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La gloria barocca nei vasi Ginori

L’avventura di Carlo Ginori e della sua manifattura di porcellana è notoriamente in gran parte giocata sui suoi rapporti da una parte con la cultura classica e dall’altra con i grandi artefici del Barocco toscano del tempo. Questi due vasi, così scultorei e dallo straordinario impatto decorativo, sono un esempio eclatante di quei rapporti. Il loro modello è stato studiato nel 2017 da Rita Balleri, che ricordava gli acquisti di materiali provenienti dalle grandi botteghe tardo barocche fiorentine (legati ai rapporti dei quali si diceva), fra cui appare il calco in cera dei nostri vasi, ancora oggi conservato nella manifattura di Doccia.

Forse opera di uno scultore vicino al Foggini, da cui riprende la forte vivacità del modellato, è ispirato a modelli antichi: ecco il trionfo di Bacco e Arianna e il Sileno ebbro, che vengono accompagnati da un fastoso bordo composto da aquile molto araldiche e che trattengono nei becchi delle ghirlande. Ed ancora volute fortemente scultoree, mascheroni antropomorfi e un poco grotteschi: insomma tutto il repertorio del più sfrenato immaginario barocco. Di questi vasi abbiamo anche delle tracce documentarie: al numero 11 a pagina 28 dell’Inventario de’ Modelli della manifattura toscana si legge: “un urna antica tonda storiata a bassorilievo, di cera, il detto bassorilievo rappresenta un baccanale con forma”, anche se non mancano altri riferimenti che potrebbero riportare al nostro modello, per esempio a pagina 89, numero 9: “Vi sono tre vasi. il secondo rappresentante un Baccanale”.

Come è facile immaginare, questo modello conobbe un notevole successo anche nel periodo dell’eclettismo ottocentesco, quando se ne producevano copie accompagnate dalla riproduzione di uno dei celebri piatti di San Giovanni, altro capolavoro (questa volta in argento) del gusto barocco.

Lotti 115 e 116
Vaso in porcellana bianca, Manifattura Ginori a Doccia, circa 1745 Stima € 2.000 – 3.000