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OTTO da oriente a occidente

COVER STORY/di Isabella Doniselli Eramo

Otto è un numero speciale, un numero “magico”. Nella lingua italiana ha un suono dolce e “rotondo” ed è palindromo: da qualunque parte si inizia a leggerlo, è sempre uguale.È il numero atomico dell’ossigeno, l’elemento che rende possibile la vita. Otto sono i pianeti del nostro sistema solare: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. E otto sono le direzioni della Rosa dei Venti. E otto sono le direzioni principali indicate dalla Rosa dei Venti. Sono solo alcuni esempi. In realtà si potrebbe continuare molto a lungo a elencare casi, in tanti ambiti diversi, in cui il numero 8 ha un significato particolare: non per niente il suo segno grafico, ruotato di 90 gradi, diventa il simbolo dell’infinito. Ma c’è un luogo, nel mondo, in cui l’importanza dei significati simbolici e nascosti del numero otto raggiunge livelli per noi inimmaginabili ed è la Cina. Qui la “magia” del numero otto permea le tradizioni culturali e affiora nelle scelte della vita di tutti i giorni. Vi siete mai chiesti, per esempio, perché la XXIX Olimpiade, quella svoltasi a Pechino nel 2008, ha avuto inizio l’otto agosto del 2008, alle ore otto, otto minuti e otto secondi? 080808 08:08:08, una scelta niente affatto casuale. Per la numerologia cinese, che ha da sempre un ruolo importante anche nella vita quotidiana, otto è un numero potentissimo, segno di buon augurio, di prosperità, di fortuna, perché la sua pronuncia, ba, è molto simile alla parola fa che significa “fare fortuna”, soprattutto nelle ragioni meridionali, dove nei dialetti locali (per primo il cantonese), il carattere di scrittura 八 ba, che significa “otto”, si legge proprio fa. Il numero otto è comunque associato alla buona salute, alla prosperità, al successo e allo status sociale e per questo motivo è il preferito anche nel mondo degli affari. Capita addirittura che alcune persone siano disposte a sborsare somme ingenti per potersi aggiudicare una targa automobilistica o un numero telefonico contente più volte il numero 8, così come sono molto ambiti gli appartamenti all’ottavo piano, che hanno quindi valori immobiliari particolarmente elevati. La valenza simbolica del numero otto in Cina ha radici molto lontane e rimanda alle origini della civiltà e del pensiero cinese. Ci sono otto trigrammi (ba gua), cioè combinazioni di gruppi di tre linee continue e spezzate, alla base dei 64 esagrammi utilizzati per la divinazione fin dai tempi più remoti e descritti nell’antico testo noto come Yijing (trascritto a volte I Ching), il Libro dei Mutamenti, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al mitico imperatore Fuxi, il progenitore dell’umanità nei racconti della mitologia cinese. La moderna critica scientifica ritiene, invece, che sia frutto dell’accumulo progressivo di esperienze degli addetti alla divinazione, al servizio dei sovrani e che le parti più antiche risalgano alla dinastia Shang (XVI-XI sec. a.C.). A Confucio nel VI secolo a.C. si deve un primo riordino del testo, che è pervenuto fino a noi nella forma attribuitagli dalla revisione di tutti i testi confuciani effettuata durante la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.). Ma quello che importa ricordare è che tutto nasce dagli Otto trigrammi, nei quali l’alternarsi di linee spezzate e linee continue rimanda all’interagire di yin e yang, i due principi fondamentali dell’esistente, che consentono di spiegare ogni cosa. Il Taoismo, sistema filosofico e al tempo stesso religioso, che prende forma a metà del primo millennio a.C., mette in primo piano gli Otto Immortali che rapidamente si affermano come le divinità taoiste più venerate in assoluto e tali restano fino ai giorni nostri. Le loro imprese sono narrate in innumerevoli racconti, apologhi e leggende, che hanno fornito ispirazione e trame