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Pictura est memoria

Antonio Gesino

La pittura italiana si è sempre alimentata della cultura del territorio. Tanti i comuni, infinite le scuole artistiche con caratteristiche ben definite, come il disegno per quella toscana e il colore per quella veneta. Nella prossima asta di Dipinti Antichi verranno presentate opere di estremo interesse come la Giuditta e Oloferne di Giuseppe Vermiglio (Milano, 1585? – post 1635), che pur raffigurando un soggetto efferato e macabro ha le caratteristiche tipiche del suo stile caravaggesco dalle declinazioni classicistiche tipiche della scuola emiliana ma anche attratto dalle creazioni del Pomarancio, dai modelli illustrativi di Rubens ma in modo particolare partecipe di quella temperie del lavorar di pittura insieme, tipico delle botteghe romane e condivisa da Tommaso Salini, Leonello Spada, Rutilio Manetti e Giovanni Francesco Guerrieri. Di grande impatto scenografico la tela di Anton Maria Vassallo (Genova, 1620 – Milano, 1664), raffigurante Marte e Venere, dove il pittore considerato il più fiammingo dei genovesi – in virtù della sua formazione con Vincent Malò, che di Rubens fu allievo – evidenzia sicuramente una familiarità con i modelli di Rubens e Van Dyck ma attraverso un naturalismo in chiave barocca con esiti di straordinaria eleganza, come in primo piano un rutilante brano di natura morta raffigurante armature, spade e lance. Durante il XVII secolo fu pratica quanto mai diffusa la collaborazione tra pittori di figura e di natura morta. L’accentuata specializzazione dei pittori e il gusto sempre più raffinato dei collezionisti agevolò questa prassi, che assicurava i migliori esiti estetici e qualitativi. Nell’Allegoria del Sonno la figura del putto è attribuita da Franco Moro a Carlo Maratti (Camerano, 1625 – Roma, 1713), mentre per il vaso fiorito alla mano Mario Nuzzi, uno dei più affermati fioranti dell’età barocca. Il risultato è una tela misteriosa e intrigante dove la figura umana e la natura sono parte di una composizione di raro equilibrio.