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Una argentea Fenice imperiale

Carlo VI, Sacro Romano Imperatore dal 1711 al 1740 (e sarà il padre della celebrata Maria Teresa), regna in Sicilia dal 1720 al 1734 col nome di Carlo III, dando un forte impulso al rinnovamento della monetazione siciliana e tentando di allineare i valori di monete estere e locali.

Nel 1732 viene così avviata una nuova monetazione che comprende anche once d’oro e d’argento, raffiguranti una fenice sulle fiamme rivolta verso il sole.

Alludendosi colla Fenice che l’Oncia, rimasta per tanto tempo moneta ideale, risorgeva dalle sue stesse ceneri, come è stato scritto di questo favoloso uccello”: così si spiega il motivo di questa scelta iconografica da Gabriele Lancillotto Castelli, principe di Torremuzza e marchese di Motta d’Affermo, studioso di numismatica, antiquario e direttore della Zecca di Palermo.

La Fenice, essere mitologico capace di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte (per questo associata alla resurrezione di Cristo) nel caso delle monete coniate in Sicilia fu certo scelta come emblema della rinata e potente aquila imperiale, ma anche per sottolineare l’importanza del progetto politico legato alle nuove emissioni di monete, che costituivano il corrispettivo dell’antica oncia di conto, pari a 30 tarì d’oro. Si spiega così anche la legenda impressa sulle monete d’argento che recita: “dall’oro risorge argentea”.

Zecche Italiane. Regno di Sicilia. Ferdinando III di Borbone. 30 Tari d’argento, 1793 Aggiudicato a € 2.400