«Nel tuo tempo è un incontro tra opere d’arte, visitatori e Palazzo Strozzi. Questo straordinario edificio rinascimentale ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci, qui, ora, nel XXI secolo, non come semplice contenitore ma come co-produttore della mostra.
Non è solo Palazzo Strozzi ad aver viaggiato nel tempo. Come visitatore, ognuno di noi ha vissuto, con una relazione tra corpo e mente sempre diversa in modo individuale. Ognuno con le proprie esperienze e storie ci incontriamo nel qui e ora di questa mostra».
Olafur Eliasson
Palazzo Strozzi presenta Nel tuo tempo, la più grande mostra di Olafur Eliasson mai realizzata in Italia fino a oggi. Con luci e ombre, riflessi e colori l’artista coinvolge l’architettura rinascimentale in un suggestivo percorso di installazioni che pongono al centro il dialogo tra spazio e visitatore, esaltando i temi della percezione soggettiva e dell’esperienza condivisa.
Dal 22 settembre 2022 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta Nel tuo tempo, la grande mostra che vede il coinvolgimento di tutti gli ambienti rinascimentali del palazzo attraverso le opere di Olafur Eliasson, uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, la cui poliedrica produzione abbraccia installazioni, dipinti, sculture, fotografia e immagini in movimento. La mostra propone opere storiche e nuove produzioni dell’artista, tra cui una grande installazione site-specific per il cortile e uno speciale progetto d’arte digitale creato utilizzando la tecnologia VR, presentato al pubblico per la prima volta a Palazzo Strozzi.
Curata da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra è il risultato del lavoro diretto dell’artista sugli spazi di Palazzo Strozzi con installazioni che ne sovvertono la percezione, impiegando l’edificio stesso come strumento per creare arte. Il palazzo rinascimentale diviene infatti un corpo dinamico in cui elementi architettonici come finestre, soffitti, angoli e pareti diventano protagonisti attraverso interventi che utilizzano luci, schermi, specchi o filtri colorati. Eliasson presenta così una pluralità di possibili narrazioni con l’obiettivo di una nuova consapevolezza dello spazio da parte del pubblico.
Oltrepassando i confini e i limiti fisici di uno spazio, la mostra Nel tuo tempo mette in discussione la distinzione tra realtà, percezione e rappresentazione.
LA MOSTRA
CORTILE
Punto di partenza dell’esposizione è Under the weather (2022) opera site specific per lo spazio pubblico del cortile di Palazzo Strozzi, costituita da una grande struttura ellittica di 11 metri sospesa a 8 metri di altezza, che crea agli occhi dei visitatori un effetto fatto di interferenze visive, simili allo sfarfallio di uno schermo. L’installazione propone infatti ciò che è noto come effetto moiré che, in questo caso, viene impiegato per destabilizzare la percezione della rigida architettura ortogonale di Palazzo Strozzi, mettendo in discussione la sua percezione di struttura storica stabile e immutabile. Mentre i visitatori si spostano nel cortile l’installazione si trasforma continuamente ai loro occhi, interagendo, attraverso il movimento, con ciascuno individualmente a seconda della sua posizione. Solo da specifici punti di vista alle estremità del cortile la struttura può apparire di forma circolare, ma appena i visitatori si spostano, si rivela essere un’ellisse, creando un’atmosfera ipnotica tipica di quell’ambiguità visiva che ha affascinato Eliasson per decenni e ispirato molte delle sue opere: è solo attraverso i movimenti che l’ellisse rivela la sua forma reale.
L’installazione è resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Hillary Merkus Recordati.
PIANO NOBILE
Dal cortile si prosegue all’interno del Palazzo dove si rivela il dialogo diretto di Eliasson con l’architettura attraverso l’utilizzo di luci artificiali, ombre fugaci, riflessi, moiré e colori intensi. L’edificio non è solo un semplice contenitore o uno sfondo, bensì diviene co-produttore delle opere, strumento creativo nel suo rapporto con la percezione dei visitatori.
Nelle prime tre sale del percorso al Piano Nobile di Palazzo Strozzi Eliasson si confronta con le finestre del palazzo giocando tra realtà e rappresentazione, presenza e assenza, in un alternarsi di luci, colori e ombre. Proponendo soluzioni che ci appaiono simili a scenografie teatrali o set cinematografici, l’artista invita i visitatori a percepire in modo nuovo l’architettura, destabilizzandone la comprensione tradizionale e consolidata. Eliasson interviene in maniera minima nelle sale, creando tuttavia forti e coinvolgenti atmosfere in cui protagonista è il rapporto tra lo spazio esterno e quello interno, tipico di Palazzo Strozzi e delle sue grandi vetrate sul cortile e verso l’esterno. Le luci rendono visibili le irregolarità del materiale: bolle, graffi, polvere ne evidenziano la matericità consentendo ai visitatori di prendere coscienza del vetro come membrana che separa l’interno dall’esterno. Questa superficie “mediatrice” ha una fondamentale funzione protettiva, ma consente anche la comunicazione visiva, evocando così le grandi vetrate gotiche e rinascimentali in cui la luce filtrata era interpretata come manifestazione visibile del divino e tramite di elevazione spirituale.
