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Stupitevi, ma per favore non scandalizzatevi

di Roberta Olcese

È davvero scandaloso che un museo italiano esponga alcuni capolavori in occasione di una fiera? Saremo per caso “italianocentrici” anche sull’arte, oltreché sul cibo? Da Maastricht a Firenze la volontà è quella di stupire e costruire brand di tendenza.

Tefaf, importante appuntamento con l’arte antica in programma ogni anno a Maastricht, è un’occasione per scoprire tesori spesso inediti o passati in asta e riproposti valorizzati. Qui s’incontrano collezionisti, storici, mercanti e curatori delle più importanti istituzioni internazionali alla ricerca di opere uniche con cui arricchire le proprie raccolte. Lo spazio dello stand è considerato dagli habitué una stanza privata, dove scambiarsi informazioni e commentare quello che accade in fiera. Quest’anno la novità è stata la presenza della Galleria Borghese di Roma: il primo museo italiano invitato a partecipare al Tefaf. Lo avevano comunque già fatto altri musei stranieri. L’evento è stato un’occasione per ammirare alcuni capolavori al di là dell’allestimento storico. Anna Coliva, direttrice ed esperta della Galleria Borghese sottolinea che “A Tefaf abbiamo potuto mostrare vicini “Il Sonno” con i due vasi dell’Algardi, mentre a Roma si trovano in stanze diverse”.
Eppure l’operazione del “museo in visita” non è piaciuta a tutti e, davanti a un quadro di Dosso Dossi nello stand di un mercante, è scattato lapidario il commento di uno storico dell’arte: “È scandaloso che al primo piano siano esposti i quadri di Villa Borghese”. In realtà le 13 opere esposte nella sezione  Tefaf Paper comprendevano anche oggetti decorativi e sculture. Dalla statua in marmo della Zingarella (1610 circa) commissionata da Scipione Borghese ed eseguita da Nicolas Cordier detto il Franciosino (1567-1612). Alla Capra Amaltea di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e appunto Il Sonno dell’Algardi (1598-1654). La scultura di Bernini, in marmo bianco, rappresenta una capra accovacciata tra un satiro e Giove bambino. Tra i dipinti che hanno lasciato il segno c’è La Melissa, capolavoro di Dosso Dossi (c. 1486–1542), pittore di corte a Ferrara durante il Rinascimento. L’opera appartiene a un gruppo di dipinti che il Cardinale Enzo Bentivoglio inviò a Scipione Borghese da Ferrara nel 1607. L’esposizione, inoltre, ha incluso una selezione di dipinti di Pietro da Cortona (c. 1596-1669), tra cui il ritratto del 1626 di Marcello Sacchetti.

La parola “scandaloso” oggi fa un po’ sorridere. Fa riflettere invece il commento di Anna Coliva una volta tornata a casa con i tesori sani e salvi: “Il pubblico è rimasto entusiasta a visitare il nostro stand, ma soprattutto pochi lo conoscevano bene, moltissimi non lo conoscevano affatto. Siamo italianocentrici. Diamo per scontato che tutti ci conoscano”. La Galleria Borghese ha chiuso il 2016 registrando 528mila presenze. Un numero non certo basso e conserva capolavori di Antonello da Messina, Raffaello, Caravaggio, Lucas Cranach il Vecchio. Eppure continua la direttrice “i nostri magnifici musei sono poco maneggevoli, spesso ingessati e chiusi in un’aria burocratica non hanno la dinamicità”. Cosa manca? “Non sono “trendy” a confronto con istituzioni come il Louvre o il Metropolitan”.
La parola chiave è proprio la dinamicità unita alla capacità di saper stupire e rinnovarsi. I due concetti si sposano con la prossima Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, in programma a Palazzo Corsini dal 23 settembre al 1 ottobre. L’evento è un omaggio alla tradizione, all’eleganza del passato, gli espositori per anni hanno rappresentato il Gotha del settore. Poi però qualcosa è cambiato ed è nata l’esigenza di rinnovarsi. Un esempio? La presenza di artistar contemporanee capaci di rendere l’evento impedibile e glamour. La XXX edizione avrà un testimonial d’eccezione, l’artista svizzero Urs Fischer che esporrà le sue opere in giro per la città. Anche se il progetto resta top secret, il curatore sarà Francesco Bonami. L’amico degli artisti, da Damien Hirst a Jeff Koons e naturalmente alla celebrity italiana Maurizio Cattelan.

L’aria di rinnovamento coinvolge anche gli allestimenti di Palazzo Corsini che quest’anno non saranno più affidati a Pier Luigi Pizzi ma all’interior and wedding designer veneziano Matteo Corvino.
La svolta è arrivata due anni fa quando Fabrizio Moretti, segretario della storica e soprattutto tradizionale manifestazione ha voltato pagina, e complice il sindaco Dario Nardella, presidente della Biennale, ha invitato l’artista Jeff Koons ad esporre a Firenze. Anche in quel caso l’idea di avere una scultura contemporanea come il Pluto e Proserpina di fronte a Palazzo Vecchio non è piaciuta a tutti, ma la presenza neo pop di uno degli artisti più pagati al mondo ha contribuito al tam tam mediatico. Non resta che dire: stupitevi ma per favore non scandalizzatevi.
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