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Porcellane e Bisquit tra semplicità e artifizio

Nella storia della porcellana le manifatture di Vezzi e quella ferdinandea ricoprono un particolare rilievo per conoscere l’evolversi di questa lavorazione nella Venezia settecentesca e nella corte borbonica a cavallo tra XVIII e XIX secolo. A questo riguardo nel selettivo catalogo di porcellane del 12 maggio è da segnalare la presenza di una rara teiera in porcellana bianca, manifattura Vezzi, Venezia, circa 1720-1722, a sezione geometrica, decorata a rilievo con motivi floreali e di alberi, attacco del versatoio a mascherone (Stima 9.000 – 10.000 euro). Interessante aggiunta al catalogo dei rari esemplari sopravvissuti della produzione ceramica di Giovanni Vezzi, questa teiera è tipica per stile e pasta.

Andrà inserita nel primo periodo di produzione della manifattura veneziana: periodo che va compreso tra il 1720 ed il 1723, visto che già agli inizi dell’anno successivo la fabbrica produce ceramiche ormai lontane dalla fase sperimentale. Diversi sono però gli elementi che riportano alle caratteristiche della produzione più matura: si guardi agli alberi che decorano le riserve della teiera bianca esagonale del Museo Correr di Venezia, dove il decoro molto rilevato si accompagna ad un versatoio a mascherone o al gusto per i forti rami fioriti che la nostra porcellana condivide con il bricco conservato nello stesso museo. Si noterà poi come il disegno dei fiori modellato riprenda quello tipico delle decorazioni floreali del Vezzi, come quelle della nota teiera globulare oggi al museo di Sèvres.

Di grande impatto plastico e scenografico la figura in biscuit della manifattura di Napoli, circa 1800 raffigurante un personaggio orientale (Stima euro 900 – 1.200 euro), che costituisce probabilmente una nuova aggiunta allo scarno catalogo  degli elementi che componevano  uno dei più ambiziosi centrotavola realizzati nella manifattura ferdinandea, il cosiddetto Trionfo di Alessandro.

REAL FABBRICA FERDINANDEA 1800 CIRCA FIGURA ORIENTALE 2L’importante dessert è stato studiato nel 1988 da Alvar Gonzàlez Palacios nel volume Lo scultore Filippo Tagliolini e la porcellana di Napoli, dove lo studioso rivela come questo elemento facesse parte di un insieme grandioso, composto da cinquantadue figure, ventotto animali, dodici piante più una selva di settantasette elementi vari. La genesi di un gruppo tanto ambizioso, che andrà attribuito nell’idea e nella realizzazione al capo modellatore Tagliolini, fu però assai complessa: certa appare però la derivazione di alcuni elementi (le tre figure in primo piano nel gruppo superstite della Famiglia di Dario) da un’opera di Charles Le Brun (1619-1690), Le regine della Persia ai piedi di Alessandro.

Nel caso del nostra figura orientale, è da notare la grande qualità del modellato, particolarmente evidente nella resa del viso, di una espressività degna della miglior tradizione presepiale partenopea.