Nella prossima asta di Arredi del 28 e 29 novembre dove saranno proposti 90 lotti provenienti dalla residenza romana del celebre stilista Renato Balestra affacciata sul Quirinale, uno dei protagonisti indiscussi della moda italiana – conosciuto come il “pittore della moda” per la sua capacità di trasformare i bozzetti in opere d’arte, sarà presentato un selezionato corpus di ventagli (lotti 528 – 600) che oltre ad essere oggetti affascinanti sono frivoli testimoni dell’evoluzione del gusto e delle mode, tra utilità e comunicazione.
La umbela o prendisole ed il flabélum o ventaglio alto provengono dalla più remota antichità egizia ed asiatica come si manifesta nei bassorilievi e pitture già almeno dalla XIX dinastia dell’Antico Egitto.
La civiltà greca adoperò il ventaglio per l’utilizzo domestico dal V secolo a.C. e a loro volta sembra che gli etruschi e gli antichi romani imitassero i greci. Durante il Medioevo il ventaglio venne impiegato sia nell’uso civile così come oggetto simbolico in alcune manifestazioni religiose. l ventaglio pieghevole venne inventato dai giapponesi fra il VII e il IX secolo forse ispirati dal meccanismo dell’ala del pipistrello. In Europa si conosce dalla fine del Quattrocento dopo la sua importazione dalla Cina, portato dai portoghesi che avevano aperto le rotte commerciali in Estremo Oriente.
Introdotto in Francia da Caterina De’ Medici e amato da Elisabetta I d’Inghilterra nell’Europa del Sei e Settecento divenne all’inizio un oggetto aristocratico ed artistico, spesso riprendente i soggetti di dipinti noti sia sulla pagina che sulle montature d’avorio, destinato a dame della classe superiore, e successivamente, con il trionfo della borghesia ad un oggetto standardizzato dalle innumerevoli fogge, leggero e resistente per l’uso estivo.
Nell’Italia del Grand Tour tra Sette e Ottocento l’Italia è la principale meta dei turisti aristocratici del Nord Europa in cerca di emozioni assolute nel confronto con l’arte classica greco-romana e una natura rigogliosa e incontaminata. Il ventaglio è un souvenir della memoria, un’epifania struggente di un viaggio di formazione che diveniva la misura del proprio gusto estetico. È un’oggetto di seducente comunicazione con un suo linguaggio cifrato ben codificato che le nobildonne europee usavano sia per ragioni sentimentali che diplomatiche.
Del Grand Tour spiccano quelli con soggetto romano (lotti 528-529) entrambi stimati 600 – 800 euro) e napoletano (lotti 530 e 532 stimati 600 – 800, e 583 valutato 400 – 600 euro). A soggetto storico quello che vede al centro il cammeo con i profili di Luigi XVI re di Francia con Maria Antonietta e il Delfino (lotto 534, stima 400 – 600 euro) quello che ritrae nel 1835 il giovane re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia-Carignano e Maria Teresa d’Asburgo Lorena (lotto 536, stima 300 – 500 euro).
Dalla Cina un grande ventaglio brisé in tartaruga (lotto 590, stima 1.000 – 1.500 euro) e da Canton un ventaglio in bronzo dorato e smalti (lotto 593, stima 500 – 600 euro).