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MASACCIO. LA CROCIFISSIONE

Ospite del Diocesano la struggente Crocifissione di Masaccio del 1426, in origine cuspide del polittico per la cappella di ser Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa, smembrato alla fine del XVI secolo e in parte disperso. È tra le opere più simboliche della passione di Cristo e più espressiva del dolore umano legato alla morte, che Masaccio rende nel corpo abbandonato e provato dalla sofferenza di Gesù, nella postura delle mani della Madonna e san Giovanni, nell’espressione dei loro volti, ma soprattutto, nelle braccia alzate di Maria Maddalena, inginocchiata di schiena ai piedi della croce in un gesto di estrema disperazione. Masaccio attraversa la storia dell’arte come una folgore. Dall’inizio della sua attività nel 1422 alla morte improvvisa nel 1428, a soli 27 anni, rivoluziona appieno la pittura, come Brunelleschi l’architettura e Donatello la scultura, e insieme danno vita a un nuovo linguaggio: il Rinascimento.