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Villa Panza. Da vivere e condividere.

di Anna Bernardini

Una collezione non è un semplice assembramento di opere; essa propone esperienze da vivere e condividere. Collezionare per me non significa solo possedere, è un modo d’essere, un’attitudine filosofica che riguarda la mia ricerca di pienezza che desidererei condividere
Giuseppe Panza di Biumo

Villa Panza, la cui origine risale al Seicento, è uno scrigno che raccoglie una fra le più importanti collezioni di arte contemporanea americana in Europa. Qui è rappresentata la trascrizione più completa del pensiero di Giuseppe Panza di Biumo, una sorta di autobiografia per immagini, una collezione straordinaria di opere d’arte che era suo desiderio rimanesse integra: per questo, nel 1996, insieme alla moglie Giovanna e ai loro cinque figli, decide di donare la Villa con la sua collezione al FAI, affinché restasse patrimonio per l’intera collettività. Il 2020 è stato un anno significativo: si è celebrato il decennale dalla scomparsa del collezionista (1923 – 2010), e il ventennale dall’apertura al pubblico della Villa. Giuseppe Panza di Biumo ha dato vita ad una collezione di oltre 2500 opere d’arte, distribuite lungo un arco temporale assai ampio, dagli anni Cinquanta del ‘900 fino ai primi anni del 2000. Un’impressionante raccolta di opere che hanno attraversato le correnti dell’Informale europeo, dell’Espressionismo Astratto e della Pop Art, quindi dell’arte Minimale, Concettuale e Ambientale, fino a comprendere diverse espressioni di arte Organica e Monocromatica. È evidente, in tutto il suo percorso focalizzato sull’arte americana e condiviso con la moglie Giovanna, che la stretta relazione tra il suo “occhio esplorativo” e il suo pensiero abbia fatto di lui uno tra i più importanti collezionisti del ‘900. Alla curiosità enciclopedica, alla visione amplissima e alla generosità appassionata, Panza ha unito un’altra dote speciale, la capacità di intraprendere: una caratteristica tipica dell’imprenditore lombardo, probabile frutto dell’ereditarietà “genetica” della famiglia di provenienza. Quando da giovane appena laureato in Giurisprudenza arriva in America, capisce che lì sta nascendo il futuro dell’arte.

Sono stati tutti questi fattori che gli hanno permesso di portare avanti da pioniere la sua opera di collezionista, esploratore, mecenate e fondatore, anche quando la sua scelta, il suo scopo, a partire dagli anni Cinquanta, di penetrare nella storia dell’arte contemporanea americana, era visto con incredulità, quasi una follia. Insieme alla moglie, compagna solidale di questa avventura, ogni anno trascorreva alcuni mesi negli Stati Uniti, a contatto con i collezionisti, i galleristi, i direttori dei musei, ma soprattutto con le personalità allora emergenti sulla scena artistica americana. Gli incontrava nei loro studi, allora semplici garage che davano sulla strada: pensiamo a Mark Rothko, Robert Rauschenberg, Sol LeWitt, Donald Judd, Dan Flavin, James Turrell. Dagli stessi, senza passare attraverso le gallerie che li rappresentavano, acquisiva con grande intuito le opere che man mano andavano arricchendo la sua collezione, opere allora troppo visionarie per essere comprese in Italia. Anche i suoi interessi, come emerge in modo chiaro dalla morfologia della collezione, hanno spaziato dalle arti figurative alla letteratura, dalla filosofia alle scienze, con un approccio metodologico che contrassegnò in maniera totalizzante la sua vita e i suoi studi, rompendo i legami con la tradizione conservatrice, con una forte tensione anticonvenzionale e libertaria. Villa Panza è stata il suo cuore pulsante ed insieme una sorta di laboratorio, di fucina per sperimentare nuovi criteri estetici e museografici, e il luogo dove ha concepito il complesso allestimento della propria collezione d’arte, che per intuizione e originalità risulta ad oggi un unicum nel panorama internazionale.

Qui Panza ha realizzato, con la sua visione, un connubio perfetto quanto ad equilibrio ed armonia, tra architettura e natura, tra gli ambienti interni ed esterni, tra gli arredi storici e le opere d’arte contemporanea, anche con la complicità degli artisti che hanno progettato dei memorabili interventi site specific a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, pensati appositamente per gli ambienti della casa, rendendola così celebre nel mondo. L’esigenza che avvertita di stabilire un rapporto di osmotica reciprocità tra l’opera e lo spazio, che emerge con forza nelle sue relazioni, tra gli altri con Robert Irwin, James Turrell, Maria Nordman e Dan Flavin, è stato un elemento centrale nel paradigma espositivo, portato avanti in maniera sistematica nel suo percorso e nella perfetta definizione di ogni elemento che compone il display della Villa, in funzione principalmente dell’aspetto spirituale e filosofico. Il museo oggi presenta 200 opere d’arte contemporanea, in un dialogo stretto e assoluto con gli spazi, gli arredi storici e la collezione d’arte primitiva africana e precolombiana. Il colore e la luce, la relazione dell’opera d’arte con gli ambienti interni ed esterni della Villa, e la relazione tra l’architettura e la natura, sono i cardini sui quali è stato costruito il progetto di allestimento in epoche e linguaggi differenti. In questi venti anni il FAI, accogliendo la donazione, si è impegnato in un’attività sistematica di conservazione della Villa, delle opere d’arte e dei giardini.

