Lo stipo monetiere è un mobile da wunderkammer che nel Rinascimento assunse le caratteristiche di manufatto estremamente prezioso dalla forma architettonica complessa arricchita, negli esemplari più esclusivi, da bronzi dorati al mercurio, incrostazioni d’avorio e di pietre dure, di madreperla e corallo, con piccoli dipinti e incisioni.
Un’oggetto creato per custodire segreti, spesso regali e aristocratici, che esalta la fantasia e il talento dell’ebanista e il gusto del committente. Quando era di medie dimensioni poggia sul ripiano di un altro mobile.
Un sontuoso stipo monetiere napoletano del Seicento esitato nel giugno 2022 a 68.850 euro in legno di ebano e vetri eglomisé (termine francese che specifica il processo di doratura nel parte posteriore del vetro per creare una finitura a specchio) che si caratterizza per la forma architettonica con vano superiore a scomparsa e coperchio apribile, dalle cornici lavorate a guilloch, interamente ornato da vetri dipinti, da due corpi laterali a quattro cassetti ciascuno con raffiguranti i Re di Napoli.
A rendere ancora più eclatante questo superbo artificio dell’ebanisteria partenopea nella lunetta superiore campeggia un guerriero, nel corpo centrale con edicola – entro con colonne tortili – è raffigurata l’Allegoria della Fortezza e della Maestà, mentre lo sportello è sormontato da profilo dell’Imperatore Massimiliano I.
Con un’oggetto così la casa diventa una quinta di scena o come disse il famoso designer Alessandro Mendini: “L’arredamento della nostra casa diventa il teatro della vita privata, quella scena dove ogni stanza permette il cambiamento, la dinamica degli atteggiamenti e delle situazioni: è la casa palcoscenico”.
