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Quando la forma diviene regale arredo

Le regole auree dell’antiquariato – qualità, provenienza e stato di conservazione – calzano a pennello quando si parla di arredi. Questi oggetti oltre al valore intrinseco dato dal talento dell’artigiano che l’ha realizzati, si caricano di un valore simbolico dato dal succedersi di generazioni di proprietà che risultano irresistibili alla curiosità collezionistica del connoisseur, che per definizione è un onnivoro di conoscenza, e dalla storia che nei secoli si posa su queste autentiche gemme d’arte.

Nell’asta di Arredi del 29-30 novembre 2022 verrà esitato un rilievo in terracotta di Pierre-Étienne Monnot (Orchamps-Vennes, 1657 – Roma, 1733) superbamente plasmato nel 1699 e raffigurante “Livio Odescalchi riceve Innocenzo XII a palo”, già proveniente da quella prestigiosa famiglia aristocratica romana (lotto 638, stima 40.000-50.000 euro).

Dopo l’apprendistato giovanile prima a Digione, poi a Parigi, Pierre-Étienné Monnot giunge a Roma intorno al 1687. Di li a poco entrerà in contatto con Livio Odescalchi (Como, 1652 – Roma, 1713), colto collezionista d’arte e uno tra i più importanti personaggi nella Roma di quel tempo. E proprio per il principe, che per almeno un ventennio sarà suo mecenate, il Monnot realizzerà molte tra le opere più significative del suo soggiorno capitolino. È il 1693 quando per Livio plasma cinque rilievi in terracotta (uno datato e firmato), oggi al Louvre, con scene mitologiche per le basi di alcune sculture della sua collezione privata. Contemporaneamente ad altri lavori, nel 1697 abbozza un modello per il monumento funebre a Innocenzo XI per volere del nipote del pontefice, Livio Odescalchi; ne seguirà poi un secondo molto prossimo all’opera in marmo del 1700, impresa nella quale fu impegnato anche Carlo Maratta.

Esegue delle opere destinate all’uso privato, come il ritratto dello stesso principe firmato e datato 1695 e sempre di quegli anni una serie di rilievi: la Sacra famiglia in terracotta (ora al Museum of Fine Arts di Boston) e la versione marmorea alla Gemäldegalerie di Berlino, e ancora l’Ecce Homo firmato, oggi in Pinacoteca a Bologna, e altri lavori risultanti da almeno due inventari del 1713 e del 1733 (data di morte del Monnot), con di nuovo protagonista il nobile romano: e proprio a questo corpus che appartiene anche l’importante rilievo in terracotta che verrà battuto, e che rappresenta una preziosa testimonianza della sua arte colta ed altera nella Roma barocca a metà tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.

Lotto 638 | Pierre-Étienne Monnot (Orchamps-Vennes, 1657 – Roma, 1733), “Livio Odescalchi riceve Innocenzo XII a palo”, stima € 40.000-50.000

Strepitoso oggetto da wunderkammer un cofanetto squadrato in legno dorato e pastiglia, forse veneto o ferrarese dell’inizio del Cinquecento, che si caratterizza per il decoro ricco e ricercato a partire dalle cornici aggettanti, le facce ornate da elementi naturalistici, le arpie e gli animali fantastici entro le colonne agli angoli, e nei fianchi, un Cupido pronto a scoccare la freccia (lotto 723, stima 4.000 – 5.000 euro). La fattura deve essere ricondotta alla produzione di una delle botteghe attive in Italia, per lo più nell’area del Nord-Est, tra la fine del V e la metà circa del VI secolo. Diversi esemplari risultano realizzati in territorio ferrarese (ma non solo) a partire dalla seconda metà del Quattrocento, forse anche per la corte di Isabella d’Este, raffinata collezionista d’arte, mecenate illuminata e grande appassionata di antichità classiche; nell’inventario del suo Studiolo del Palazzo Ducale di Mantova, redatto nel 1539 dopo la sua morte, erano comprese piccole cassette e cofanetti in materiali e tecniche diverse, probabilmente anche in pastiglia. Fatte allo scopo, chissà, di costudire oggetti di pregio o piccoli segreti, presentano un repertorio iconografico ispirato ai modelli classici, alla mitologia e alla storia dell’antica Roma, con episodi spesso tratti dalla Storia Romana di Tito Livio e dalle Metamorfosi di Ovidio.

Lotto 723 | Cofanetto squadrato in legno dorato e pastiglia, forse veneto o ferrarese dell’inizio del Cinquecento, stima € 4.000 – 5.000

La scultura di Odoardo Fantacchiotti è molto apprezzata dalla committenza inglese e americana della metà del XIX secolo, che riconosce all’artista il talento e la maestria del capostipite di una delle più importanti botteghe fiorentine di scultura ed insieme esponente di rilievo della monumentalistica nell’Italia ottocentesca. Allievo di Stefano Ricci e Aristodemo Costoli all’Accademia di Firenze, dove sarà professore dal 1840, verrà presto influenzato dai lavori di Antonio Canova e Lorenzo Bartolini. È proprio a metà del secolo che cominciano a giungergli commissioni sia pubbliche che private: tra le altre, i monumenti a Luigi Cherubini, per il principe Neri Corsini e per Raffaello Morghen in Santa Croce, le statue del Boccaccio e dell’Accorso nelle nicchie delle Logge degli Uffizi, il busto di Ferdinando II de’ Medici per il Museo della Specola e ancora, il noto gruppo marmoreo Amore e Fedeltà del 1861 (aggiudicato per 137.600 euro nell’asta di Arredi del 16-17 marzo 2021) per Eugenio di Savoia Villafranca-Soissons principe di Carignano, che nel 1868 doveva ordinare allo scultore anche il busto di Margherita di Savoia (Roma, Palazzo Margherita).

Il Busto virile in marmo bianco di Carrara e un plinto che lo sostiene in marmo nero venato – firmato e datato O. Fantacchiotti 1847 nel retro – (lotto 782, stima 6.000 – 8.000), mostra una figura fiera e severa col il viso dominato dal naso ben definito, contornato da una chioma composta ed una leggera barba mirabilmente scolpite, che dimostra quanto la sua maniera riesce a superare il linguaggio strettamente neoclassico di derivazione canoviana: grazie ad una grande perizia tecnica e una sensibilità davvero moderna accompagnata ad una particolare attenzione al vero, l’artista reinterpreta con successo la tradizione figurativa del passato, raggiungendo esiti di assoluta qualità.

Lotto 782 | Odoardo Fantacchiotti (Roma, 20 maggio 1811 – Firenze, 24 giugno 1877), Busto virile, firmato e datato O. Fantacchiotti 1847, stima € 6.000 – 8.000