Tiberio Claudio Nerone Germanico nacque a Lugdunum, la capitale della Gallia ai tempi di Augusto ‒ vicino all’attuale Lione ‒ nel 10 a.C. Era figlio di Antonia minore, nipote dell’imperatore Augusto, e di Nerone Claudio Druso, un potente generale dell’esercito romano, che morì l’anno seguente. Fu affidato alle cure delle donne della famiglia, ma a causa della zoppia e della balbuzie queste lo vedevano come un disonore per la stirpe e non lo considerarono adatto alla vita pubblica.
Ciò nonostante, era pur sempre un parente dell’imperatore e, arrivato all’età virile, gli furono assegnati diversi precettori. Uno di loro fu Tito Livio, il grande storico che aveva scritto la monumentale Storia di Roma dalla sua fondazione (Ab Urbe condita): durante l’adolescenza il giovane Claudio passò molto tempo con lui ed ereditò la sua passione per la storia dei popoli italici. Non considerandolo un candidato adatto per la successione al trono, la famiglia lasciò che coltivasse i suoi interessi e, anzi, iniziò a nutrire delle aspettative nei suoi confronti: lo stesso Augusto fu molto colpito dalla sua capacità oratoria. Con il tempo ottenne il rispetto degli equites ‒ la seconda classe sociale per importanza dopo i senatori ‒ che fecero pressioni sul senato perché gli concedesse cariche pubbliche, cosa che finì per fare il nipote Caligola, che pure non lo teneva in maggior stima del resto della famiglia.
Il 24 gennaio del 41 d.C. l’imperatore Caligola fu assassinato dalla guardia del pretorio. Claudio, temendo che volessero eliminare alche lui per liquidare l’intera dinastia, si nascose ne palazzo: secondo quanto raccontano gli storici Flavio Giuseppe e Cassio Dione, un pretoriano lo trovò tremante dietro una tenda, ma, invece di ucciderlo, lo proclamò nuovo imperatore.
In quel momento Claudio era l’unico parente adulto del defunto Augusto ed era quindi il legittimo erede, malgrado le opinioni e le beffe che circolavano su di lui. La fama di stupido giocò anzi forse in suo favore, facendolo apparire manipolabile e per nulla pericoloso agli occhi del senato. Invece il nuovo princeps si rivelò molto più audace di quanto avessero immaginato. Se da una parte restituì al senato alcune delle prerogative che aveva perso sotto i regni autoritari di Tiberio e Caligola dall’altra non fu altrettanto blando con i senatori.
Appena salito al potere regalò di tasca propria 15mila sesterzi (quindici volte il salario mensile di un legionario) a ciascun soldato della guardia pretoriana, per assicurarsi la loro lealtà ed evitare la fine del nipote Caligola. Inoltre nei suoi tredici anni di mandato creò sei nuove province, conquistandole o appropriandosi di regni alleati ‒ Tracia, Norico, Licia, Giudea, Mauritania e Britannia ‒, ottenendo un gran bottino e terre da dividere tra i veterani. Ciò lo rese molto popolare tra i soldati.
Come già il prozio Augusto, anche Claudio intraprese un ampio programma di riforme urbanistiche a Roma, destinato a migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti, finanziandolo con il bottino delle conquiste. Sotto il suo regno furono costruiti due nuovi acquedotti che portavano acqua alla capitale e fu restaurato quello che aveva fatto costruire Augusto per garantire l’accesso all’acqua corrente. Costruì numerosi canali fluviali e strade per facilitare il trasporto di alimenti e altri beni e fece scavare canali di drenaggio per evitare le piene disastrose del Tevere.
L’imperatore emerse anche come uno dei più eruditi della storia di Roma, anche se per via diretta non ci è arrivata alcuna sua opera e tutto ciò che sappiamo al riguardo è riportato da altri autori romani che le citarono. Avendo coltivato la passione per la storia fin da giovane, vi si dedicò con dedizione e, cosa rara, non si concentrò soltanto sui romani, ma anche sui popoli che erano stati loro nemici, come gli etruschi e i cartaginesi. Si occupò anche di politica, di leggi, di geografia e scrisse perfino un trattato sul gioco dei dadi, uno dei più popolari tra la plebe romana. Autori del calibro di Plinio il Vecchio o Tacito hanno fatto ricorso alle opere di Claudio come fonti per i propri scritti.
Nella prossima asta milanese di Monete e Medaglie del 25 giugno verrà esitata una moneta aurea di Claudio che in lato riporta la testa laureata dell’imperatore e dall’altra le mura merlate che racchiudono l’accampamento del pretorio (lotto 30, stima 8.000 – 12.000 euro).