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REFIK ANADOL&NFT Il sogno diventa realtà virtuale

CARNET DE VOYAGE/Roberta Olcese

“Non sono un ingegnere ma sono ispirato dalla scienza, dalla natura e dall’arte”. Refik Anadol, artista turco di 36 anni è uno dei protagonisti della Media Art, trend imprescindibile negli anni del lockdown. Recentemente un suo Nft ha superato i 2 milioni di dollari in asta a Hong Kong, il risultato lo ha consacrato artistar nel suo campo. Gli Nft, i “No FungibleToken”, sono i certificati che attestano la proprietà di un’opera d’arte che è registrata su blockchain, un database digitale. Per acquistarla serve un wallet, un profilo. “I miei collezionisti tre anni fa hanno scelto di comprare su wallet, mi sono adeguato”. Spiega l’artista per motivare la sua entrata nel mercato crypto nonostante da tredici anni indaghi, studi e produca in questa realtà che fa parte della vita del terzo millennio e senza accorgercene ci ha avviluppato dentro. “Mi considero un pioniere di nuove idee, la mia arte è fresca” dichiara il lungimirante Anadol che da Instambul città a metà tra Occidente e Oriente, si sposta nove anni fa a Los Angeles per studiare media art alla UCLA, il suo obiettivo è andare oltre ciò che è visibile dal punto di vista architettonico e trasformare i numeri in sculture 3D. Tutto pare possibile nell’era del digitale. L’elemento nuovo di questa corrente è che l’arte diventa palesemente immersiva e multisensoriale e permette di ottenere una percezione più dinamica dello spazio. È calato il muro che separa lo spettatore dall’opera che sia un quadro, una scultura e perfino una performance. Le metamorfosi di Refik sono proiettate su tutte le pareti dello spazio espositivo, in alcuni casi pavimento e soffitto sono specchi e amplificano l’effetto esplosivo della materia che si scioglie, si deforma e cambia colore. La maison del lusso Bulgari per celebrare la propria icona del serpente, ha incaricato Refik di creare attraverso l’algoritmo un’esperienza multisensoriale per gli spettatori. Il giovane artista turco ha realizzato “Metamorfosi”, una sequenza di immagini prese dalla natura, che cambiano forma e colore, corrono rapidamente sulle pareti, si trasformano in fiori artificiali e tutte insieme si muovono sugli schermi come un serpente, la musica e le essenze nell’aria sono opera dell’algoritmo. La rivoluzione che ha incontrato l’interesse del pubblico nasce dentro a un computer e passa attraverso l’intelligenza artificiale, un algoritmo matematico in evoluzione.  Anadol si è definitivamente trasferito a Los Angeles, ha creato uno studio di 14 persone di dieci paesi diversi tra tecnici ingegneri e artisti che modificano ogni 3/6 mesi l’algoritmo che governa i suoi file. Rinnovarsi senza perdere la propria cifra di riconoscimento è fondamentale in questo sistema. Il format di base che definisce la sua poetica è sempre lo stesso: la macchina riceve milioni di immagini individuate da Refik, prese dalla natura e dal mondo dell’arte, l’algoritmo le modifica e realizza forme nuove molto fluide di carattere tridimensionale, delle vere sculture pronte a scorrere rapidissime sugli schermi a parete, un ritratto di Lorenzo il Magnifico si destruttura, si dissolve e diventa tranquillamente un’opera nuova, anche una Natività. Anadol ha una passione per il Rinascimento Italiano e in epoca di lockdown ha realizzato
 “Renaissance
 Dreams”
, un lavoro ciclopico site specific per il Meet di Milano, il nuovo Centro 
internazionale
 per 
l’Arte 
e 
la 
Cultura 
Digital. Per realizzarla sono stati usati un milione di immagini e testi prodotti tra il 1300 e il 1600 in Italia. L’opera è composta da quattro capitoli: pittura, architettura, letteratura e architettura. I dati di ciascun capitolo sono stati elaborati dall’intelligenza artificiale per mezzo di algoritmi GAN (Generative Adversarial Network), capaci di identificare caratteristiche comuni nelle immagini e nei testi del Rinascimento Italiano e produrre creazioni originali. Il risultato è una passeggiata ipnotica nell’arte, una composizione di forme multidimensionali dinamiche a cui l’intelligenza artificiale ha attribuito volumi e colori nuovi ed associato anche in questo caso come da Bulgari, un sound design ad hoc. Il digital work of art dura 35 minuti, davanti agli occhi passano le foto di un libro di storia dell’arte, interamente dedicato al nostro Rinascimento. Il lavoro di questo artista attira followers di tutte le età dentro e fuori dal mondo virtuale. Per Refik i suoi video sono le nuove opere pubbliche. In tutti i lavori emerge il concetto di metamorfosi e immersione dello spettatore che è travolto dalla realtà virtuale. “Il concetto di metamorfosi è per me una vera ispirazione poiché l’intelligenza della macchina ha la capacità di acquisire colori, strutture e forme della natura e riprodurli in nuove forme che esistono solo nella sua mente. E quando accolgo la macchina come un collaboratore, essa mi permette di trasformare l’invisibile in visibile”