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Sartorio e l’arte della grazia

di Rosanna Nobilitato

La pittura di Giulio Aristide Sartorio è fatta di grazia e bellezza unita ad una cultura della storia dell’arte che pulsa con sensuale pienezza in ogni sua opera. Le opere della prima maniera oscillano tra il genere neo-settecentesco, contaminato con le reminiscenze classicheggianti, e la progressiva adesione al verismo corrente, nel tentativo di individuare una sua maniera originale, anche attraverso il contributo di Domenico Morelli, di cui più volte visitò lo studio a Napoli e al quale sarebbe stato legato da reciproca stima e amicizia. Dalla metà degli anni ottanta Sartorio aveva preso a frequentare l’ambiente artistico di via Margutta, stringendo stretti rapporti con il pittore spagnolo José Villegas Cordero, che lo introdusse ai grandi connoisseur della Città Eterna. L’incantevole Studio accademico per giovinetto ignudo disteso che sarà esitato nell’asta di Dipinti del XIX del 21 dicembre 2020 è da riferirsi a questo periodo e fu commissionato dal conte Pietro Giorgi (Roma 1850 – 1916), amico, mecenate e collezionista di Sartorio, di cui esiste un prezioso epistolario di una decina di lettere autografe del Maestro inviate al Giorgi da Parigi a partire dal 1884, che rappresentano un fascinoso affresco dell’ambiente artistico e letterario del tempo. In queste appassionate missive un giovanissimo Sartorio è freneticamente impegnato a frequentare la colonia degli artisti italiani, tra cui De Nittis, Palizzi, Corcos, Detti, Pittara, ma anche stranieri come l’eccellente ungherese Munkàcsy, Meissonier, Bougoureau, Jeròme, Van Beers, Bastien-Lepage, a vedere Salon e galleristi influenti come Paul Durand-Ruel che allora dettava i trend artistici della Ville Lumière.