Il “Ferro di cavallo” deriva il suo nome dalla sovrastampa apposta sui precedenti valori da 15 centesimi per aumentarne il valore postale a 20 centesimi, come prescritto nell’art. 5 della Legge 24 novembre 1864 nº 2006.
La decisione, approvata in Parlamento nell’ottobre 1864, colse di sorpresa la stessa Amministrazione postale, che continuava ad ordinare all’Officina De La Rue di Londra la stampa del 15 centesimi, in base alle vecchie tariffe. La fornitura era arrivata ad almeno 60 milioni di esemplari del 15 centesimi.
Per ovviare all’aumento tariffario, risparmiando inchiostro e carta e per dare tempo di coniare un nuovo valore da 20 centesimi, si decise di correggerne l’importo soprastampando la vecchia tariffa con una banda nera a forma di ferro di cavallo. Ai quattro angoli del francobollo venne invece soprastampata la tariffa nuova di 20 centesimi.
Nel frattempo si andava studiando quello che sarà poi il “Vittorio Riquadrato”, ossia il nuovo valore da 20 c. del 1867. L’aumento tariffario era stato voluto dal governo italiano per far fronte alla guerra che si andava ad affrontare nel tentativo di annettere anche il Veneto al Regno d’Italia. Si decise pertanto un aumento delle tariffe postali con un provvedimento che doveva essere provvisorio, ma poi la legge non fu più abrogata e divenne definitivo.
L’11 marzo 1867 il “Ferro di cavallo”, con Regio Decreto, venne messo definitivamente fuori uso e le amministrazioni postali vennero invitate a restituirne le scorte entro il mese di luglio
Nella prossima asta di Filatelia che si terrà a Milano il prossimo 25 giugno 2025 sarà esitato un Provvisorio 20 centesimi su 15 centesimi del 1865, nuovo di tipo azzurro con la gomma originale integra (lotto 351, stima 2.600 – 3.500 euro).
