231 Views |  Like

Adolfo Wildt, la scultura e l’emozione di essere contemporanei

L’arte del XX secolo è stato il crogiuolo di disparate quanto emozionanti esperienze di ricerca. Dalle Avanguardie che avevano spezzato l’obbligo della verosimiglianza prospettica rinascimentale, a movimenti figurativi che sentono il violento calore della modernità, fino alla negazione del reale per una rappresentazione astratta che previlegia l’equilibrio musicale tra forma e colore.

Forze centripete e centrifughe che hanno generato una continua e vitale tensione che forse è il comune denominatore di cento anni vissuti con inusitata intensità.

Adolfo Wildt con la “Vergine” del 1925 – 1930 e la “Vittoria”, databile agli anni Venti, dimostra che la scultura anche nel secolo della modernità può essere ancora un linguaggio capace di rendere tangibili le emozioni profonde dell’uomo.

Compiuta nel 1924, la “Vergine” fu presentata nel 1925 alla Terza Biennale di Roma e qualche mese dopo all’Esposizione Internazionale d’Arti Decorative di Parigi dove, per la grazia del soggetto, inusitata per Wildt, l’opera ebbe grande fortuna di pubblico e di critica.

In quest’opera dalla sapientissima patinatura in marmo di Carrara su lastra di marmo giallo di Siena proveniente dalla prestigiosa collezione di Giovanni Ulrico Hoepli (1847-1935), si coglie appieno il virtuosismo di Wildt, nella precisione dell’intaglio, nella ricchezza del segno, nella levigatura tanto estrema dal rendere il marmo diafano e riflettente.

Adolfo Wildt (1868 – 1931), La Vergine, 1925-1930, marmo, cm 35,3 x 28,4 x 12 Aggiudicato a € 112.600

 

Adolfo Wildt (1868 – 1931). La Vittoria, anni ’20. Bronzo a patina verde. Aggiudicato a € 106.350