Due opere del percorso espositivo richiamano il tema del cerchio e dell’ellisse introdotto nel cortile. How do we live together (2019) è costituita da un grande arco metallico che invade in diagonale lo spazio di una sala in cui il soffitto è rivestito da una superficie specchiante. Tramite un effetto di illusione tipico di Eliasson, utilizzato in celebri opere come The weather project (2003) alla Tate Modern, l’arco si raddoppia diventando un cerchio, una sorta di anello che unisce lo spazio reale con quello irreale. L’installazione Solar compression (2016) è costituita invece da un disco circolare sospeso, specchiante su entrambi i lati, in costante movimento. L’opera emana dal suo interno una luce gialla che inonda l’ambiente.
Quella stessa luce è alla base dell’installazione Room for one colour (1997) dove in uno spazio totalmente vuoto la percezione degli spettatori è alterata dall’immersione nella luce delle lampade monofrequenza (cioè emessa a una frequenza talmente ridotta che i colori diversi dal giallo e dal nero sono invisibili), che trasforma tutti i colori in sfumature di grigio, giallo e nero, accentuando tuttavia la percezione dei dettagli da parte degli spettatori.
Beauty (1993) propone uno spettacolare arcobaleno – in cui fasci di luce colorata brillano in una cortina di nebbia – realizzato giocando con la luce, le gocce d’acqua in sospensione e soprattutto l’effetto ottico in cui il pubblico è chiamato a immergersi.
A seconda dell’angolazione ciascuno ha infatti una visione soggettiva e personale: non ci sono due spettatori che vedono lo stesso arcobaleno.
Firefly double-polyhedron sphere experiment (2020) è rappresentativa del lavoro di Eliasson e testimonianza della sua ricerca sulla visione come azione di frammentazione e complessità del pensiero. Il grande poliedro di vetri colorati verdi, arancioni, gialli, ciano e rosa – che nasce dall’interesse dell’artista per i temi dell’ecologia e dell’energia rinnovabile – immerge lo spettatore nel mondo dell’opera attraverso la luce. Nella stessa sala Colour spectrum kaleidoscope (2003), che invita i partecipanti a sperimentare una realtà alternativa. Afferma Eliasson: “I caleidoscopi giocano con il fatto che ciò che vediamo può essere facilmente disorganizzato o riconfigurato. Ci mostrano, in modo ludico, diversi modi di vedere il mondo; in questo senso si può dire che un caleidoscopio rappresenta una prospettiva diversa”.
STROZZINA
L’effetto moiré che invade il cortile del Palazzo riemerge anche negli spazi della Strozzina, che sono dedicati a una speciale nuova opera di Eliasson che utilizza la tecnologia VR (Virtual Reality, cioè realtà virtuale) dal titolo Your view matter (2022). Indossando uno speciale visore il pubblico entra in un mondo digitale da esplorare, costituito da sei diversi spazi virtuali, che diventano anche immersive video installazioni in una visione collettiva. Cinque di questi spazi prendono ciascuno la forma di uno dei cinque solidi platonici (il tetraedro, l’ottaedro, l’icosaedro, il dodecaedro e il cubo), il sesto ci conduce all’interno di un’immensa sfera. Immersi in una realtà parallela accompagnata anche da una colonna sonora creata dall’artista, i visitatori possono spostarsi in questi spazi virtuali interagendo con le loro complesse geometrie, muovendosi e guardando in tutte le direzioni in una profonda interazione esperienziale. Le pareti e i soffitti, a volte a colori altre in bianco e nero, brillano con un effetto moiré in continua evoluzione. Nel tetraedro, il primo spazio che i visitatori incontrano, il moiré si manifesta come risultato dei limiti di risoluzione del visore VR, reagendo al rumore stesso del visore e attirando l’attenzione sul dispositivo. Poiché nessuno dei motivi moiré è visibile se lo spettatore non si muove, il funzionamento dell’opera si basa sull’interazione e il coinvolgimento del pubblico, sperimentando dunque un incontro tra lo spazio digitale e il corpo del visitatore. Come l’architettura di Palazzo Strozzi non è un semplice contenitore, per Eliasson il visore VR non è solo un ripetitore di immagini predefinite, ma una macchina visiva che crea un’esperienza artistica sulla base dell’utilizzo da parte di uno spettatore attivo e coinvolto.