Prima è il sesso, schietto, carnale, senza parole e venato di abissale dolore. Poi c’è l’amore, la solitudine, il piacere, che è sofferenza, ferita della carne e dell’anima.
Nella grande mostra a Palazzo Strozzi a Firenze, Tracey Emin rende omaggio alla vulnerabilità, all’incerto viaggio che ogni essere umano percorre nella vita attraverso slanci e abbandoni, luci e ombre, illusioni e disincanto.
Tracey Emin è travolgente come un mare di passioni. È struggente nel mettere a nudo la sua essenza più profonda, che condivide come una confessione notturna che non conosce né freni né ritegno. È provocatoria nel suo essere contro ogni dogma, convenzione, obbligo morale, politico e sociale. Non ponetele un ostacolo perché lo supererà con una sincerità e una tenerezza disarmante e fanciullesca.
Come per Eraclito nel suo celeberrimo panta rei, per l’artista inglese la realtà è in perenne divenire: alla nascita segue la morte, alla sazietà la fame, alla voluttà il candore. Nella sua arte tutto supera la misura per divenire il segno indelebile di un’esperienza intimamente epica, fragile e dolorosa.
La verità è materiale ed eterna, fugace e permanente, e transitorio è lo scorrere delle emozioni, delle esperienze sedimentate che rivivono nei suoi lavori, sin dal celebre esordio al Turner Prize di Londra nel 1999.
Arte e Vita sono inizio e fine di un viaggio etico e morale, che ha come unico scopo una lealtà espressiva che non conosce nessun infingimento né alchimia, perché “la cosa più bella è l’onestà, anche se è molto dolorosa da guardare”.
Già nella scritta al neon azzurro vivido che sovrasta la facciata a bugnato di Palazzo Strozzi e che annuncia il titolo della mostra, Sex and Solitudine, Tracey Emin introduce lo spettatore nel suo mondo di emozioni assolute dove la scrittura diventa immagine, e dove le parole acquistano una presenza fisica diretta ed essenziale. L’uso del neon rende l’opera viscerale e coinvolgente, e ogni lemma diventa segno pulsante, sexy e scintillante, audace e vibrante.
La ciclopica scultura al centro del cortile – I Followed you to the end, 2024 -, con il suo stile empaticamente ruvido, è quanto di più lontano dal perfetto equilibrio rinascimentale del palazzo. D’acchito sembra astratta come un paesaggio montuoso, ma muovendosi attorno si rivela una forma femminile frammentata, mutilata delle gambe e collassata su sé stessa. In questa figura la materia è emozione scabra e imperfetta del mondo poetico di Tracey Emin.
Salendo al piano nobile di Palazzo Strozzi l’esposizione si sviluppa in dieci sale dove l’artista mette a nudo le sensazioni più profonde della sua arte, tra dipinti, sculture, fotografie, appliché e neon, dove tutto è candido stupore che si infrange contro le onde tumultuose della vita. Il sesso, il desiderio, la morte, la solitudine, la forza e la decadenza del corpo, tutto è slancio e abbandono, è conferma e negazione, è l’attimo senza domani che travolge l’anima per la sua struggente caducità.
Lo spettatore è come tramortito dalla dolce e disarmante sincerità di un’artista che mette al centro della sua ricerca la fatica di esprimersi senza malizia e artificio. Di sala in sala, di opera in opera, la mostra ci appare come una lotta titanica per cogliere quell’effimero frammento di bellezza chiamato arte. (LV)
623 Views |
Like
TRACEY EMIN. SEX AND SOLITUDE
dal 16 marzo al 20 luglio 2025