Kurt Seligmann nasce a Basilea il 20 luglio del 1900. È riconosciuto come uno dei più importanti artisti surrealisti che durante la Seconda Guerra Mondiale si trasferirono da Parigi a New York. Nonostante i molti spostamenti, Seligmann rimase sempre legato all’arte e alla cultura della sua terra d’origine. La violenza espressiva della sua pittura deriva direttamente dalle incisioni e dai dipinti fantastici di artisti come Urs Graf (1485-1529) e Niklaus Manuel Deutsch (1484-1530).
Si consideri che Seligmann non ha mai nascosto di essere un amante delle opere raffiguranti scene di battaglia, i costumi del carnevale di Basilea, l’araldica medievale, la pittura tedesca del ‘500 e i dipinti di Hieronymus Bosch.
Una volta arrivato a Parigi, nel 1929, Seligmann si avvicina ad Hans Arp (nella sperimentazione delle forme biomorfiche) e anche a Kandinsky (nel momento in cui l’artista russo è influenzato dal surrealismo). Sin da subito Seligmann rivolge la propria attenzione a Dalì e Max Ernst, che con lui condividevano l’interesse nella psicanalisi (per raggiungere un procedimento artistico di automatismo psichico), nell’arte primitiva, nell’alchimia, nella cabala e nella magia (non è un caso che nel 1948 scrive un libro dal titolo “The mirror of magic” che tratta di questo argomento).
Nel 1935 sposa Arlette Paraf, nipote del mercante d’arte Georges Wildenstein. Una volta scoppiata la guerra, Seligmann lascia la Francia e arriva a New York, dove inizia a esporre in gallerie importanti come quelle di Nierendorf e Durlacher Bros. Fino alla sua morte, avvenuta il 2 gennaio del 1962, l’artista non abbandona mai la sua pittura surrealista arcaicizzante. Si potrebbe definire in poche parole l’arte di Seligmann come un’allucinazione a occhi aperti, un inquietante incubo.
Nella scorsa asta di Arte Moderna e Contemporanea di Wannenes tenutasi a Milano il 4 luglio 2024 sono state presentante quattro opere di Kurt Seligmann, che partendo da una stima complessiva di 120.000 – 190.000 euro hanno raggiunto 919.150 euro con un incremento sulla quotazione massima del 383.8%
In particolare l’opera “Game of Chance No.2” del 1949 partendo da una valutazione di 40.000 – 60.000 euro ha raggiunto 575.100 euro compresi i diritti d’asta con una crescita del proprio valore del 858.5%