per opere teatrali e per la letteratura vernacolare. Sono personaggi bizzarri che hanno saputo trasformarsi attraverso la meditazione, la disciplina e l’uso di pozioni alchemiche, fino a diventare esseri dotati di poteri straordinari che impiegano per soccorrere i bisognosi e consolare i derelitti. L’identità e i peculiari poteri di ciascuno deli Otto Immortali emergono tra il XII e il XIII secolo nella Cina settentrionale, quando vengono definitivamente codificati anche nella loro iconografia. Da quel momento iniziano a essere raffigurati su una vastissima gamma di oggetti decorativi, opere d’arte e oggetti d’uso comune nei più disparati materiali e sui più diversi supporti: porcellana, tessuti, ricami, lacca, giada, legno, bronzo, carta, avorio, ecc. Durante le dinastia Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912) vengono anche edificati templi e cappelle dedicati agli Otto Immortali. Il Confucianesimo, intanto, il sistema filosofico-morale, vera spina dorsale dell’intera civiltà cinese, cui aderivano i letterati, i membri dell’élite colta e raffinata che esprimeva i funzionari di stato (i “mandarini”), aveva adottato lo stesso numero otto per identificare gli elementi irrinunciabili nella vita e nella funzione dello studioso avviato nella carriera amministrativa: gli Otto Tesori del letterato, oggetti di alto valore simbolico, rappresentativi del ruolo dei colti amministratori della cosa pubblica e delle competenze e delle virtù necessarie per svolgerlo. Tra questi: i libri, i dipinti, le perle, la pietra sonora, il corno di rinoceronte, la moneta, le foglie di artemisia, la tavoletta a forma di rombo. Otto sono anche i simboli fondamentali del Buddhismo, la religione che, al suo arrivo in Cina nel I secolo d.C., arricchisce, rinnova e vivifica la vita religiosa e artistica cinese. Gli Otto Simboli compaiono come elementi decorativi altamente evocativi e benauguranti in tutti i siti buddhisti e si diffondo a macchia d’olio in tutte le arti applicate cinesi e persino nell’architettura: la conchiglia, il vaso, l’ombrello, lo stendardo, il nodo senza fine, i pesci, il loto, la ruota della dottrina. Apprezzati e diffusi in quanto simboli di buon augurio e per di più in numero di otto, i “tesori” o “simboli” buddhisti rimandano anche all’”Ottuplice sentiero” (ancora il numero 8!), la condotta morale da seguire, secondo l’insegnamento di Buddha Gautama, per raggiungere la liberazione. Dunque i tre principali sistemi di pensiero che costituiscono la struttura portante dell’intera tradizione culturale, religiosa, artistica e letteraria della Cina, condividono la straordinaria attenzione per il valore simbolico del numero otto. Anzi, lo hanno sempre approfondito e potenziato, arricchendolo di elementi propri e peculiari. Forse era inevitabile. La numerologia cinese lega al numero otto l’intera vita dell’uomo: «A otto mesi mette i denti da latte, a otto anni li cambia. All’età di 8 x 2 anni diventa uomo, all’età di 8 x 8 anni la sua virilità declina». Ma non è finita. L’antica cosmologia cinese immagina che il Cielo sia sostenuto da otto pilastri, collegati alle otto direzioni, alle otto montagne sacre, alle otto porte da cui entrano sia le nuvole portatrici di benefica pioggia, sia gli otto venti: «Da nord-est viene il vento che brucia, dall’est il vento che ruggisce, dal sud-est il vento ridente, dal sud la grande tempesta, dal sud-ovest il vento fresco, dall’ovest il vento che perdura, dal nord-ovest il vento tagliente, dal nord il vento freddo» (dal testo classico confuciano Liji, Memorie sui riti). Così siamo tornati ai venti e alle loro otto direzioni, cioè alla nostra Rosa dei Venti che, per l’appunto, si presenta graficamente come una stella a otto punte. Allora possiamo concludere che il numero otto è anche un’opportunità di incontro e di dialogo culturale tra Oriente e Occidente? Probabilmente sì. Evviva il numero otto.