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MAXXI. Il potere dell’arte e della bellezza

di Giovanna Melandri

Fin dal suo avvento, un magnete di creatività contemporanea nella Roma palcoscenico della classicità e del barocco, nello spazio urbano riplasmato dal genio di Zaha Hadid, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo si è immaginato e ha operato con una missione: suscitare e curare una rete di sinergie nel poliedrico universo delle arti del XXI secolo. Come fondazione privata a controllo e vocazione pubblica, in tempi di parsimonia dei fondi e di incertezza per le sorti delle politiche rivolte alla cultura, direi sia stata una scelta lungimirante per un museo nazionale che ha le antenne ben sintonizzate sui fermenti emergenti alle diverse latitudini. Poche cifre bastano a spiegare le ragioni del nostro orgoglio per il cammino fatto. Nel 2018 i visitatori sono aumentati più dell’11 per cento rispetto all’anno precedente (il totale è di oltre 200.000) e nel 2019 la tendenza si va consolidando. La collezione, identità e spirito del MAXXI, è motivo (sempre cangiante) di richiamo e si è impreziosita di 70 nuove opere. Lievitano per numero e qualità le attività di educazione, formazione e ricerca che forgiano il pubblico del futuro e ci mettono in relazione con la scuola, l’università, le accademie e le associazioni più diverse. E la nostra community sfiora adesso i seicentomila contatti.

Potrei continuare con altri esempi. Ma dialogando con i lettori di Wannenes Art Magazine – prima di citare alcuni degli appuntamenti clou del programma 2019, da aprile in avanti – mi preme condividere la visione con cui il MAXXI si muove nel concerto di talenti, competenze e passioni che l’arte contemporanea accende nonostante tutto, nonostante venga ancora dipinta sovente come un campo di interessi e linguaggi chiuso, quasi un recinto isolato. Non è così, sebbene esistano contraddizioni di vario genere (legislative, normative, produttive, comunicative) da affrontare collegialmente. Ecco il punto a mio avviso essenziale: istituzioni e fondazioni, galleristi e collezionisti, curatori e critici, giornalisti e mecenati devono insieme riflettere, saper confrontare esperienze e opinioni, indicare percorsi comuni, trovare proposte assonanti. Con una duplice ispirazione di fondo: garantire agli artisti la libertà espressiva piena, la circolazione delle loro idee, in una società così saturata dalla voracità delle immagini e dei testi sui social; e formare una platea più grande di innamorati della bellezza e della creatività, nelle forme stimolanti di questo inizio di millennio, così fertile e caotico, gravido di speranze e di drammi globali.
È un percorso che va fatto insieme e che non può prescindere da un forte investimento pubblico che metta la cultura al centro delle politiche di sviluppo e crescita, affiancato dal prezioso apporto di risorse private. È quello che stiamo facendo al MAXXI, dove abbiamo sviluppato e condiviso progetti con Enel – primo socio privato della Fondazione MAXXI – Alcantara, Bulgari, Gucci, BMW Italia, Groupama Assicurazioni, solo per citarne alcuni. Un vero e proprio laboratorio di futuro nel quale investono idee e risorse tanti partner prestigiosi.

Stiamo inoltre costruendo, con l’impegno di tanti appassionati, una realtà insostituibile come gli Amici del MAXXI, i donors privati del museo: non una mailing list di ospiti ma una comunità che incide nella vita del museo e contribuisce ad arricchire la collezione (ultimo traguardo, l’acquisizione grazie al loro generoso sostegno dell’opera Porta addormita di Enzo Cucchi, cui dedicheremo un focus a settembre). E con Americans Friends of MAXXI abbiamo varcato l’Atlantico: c’è una compagine di collezionisti e amatori che promuove negli Stati Uniti il polo contemporaneo di Roma come un luogo attrattivo per artisti, studiosi e visitatori cosmopoliti.

Con tale consapevolezza, diamo uno sguardo sintetico alle principali mostre in calendario dalla primavera a fine 2019.
Un segno distintivo che balza agli occhi è nel timbro femminile che quest’anno porta in dote al MAXXI. All’inizio di aprile sono state inaugurate la personale dedicata a Paola Pivi, World record, con opere storiche e recenti, sculture e installazioni, dell’artista premiata con il Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel ’99; e il focus Elisabetta Catalano. Tra immagine e performance, con artisti magistralmente colti dalla celebre ritrattista. Poi, il 19 giugno, nel centenario della nascita, tra i “libri cuciti” e i telai, irrompe una personalità originalissima: Maria Lai con la mostra Tenendo per mano il sole. Pivi, Catalano, Lai: tre grandi voci feconde, tre donne di raro estro.

Sempre in aprile, ci sono stati due vernissage di spicco: Paolo Di Paolo. Mondo perduto, per esplorare l’archivio mai visto del fotografo che ha raccontato, per il settimanale Il Mondo di Pannunzio, i protagonisti dell’arte, del cinema, della moda e della letteratura nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta; e At Home / A casa: le forme dell’abitare scandagliate attraverso il patrimonio delle collezioni del MAXXI. Mentre dall’11 maggio segnalo Terre in Movimento, le ricchezze e le ferite del paesaggio delle Marche nel post terremoto, negli scatti di Olivo Barbieri, Paola De Pietri e Petra Noordkamp.

Linguaggi, tendenze, ricerca si dipanano poi con tre appuntamenti cerchiati in rosso, che trasmettono con forza la dimensione internazionale del nostro museo. Il 22 maggio spalancherà le sue gallerie ai capolavori dell’Institut Valencià d’Art Modern per la mostra Al norte de la tormenta. Da Robert Raushenberg a Antoni Tàpies, da Bruce Nauman a Juan Muñoz (nel 2020 saranno opere del MAXXI ad essere ospitate all’IVAM). Dall’ultima creazione di Alighiero Boetti prenderà le mosse in autunno (dall’11 ottobre) un’altra collettiva dal forte impatto visivo e intellettuale: O della materia spirituale dell’arte, con artisti quali Elisabetta Di Maggio, Yoko Ono, Remo Salvadori, Sean Scully. E il 7 novembre la grande retrospettiva Gio Ponti. Amare l’architettura. Oggetti di uso quotidiano o soluzioni per gli spazi della casa moderna, il grattacielo Pirelli o la cattedrale di Taranto: a quarant’anni dalla sua scomparsa indaghiamo l’eclettica elaborazione e produzione di una figura indelebile nell’affresco della cultura italiana.

Dunque visioni femminili, grandi creativi italiani, capolavori internazionali: in un tempo così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo, il programma del MAXXI 2019 vuole sottolineare il potere dell’arte e della bellezza. “Be beautiful, facing the ugly!”, come ama sottolineare il nostro Direttore artistico, Hou Hanru. Vi aspettiamo