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ENIGMA EUROPA

ARTE & FINANZA di Alessandro Secciani

Il 2019 secondo le aspettative di tutti gli analisti finanziari, doveva essere un anno terribile per le borse: non a caso le ultime settimane del 2018 si sono concluse con perdite abbastanza disastrose su tutte le asset class del pianeta. E, come spesso succede sulle piazze finanziarie, il 2019 ha sorpreso tutti: nel primo trimestre dell’anno la maggior parte dei mercati sviluppati si è mossa con rivalutazioni intorno al 10%, chi più, chi meno. Persino l’Europa, una delle grandi aree economiche più in difficoltà, ha messo a segno un buon rerating, sia pure di dimensioni leggermente inferiori rispetto a Stati Uniti, Cina ed emergenti.
E sicuramente la crescita inaspettata e improvvisa delle borse è una buona notizia anche per il mercato dell’arte. Una ventata di ottimismo incide regolarmente in termini positivi anche sulle aste e sulle compravendite di opere d’arte in generale.
Ma possiamo contare sul fatto che tutti i problemi siano passati? E soprattutto in Europa, che non è sicuramente un mercato secondario per l’arte, si può già gridare allo scampato pericolo? A nostro parere no. Qualche problema in realtà è rimasto aperto in tutto il mondo, ma certamente il Vecchio continente ne ha qualcuno più degli altri. Vediamo i principali.

Elezioni europee. A maggio si rinnova il Parlamento europeo: solitamente è una consultazione che non ha un grande valore, se non come mega-test sull’orientamento politico nei vari paesi. Ma quest’anno la situazione è molto diversa: il tradizionale dominio dei due grandi gruppi, Ppe e Pse (rispettivamente conservatori e centro-sinistra) rischia di saltare per l’arrivo dei gruppi sovranisti, che stanno crescendo in quasi tutti i paesi dell’Unione. Secondo i sondaggi, riuscire a fare nascere la Commissione europea non sarà per nulla facile. E in un’Europa già profondamente spaccata, aggiungere una totale paralisi delle istituzioni può essere un danno enorme, che renderà molto difficile la vita alle diverse economie.

Tassi e cambio alla Bce. Finora il costo del denaro in Europa è stato a zero, con la Bce che da diversi anni ha azzerato gli interessi e ha promesso che per tutto il 2019 non ci sarà alcun ritocco verso l’alto. Ma a novembre Mario Draghi finirà il suo mandato e a sostituirlo probabilmente verrà un esponente di quelle economie del Nord Europa che ritengono che la politica dei tassi a zero aiuti solo il Sud Europa e i paesi più in difficoltà come l’Italia. In pratica è possibile che anche l’Eurozona si metta a fare salire pesantemente il costo del denaro e si spacchi ulteriormente su questo tema. E ciò non farà sicuramente bene ai mercati, che già sono sufficientemente fragili.

Italia. Il caso Italia, specie se ci sarà una Commissione in cui i sovranisti avranno un forte potere e se ci sarà una Bce poco amica, rischia di esplodere pesantemente in autunno. L’ultima legge di bilancio è passata per il rotto della cuffia e con una serie di garanzie di ferro da parte della Commissione. Inoltre le prospettive di crescita del nostro paese allora erano ancora, se non spettacolari, almeno decenti. Adesso si parla di recessione conclamata e di necessità di tagliare pesantemente le spese e aumentare le entrate. L’attuale governo non si sta muovendo certamente con questa logica. In autunno uno scontro frontale con l’Europa, che potrebbe fare davvero male a tutti, è molto probabile.

Brexit. Al momento l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue è ancora un’incognita enorme. Il governo di Londra sembra in totale confusione mentale, ma non è che dalla Commissione sia arrivata una politica illuminante. Un’exit selvaggia dall’Europa non renderebbe felici i mercati, compreso quello dell’arte che ha in Londra una delle città di riferimento.

Conclusione. Oltre ai problemi citati ce ne sono diversi altri non da poco: la guerra commerciale che gli Stati Uniti hanno dichiarato a mezzo mondo potrebbe spostarsi anche all’Europa e alla Germania in particolare, le migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente rischiano di destabilizzare una struttura politica ed economica già poco brillante, il sistema bancario è ancora molto fragile, nonostante le iniezioni di liquidità, il ciclo economico positivo si sta spegnendo a poco a poco e ancora molto altro.
In queste condizioni, anche se nella prima parte dell’anno i mercati hanno dimostrato un insperato ottimismo, forse non c’è da aspettarsi grandi crescite e sarà già tanto se nei prossimi mesi non arriveranno pessime notizie dal Vecchio continente.
E tutto ciò non farà bene proprio a nessuno, a cominciare dall’arte che ha bisogno per espandersi di situazioni di stabilità e, meglio ancora, di sviluppo.