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Giuseppe Valadier e la misura della Fantasia

di Tommaso Teardo

Giuseppe Valadier (Roma 1765 – 1839), architetto, orafo e argentiere tra i più importanti tra l’arcadia neoclassica e il tardo romanticismo, era figlio di Luigi, una delle figure più importanti dell’arte decorativa del XVIII secolo nella Città Eterna. Le sue opere rispetto a quelle del padre – dove convivevano l’esuberanza rococò e rigore neoclassico, e celeberrime nelle corti d’Europa per preziosità e stravaganza, sia nei materiali che nell’ideazione, tanto da evocare la classicità maestosa e sensuale della Roma imperiale tanto amata dai colti viaggiatori del Grand Tour – si caratterizzano per un’olimpica misura neoclassica, che cela però un estro audace che ricorda la vivace fantasia paterna, come ad esempio nel calamaio in argento parzialmente dorato composto da tre elementi sovrapposti, e terminanti con un obelisco di gusto egizio, liberamente ispirato da quello che attualmente abbellisce la Piazza del Quirinale. La base a sezione cilindrica forma un piccolo recipiente su cui si innesta un cilindro, arricchito da serti di alloro, dando forma al calamaio su cui si poggia il campanello a forma di obelisco a sezione quadrata terminante con presa a ghianda e poggiante su quattro piedini sferici uniti alla base decorata con foglie lanceolate. La superficie dell’obelisco reca incisioni di volatili, foglie ed iniziali alla maniera egiziana.