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Gio Ponti & Emilio Lancia. La forma delle idee

Gio Ponti in tutta la sua vicenda professionale come architetto e designer ha sempre anticipato i tempi. Il futuro è il tempo presente e ogni sua realizzazione, sia essa una casa, un vaso, un mobile o una lampada mantiene intatto nei decenni il suo potere di fascinazione perchè in essa originalità, funzionalità, stile e gusto del tempo sono parti di un insieme indivisibile. Strettissimo fin dai suoi esordi il rapporto con la produzione.

Negli anni Venti prende avvio la sua attività di designer per la manifattura Richard Ginori, e rielabora complessivamente la strategia di disegno industriale della società: con le eteree ceramiche prodotte con immenso talento a Sesto Fiorentino vince il “Gran Prix” all’Esposizione di Parigi del 1925.  In questi anni sua produzione è improntata ai temi classici e vicina al movimento Novecento di Margherita Sarfatti, che si contrappone al razionalismo del Gruppo 7, fra i quali Luigi Figini, Gino Pollini e Giuseppe Terragni.

L’attività di Ponti negli anni Trenta si estende: organizza la V Triennale di Milano nel 1933; disegna le scene ed i costumi per il Teatro alla Scala; ed è partecipe dell’associazione del Disegno Industriale ADI, essendo tra i sostenitori del premio “Compasso d’Oro” promosso dai magazzini La Rinascente.

Assai proficuo il sodalizio con Emilio Lancia con il quale, tra il 1924 e 1928, i due costruirono a Milano la casa d’abitazione di via Randaccio, il palazzo Borletti in via S. Vittore e la casa in via Domenichino, sede anche del loro studio. Spicca, nel 1932, la realizzazione della Torre Rasini ai bastioni di porta Venezia, particolarmente innovativa per le soluzioni tecniche adottate e relative alla vivibilità interna delle abitazioni.

Elegante nella sua severa classicità la credenza firmata insieme in legno tornito e ottone, prodotta da Domus Nova negli anni ’30 (perizia Gio Ponti Archives nr. 11081) che verrà esitata con una quotazione di 7.000 – 9.000 euro (lotto 99).