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Francesco Guardi e il capriccio come epifania della memoria

Nel Settecento del Grand Tour il ricordo, la memoria del Viaggo in Italia sulle orme di Goethe può essere rappresentato in pittura, come una veduta di un luogo urbano o di un paesaggio, che può rappresentare topograficamente il luogo visitato ma può essere anche di fantasia, un capriccio, magari arricchito di rovine architettoniche, così tipiche dell’ambiente italiano del tempo. A Venezia si forma un’importante scuola di vedutisti dove emergono Canaletto Bellotto e Francesco Guardi.

I capricci di Guardi sono costruiti su vibranti e impalpabili segni dove l’artista lascia trasparire un sentimento che solo in lui è documentato con tale seduzione: la decadenza di Venezia. I suoi “Capricci” visualizzano qualcosa che va al di là di un pittoresco e stupefacente “theatrum mortis” spensierato. Non alternano facoltativamente architetture fantastiche a scenografie: sono “capricci lagunari”. Compendiano il carattere vetusto di Venezia, la malinconia della caducità, del marcio e del fatiscente, il senso della corrosione, il morso del tempo e delle intemperie, il lutto e la solitudine, il silenzio morto e il vuoto della laguna, fino a reificare questo complesso di sensazioni in visioni oniriche appagate, ma vibranti di pulsazioni demoniache”.

Nel “Capriccio con torre e cascinali in riva al mare”, realizzato a penna e inchiostro bruno, acquerellato a bistro su carta vergellata con filigrana (lotto 148, stima 1.600 – 2.000 euro) e presente nell’asta web-only di Dipinti Antichi e del XIX secolo (aperta fino all’11 febbraio 2025), si riflette in toto lo stile maturo di Francesco Guardi, contraddistinto dal tratto nervoso, veloce e, in questo caso, concepito con una resa sintetica di notevole effetto, il cui esito qualitativo permette a Elvio Mich di riconoscere senza indugi la mano del celebre artista.

Dal punto di vista iconografico, il foglio si può equiparare al “Paesaggio di fantasia con marina, torri e cascinali” conservato nella collezione del Duca di Talleyrand a Parigi e al “Capriccio lagunare con torre” venduto da Sotheby’s a New York il 28 gennaio 2015, lotto 53.

Detto ciò, il carattere paesistico dell’immagine suscitò certamente un significativo apprezzamento da parte della committenza, rispetto al variegato repertorio di vedute create dall’autore durante l’ultimo ventennio di attività, come documentano le affini versioni sopra ricordate e alcune prove pittoriche pubblicate dal Simonson (1904, p. 99, n. 283, tav. a p. 62) e dal Morassi (1975, cat. 613, fig. 604). A questo proposito, si deve anche citare il dipinto d’analogo soggetto appartenente a una collezione privata milanese, in cui la torre e gli edifici rustici sono molto simili, così come il focus visivo centrale con i due alberi e la coppia di figure, creando un’ambientazione tipicamente agreste, ma che si fonde con armonia nell’atmosfera lagunare, in cui il reale e il fantastico si amalgamano in una rappresentazione poetica e pittoresca (cfr. A. Morassi, 1975, p. 184 n. 613).

Si coglie pertanto come la spontaneità del disegno mantenga quella sensazione di completezza, suggerendo che questa tipologia di ‘invenzioni’ non erano solo dei meri studi, ma potevano essere apprezzate come opere d’arte a sé stanti.

Infine, è doveroso un accenno alla provenienza del foglio, che si deve ricondurre al collezionista francese Jean Thesmar, considerato uno dei maggiori esperti di grafica antica, la cui collezione contemplava disegni, gouaches e acquerelli fino all’età romantica.

L’opera è corredata da una scheda critica di Elvio Mich

Provenienza: Parigi, Collezione Jean Thesmar, come attesta il timbro ‘J Th’ (Lugt 1544a)

Bibliografia: E. Mich, Disegni di Francesco Guardi dalle collezioni Guichardot e Thesmar di Parigi, di prossima pubblicazione in Studi Trentini. Arte

Lotto 148. Francesco Guardi (Venezia, 1712 – 1793), “Capriccio con torre e cascinali in riva al mare”. Penna e inchiostro bruno, acquerellati in bistro, su carta vergellata con filigrana JM, mm 205 x 298. Stima € 1.600 – 2.000