Nel “Baccanale” di Filippo Lauri (lotto 149, stima 2.000 – 3.000 euro) si celebra una festività propiziatoria di origine greca ma diffusasi in epoca romana. La diffusione del culto di Bacco a Roma avvenne intorno al II secolo. Analogamente al culto di Dioniso in Grecia, da cui deriva, si trattava di un culto misterico, ossia riservato ai soli iniziati (originariamente solo donne, le baccanti) con finalità mistiche. Al contrario di altri culti misterici, il baccanale aveva due tipi di funzione religiosa: una privata e l’altra pubblica
L’artista si formò con il padre Balthasar Lawers, che di origini fiamminghe italianizzò il nome in Baldassare Lauri (Anversa, 1578 – Roma, 1645), ma Filippo seguì quanto prima gli esempi di Gaspard Dughet e Pietro da Cortona, con cui nel 1656-1657 partecipa alla decorazione della Galleria d’Alessandro VII al Quirinale e il cui influsso si nota negli affreschi di Santa Maria della Pace datati al 1668-1670, nei quali, come osserva Elena Fumagalli, raggiunge un misurato equilibrio fra “la propensione naturalistica e il classicismo di Andrea Sacchi”. Queste uniche committenze chiesastiche sono probabilmente poco ambite dall’artista, che predilige il genere del paesaggio con inserti di figura, come avviene negli ovali realizzati da Dughet per i mezzanini di Palazzo Borghese. Il suo catalogo, infatti, conta innumerevoli composizioni da cavalletto, assai apprezzate dai collezionisti. Il dipinto in esame appartiene a questo specifico gruppo e si può confrontare con le tele pubblicate da Luigi Salerno e Giancarlo Sestieri.
L’opera è corredata da un expertise di Ferdinando Arisi e una scheda critica di Raffaella Colace.
Bibliografia di riferimento: Salerno, Pittori di Paesaggio del Seicento a Roma, II, Roma 1977, pp. 684-689; Sestieri, Repertorio della Pittura Romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, pp. 104-107, figg. 599-622, con bibliografia precedente
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