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Fornasetti joy de vivre

di Barnaba Fornasetti

Certamente in tutti noi c’è un lato infantile e nell’opera di mio padre emerge la voglia infantile di giocare. Per questa ragione Fornasetti piace proprio alle menti più semplici e libere dagli stereotipi culturali, come i bambini o le persone più umili che non hanno una cultura nel senso convenzionale del termine, e non solo a un pubblico preparato culturalmente. Ho visto operai mettere da parte una piccola parte del loro già magro stipendio per poter piano piano comperare un nostro oggetto.Viceversa, ci sono persone che Fornasetti nemmeno lo notano, pur essendo abbastanza appariscente, altre poi che inorridiscono e gridano al cattivo gusto: sono i superficiali che non vedono quanta ricerca, proprio di buon gusto, ci sia dietro queste cose, l’attenzione al disegno, al giusto equilibrio tra decoro e forma, al colore, il tutto venato da una sottile ironia che spesso a queste persone non è dato capire.
Fornasetti o lo si ama o lo si odia, e devo dire che la schiera degli amatori si va via via ingrandendo e soprattutto si caratterizza per una grande “fedeltà”. Chi comincia a collezionare, a entrare nel mondo fantastico di Fornasetti, ne rimane ammaliato e continua nel tempo.

Ci sono ragioni molteplici per avvicinarsi al mondo di Fornasetti: oltre a quelle già citate che investono più il piano emotivo, ci sono anche quelle pratiche. Mio padre sosteneva che un oggetto, un mobile in quanto tale, non debba perdere la sua funzione pratica. Può essere decorato completamente fino al limite dell’eccesso, ma non può perdere la sua utilità: “una sedia è fatta per sedersi e prima di tutto deve essere comoda”. Piero è riuscito oltre che a disegnare la sedia, a riempirla di valenze culturali, ironiche, mediatiche ecc., ad applicare l’arte agli oggetti di uso comune, domestico, ad allietare la vita quotidiana; diceva di cercare di comunicare “gioia di vivere”. Cosa c’è di più attuale in un mondo sempre più grigio, uniforme e omologato.
Abbiamo bisogno che i nostri occhi, nei rari momenti in cui si soffermano, possano godere di immagini suggestive, come guardare un panorama, un giardino, un’opera d’arte, qualcosa che appaghi il nostro gusto estetico.
La cosa che credo importante, come credeva anche lui, è che Fornasetti non ha epoca, non è identificabile in uno stile, è “trasversale”. Egli inventa un modo di creare che utilizza gli stili e le epoche e le mescola con garbo e ironia, ricavando oggetti sempre attuali. In un certo senso anticipa nel design quello che nella musica stanno facendo oggi i Disk Jockey, un mix di culture assolutamente attuale. Mi piace citare una frase di Bruno Munari che trovo assolutamente geniale ed esplicativa: “Fornasetti si misura solo con il metro di Fornasetti”.