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Vincenzo Migliaro il colore della verità

Vincenzo Migliaro fu un artista solitario e scontroso, acuto e sincero, caratteristico e vigoroso: e fu tra quelli che seppero glorificare, nelle sue personalissime mezze figure, la calda bellezza ammaliante delle popolane napoletane. Figura poliedrica ed emblematica tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima parte del XX secolo, nel 1875  (dopo aver appreso l’arte dell’intaglio e intarsio del cammeo ai corsi della Società Centrale Operaia Napoletana) s’iscrive all’Istituto di Belle Arti di Napoli e diventa allievo di Domenico Morelli.

Nel 1877 partecipa al concorso nazionale di tutte le Accademie di Belle Arti, indetto dal ministero della Pubblica Istruzione, classificandosi al secondo posto con una Testa di donna oggi a Napoli, Galleria dell’Accademia di Belle Arti, in deposito alla Pinacoteca di Capodimonte. Il premio gli consentirà di recarsi per un breve viaggio a Parigi, studiando le opere esposte al Louvre e frequentando Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini e Vincenzo Gemito. Da qui inizia la sua carriera di cantore della vita napoletana che lo rende celebre sia in Italia (è presente alla Biennale di Venezia dal 1901 al 1928) che all’estero (a Barcellona nel 1911 ottiene la medaglia d’argento). Mentre nelle opere giovanili la pittura di Migliaro si caratterizza per attento studio della grande pittura del passato, soprattutto della scuola napoletana seicentesca, nella maturità la sua produzione si caratterizza per un forte realismo, unito alla forza del colore e alla consistenza plastica. Molti dei suoi ritratti traducono in pittura le immagini poetiche di Salvatore Di Giacomo dove, l’universo femminile, dall’aggressiva e sfacciata bellezza delle popolane al pudore di giovani donne o alla miseria morale di altre, è indagato con forte realismo ma sempre con umanità e partecipazione.

Tra le opere più caratteristiche vi è sicuramente questa, L’attesa (già in raccolta Mele di Napoli), dove il pittore, che amava ritrarre i vicoli ed i bassi stretti e pittoreschi dove s’annida la variopinta miseria degli umili ma anche le piazze inondate dal sole caldo, trova una silente sintesi compositiva e cromatica che esalta la sua vivacità.