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Il rinascimento parallelo della pittura italiana

di Antonio Gesino

La pittura italiana tra il Quattrocento e il Cinquecento è ancora oggi per il mondo collezionistico e per la ricerca storica artistica una miniera inesauribile di artisti che hanno operato in maniera parallela, e a volte laterale, alle grandi innovazioni dei maestri del Rinascimento, un movimento che al di là della percezione contemporanea rappresentava l’élite di un rinnovamento culturale e artistico che solo nei secoli successivi venne compreso come fondamentale per la costruzione di un ruolo moderno dell’arte e degli artisti come testimoni essenziali della storia di un paese.
Ma come un grande fiume nasce da molteplici affluenti, ogni artista rappresentava la cultura visiva del proprio territorio, che nell’insieme costruiva la tradizione e l’innovazione di quella galassia di infiniti stati, feudi, poteri sacri e profani che era l’Italia di allora.
Nella prossima asta di Dipinti Antichi del 21 dicembre verranno esitate quattro tele che rappresentano il coacervo di linguaggi visivi di una stagione dell’arte che ancora emoziona per le sue innumerevoli peculiarità.

Partendo dall’artista dallo stile più arcaico, spicca per la sua ieratica figura il San Prosdocimo di Padova del Maestro del Trittico di San Niccolò, attivo in Veneto tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, dipinta su tavola fondo oro e forse commissionato nel 1503 dalla badessa Catarina Mariotti per la chiesa di San Prosdocimo a Venezia. La seconda tela che merita attenzione è una Madonna con Bambino di gusto peruginesco di Antonio del Massaro da Viterbo detto “Il Pastura”, attivo a Roma tra il 1478 e il 1516, che fu uno dei principali protagonisti della pittura nella Città Eterna alla fine del XV secolo, insieme a Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano, con i quali firma lo statuto della corporazione di San Luca. La terza opera da segnalare è una tela con il Matrimonio mistico di Santa Caterina e San Girolamo, del manierista ferrarese Giuseppe Mazzuoli detto “Il Bastarolo”, da ritenersi realizzata nel periodo giovanile per i chiari riferimenti a Dosso Dossi e le influenze del Correggio e del Parmigianino.
Infine, del veronese Giovan Francesco Caroto una Madonna con il Bambino e San Giovannino di chiara influenza leonardesca desunta dal viaggio milanese a metà degli anni dieci del ‘500 alla corte di Anton Maria Visconti, dove entrò in contatto con il Bramantino, Bernardino Luini e Cesare da Sesto.