oltre +26,50%.

Ma nessuna euforia

In pratica, l’azione delle banche centrali che è diventata positiva, l’inflazione che è calata ovunque, sebbene non del tutto domata, e un’economia ampiamente positiva dovrebbero portare una palpabile contentezza tra la gente comune. Ma non è così. Un esempio molto concreto di questa strana situazione è rappresentato dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Normalmente con dati economici e di borsa di questo livello un presidente degli Usa viene rieletto a mani basse, ma per la Harris, che rappresenta la continuità, la corsa è stata in salita e un candidato come Trump, che cavalca tutte le spinte di protesta, ha avuto un consenso imprevedibile. Anche in Europa, con il forte avanzamento delle destre, esce allo scoperto uno scontento molto forte e una sfiducia generalizzata nei confronti di chi ha gestito finora il potere. In conclusione un caso unico in Occidente: c’è la crescita economica e le borse sono alle stelle, ma senza nessuna euforia da parte delle persone. Quasi nessuno si riconosce in questa serie di dati positivi e la gente comune è spesso fuori di sé dalla rabbia. E se si guardano altri dati non ha certo torto.

Numeri reali terrificanti negli Usa

Per esempio, in America l’all food inflation, cioè le dinamiche di costo del cibo cumulato nel periodo 2019-2023 era al +25% contro il 19% di inflazione totale cumulata. E chiaramente la crescita di un quarto del costo del cibo in quattro anni colpisce in maniera particolarmente dura gli americani più poveri: il 20% che guadagna meno (fino a 14 mila dollari di reddito annuale) spende in cibo il 25% del proprio reddito. Il 20% più ricco (da 244 mila dollari di reddito in su) spende il 3,5%. Dal 2014 al 2023 cumulativamente il cosiddetto fast-food inflation index è salito del 47%.

Un altro costo che è schizzato è l’istruzione: nel 2000 la retta media di un’università pubblica negli Usa era di 4.000 dollari all’anno, nel 2022 era salita a 9.600. Fra il 2001e il 2021 l’aumento annuo di questo indicatore è stato del 5% a fronte di un’inflazione al consumo di +1,7% all’anno. Il dato, però, include qualsiasi forma di educazione terziaria (inclusi corsi professionali offerti da community college). Se ci si limita alle lauree quadriennali, il costo medio cumulato delle rette dal 2018 al 2023 è passato da 45 mila dollari a 56 mila. Costi che salgono alle stelle se si entra in una delle maggiori università.

Ma la situazione più tragica, che mette veramente a repentaglio anche la vita della classe media, è il costo delle abitazioni. L’affitto medio negli Usa ad aprile 2024 sfiorava 2 mila dollari mensili (media nazionale): la crescita cumulata da inizio pandemia è stata del 31,4% e attualmente gli affitti sono la principale voce di crescita dell’inflazione. Ma la media nasconde differenze enormi: le città con più opportunità hanno prezzi molto più elevati. L’affitto mediano (non medio) di un bilocale era nell’aprile 2024 di 2.872 dollari a San Francisco, 3.564 a New York e 3.235 a Boston. Ad aprile 2024, la spesa mediana per il mutuo ha raggiunto il record storico a 2.894 dollari al mese, in rialzo di oltre il 14% in un anno.

Problemi anche in Europa

Non molto migliori sono i numeri reali dell’Europa: gli affitti continuano a crescere e la situazione è particolarmente drammatica, in relazione ai redditi, nel sud e nell’est del continente. Nel primo trimestre del 2024 l’affitto medio di immobili dalla singola stanza al trilocale era di 2.275 euro ad Amsterdam, di 1.700 euro a Milano e a Lisbona (!) e di 1.600 a Praga (!!). In termini reali gli stipendi sono calati dello 0,8% nel 2023 nell’Eurozona. Il trend di lungo periodo è terribile in Italia (+1% cumulato dal 1991 al 2022), ma non solo: il dato è similare anche per la Spagna, mentre in diverse nazioni del centro-nord Europa gli aumenti cumulati delle retribuzioni nel ventennio 2002-2022 sono stati nell’ambito della singola cifra. Il tutto tarato con dati di inflazione che spesso non catturano l’impatto sulle famiglie più povere: nel triennio 2020-2022 in media nell’Ue le bollette elettriche per i consumatori sono salite del 114%, mentre quelle del gas del 214%.

Che cosa succederà nel lusso e nell’arte?

Questa piccola serie di dati (potrebbero essercene ancora decine e decine) fotografa una situazione forse mai accaduta finora: un distacco totale tra la popolazione e la finanza e l’economia. E in questa situazione è molto difficile capire che cosa potrà succedere: negli Stati Uniti, nonostante questa serie di numeri terrificanti, i consumi tengono e tutto sommato anche in Europa. Ma che cosa accadrà ad alcuni consumi discrezionali di alto livello, come il lusso e l’arte? È molto complesso dare una risposta articolata: in teoria il mercato è ancora vivace, ma quale mercato?

Una prima risposta che appare abbastanza logica è che il lusso ai livelli più elevati e i mercati dell’arte più costosi potrebbero persino performare meglio, rispetto agli anni precedenti. La classe delle persone più ricche non  sembra avere particolari problemi, anzi è sicuramente beneficiata dal boom delle borse e soprattutto della tecnologia. Per la fascia media e medio-bassa dell’arte, il discorso è probabilmente molto più complesso: una famiglia che deve sborsare 56 mila dollari per mandare il figlio in una media università e che paga 3 mila dollari (ma quasi mai bastano) per un trilocale appena decente, forse non ha molta voglia di abbellire il proprio appartamento con un nuovo quadro. Certo, come sempre succede nei momenti più difficili, c’è chi acquista al meglio e riesce a trarre grandi vantaggi dalle difficoltà del mercato. Come diceva il capostipite della famiglia Rothschild: «È stato in fondo facile diventare ricco: ho sempre comprato quando tutti vendevano e ho sempre venduto quando tutti compravano».