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Mercati finanziari. Con Trump nel motore

ARTE & FINANZA/Alessandro Secciani

All’inizio di ottobre l’S&P500, l’indice che raccoglie i 500 più importanti titoli Usa, si trovava a quota 2.952, abbastanza vicino al massimo di 3.029 e con un rendimento dall’inizio dell’anno del 17,76%. Anche meglio il benchmark dei titoli tecnologici, il Nasdaq composite, che sempre nello stesso periodo ha realizzato una crescita del 20,30%. E tutto sommato non male nemmeno l’Europa, che ha visto nel 2019 un aumento del 14,54%, che, dati i chiari di luna del Vecchio continente, è un ottimo risultato.
In pratica dai mercati azionari sembra arrivare una ventata di ottimismo, in grado di superare la guerra commerciale tra Usa e Cina, la Brexit, le difficoltà economiche della Germania e dell’Unione Europea in generale, i problemi (eterni) del Medio Oriente, le tensioni in Estremo Oriente con lo scontro tra Cina e Hong Kong in primo piano e il ritorno della conflittualità tra Corea del Sud e Giappone a fare da contorno.
Alla base di tutto ciò c’è un’idea estremamente chiara da parte della maggior parte degli operatori: fino al novembre del 2020 non dovrebbe succedere nulla di negativo alle borse occidentali. In quella data, infatti, ci saranno le elezioni americane e l’attuale presidente Trump ha l’assoluta necessità di arrivarci con l’economia che ancora tira e i mercati finanziari in positivo. Quasi nessun presidente è mai stato rieletto con una recessione in corso. E l’inquilino della Casa Bianca ha la totale volontà di non essere un presidente da un solo mandato. A qualsiasi costo.

I tassi in discesa. Ed è stato basandosi su questa logica che ha ordinato senza troppi complimenti alla Banca centrale Usa di riprendere ad abbassare i tassi, dopo un periodo di costanti rialzi. Anche se l’economia in teoria continua ad andare bene e non avrebbe bisogno di ricevere un aiuto di questo tipo, Trump ha preteso, con un’azione che solo fino a qualche anno fa sarebbe stata inaudita, che il presidente della Fed cambiasse la politica monetaria per dare una spinta all’economia e tirare su i mercati che di loro qualche problemino l’avevano manifestato.

Tutto bene dunque? Si può pensare che almeno per un altro anno la protezione del presidente degli Stati Uniti sia sufficiente a tenere su i listini? Si può avere una ragionevole sicurezza che continuerà il clima di ottimismo e che i problemi elencati possano passare in secondo piano? Probabilmente non è così vero, soprattutto se si dà un’occhiata all’andamento di altri mercati.

La crescita dell’oro. In questo contesto di generale ottimismo, per esempio, l’oro ha ripreso a salire con una certa forza e ha superato quota 1.500 dollari per oncia. E si sa che gli acquisti di oro salgono quando sui mercati finanziari c’è una forte incertezza. Peter Kinsella, global head of forex strategy di Union Bancaire Privée, conferma: «Le continue tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e gli scontri commerciali fra Usa e Cina spingono gli investitori ad aumentare le allocazioni in oro. Poiché, sia Pechino, sia gli Stati Uniti stanno esaurendo le possibili merci su cui imporre dazi, la prossima fase della guerra in atto si svilupperà nel campo delle barriere non tariffarie».

Il Bund. E un bel flusso di acquisti c’è anche sul Bund, il titolo decennale tedesco che, nonostante i problemi della Repubblica Federale, all’inizio di ottobre dava un rendimento negativo di -68 punti base. In pratica un movimento di questo tipo si verifica quando chi investe sui titoli più rischiosi vuole mettere una parte dei suoi capitali su bond che siano supersicuri, anche a costo di perdere una quota di capitale.
In conclusione sono tutti convinti che l’attuale rally dei mercati debba essere seguito e che non entrarvi significherebbe perdere un’occasione, ma raramente una crescita borsistica è stata accompagnata da tanta incertezza, da tanta paura che possa venire giù tutto. Wall Street ai massimi e l’oro in pieno rally è un fenomeno che si è visto molto molto raramente.

Che fare con l’arte? E in questo contesto che fare con l’arte? Acquistare o vendere in un momento in cui il mercato sta tirando ancora molto? Sulla base dei fondamentali finanziari, sicuramente il buon momento delle vendite in asta può essere destinato a durare. E nell’ambito di un acquisto a lungo termine, tipico di un investimento in un’opera d’arte, probabilmente si tratta di una scelta consigliabile. Certo, se si considera che la correlazione con i mercati azionari è molto forte, forse vale la pena porsi qualche domanda. Soprattutto se si ha una visione che va oltre il novembre 2020.