Ed è proprio partendo dall’identità della Villa e dai suoi caratteri fondanti, che dal 2011 ho pensato ad un percorso coerente di attività espositive, che raccogliendo l’eredità del mecenate milanese, ha proseguito nella direzione da lui tracciata e che ha permesso, grazie alle mostre realizzate, e ai nuovi lavori creati in queste occasioni per gli ambienti della Villa e del giardino, l’acquisizione di dieci importanti installazioni che oggi arricchiscono la collezione originaria. Panza di Biumo muore a poco meno di un mese dall’apertura della personale dedicata a Christiane Löhr, artista tedesca che egli aveva accolto nella sua collezione nel 2003, e che da allora aveva sempre sostenuto. La mostra Dividere il Vuoto, ideata appositamente per le Scuderie del museo e giocata su una calibrata successione di sculture, disegni e installazioni, è quindi l’ultimo progetto seguito con Giuseppe Panza di Biumo in prima persona. La Löhr ha sperimentato da subito un rapporto diretto e simbiotico con la natura. Le sue installazioni si compongono in prevalenza di materiali organici, sono microcosmi fragili, che tuttavia trasmettono una solidità rassicurante. Forme primarie, costruzioni immaginarie e strutturate, che possono richiamare elementi dell’architettura orientale. Penso si comprenda con chiarezza anche la scelta, nel 2013, di dedicare un’esposizione a Robert Irwin e James Turrell, due tra i più celebri interpreti dell’arte ambientale californiana, frequentatori assidui di Villa Panza fin dai primi anni Settanta. Luce, percezione e spazio sono stati i materiali della loro sperimentazione: Irwin ha indagato soprattutto la natura della percezione visiva; Turrell ha condotto un lavoro ossessivo sulla luce pura. Tra il 1973 e il 1976, Panza aveva commissionato loro i primi interventi plastici nella Villa, che hanno segnato un solco nella relazione tra la dimensione architettonica e ambientale e la creazione di nuove esperienze visive.

 

La mostra Aisthesis – All’origine delle sensazioni, in collaborazione con il Guggenheim di New York, il Lacma e il Getty Research di Los Angeles, è stata l’occasione per scandagliare il rapporto di amicizia e collaborazione dei due artisti con il collezionista e, allo stesso tempo, per ricondurre i due maestri nel luogo speciale dove entrambi avevano avviato le proprie ricerche. L’opera Varese Scrim 2013 pensata da Robert Irwin dopo 40 anni per Villa Panza, dialoga col precedente progetto in chiave più minimalista. Nel 2015, il museo ha ospitato una retrospettiva su Meg Webster, nata nel 1944 a San Francisco, presente nella collezione originaria fin dal 1988. Interessata ai linguaggi della Land Art (è stata assistente di Michael Heizer) e all’eredità minimalista, da sempre fortemente sensibile alle tematiche ecologiste, realizza principalmente sculture e installazioni, in sottile equilibrio tra rigore geometrico e imprevedibilità della natura, tra ambiente naturale e artificiale, come Cone of Water, opera site specific per il cortile d’onore della Villa. Sean Scully, nato nel 1945, uno dei maggiori rappresentanti della scena artistica contemporanea, maestro della luce e del colore, è stato il protagonista della mostra temporanea organizzata nel 2019. L’opera Looking Outward, che l’artista ha donato al FAI, come è stato per altri artisti ospitati in Villa, ha trasformato la Serra del giardino in un caleidoscopio di cromie. Il complesso e stratificato processo di valorizzazione del museo in questi anni, ha voluto coinvolgere grandi maestri internazionali, dando vita ad articolati progetti di ricerca e narrazione. Grazie alla voce e alla poesia di questi artisti, sono stati così sperimentati dialoghi profondi, a volte inaspettati, non senza suggestivi cortocircuiti con la collezione permanente e gli ambienti della Villa.

Oggi si può tornare a vedere da dove è partita l’avventura di Villa Panza. Dopo anni di fughe all’esterno, in cui si è sfidato il disegno originario tracciato dal collezionista, sono state attivate domande e interrogativi in linea con quello che è anche la funzione dell’arte contemporanea, e con quanto per primo Giuseppe Panza di Biumo ha voluto indicarci attraverso la sua appassionante e indimenticabile avventura.