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Medardo Rosso e la fugacità della forma

Nel 1895 Medardo Rosso acquistò a Parigi uno studio in rue Caulaincourt (officina privata, a differenza dello studio per il pubblico sul boulevard des Batignolles), dove costruì i forni per sperimentare personalmente la fusione dei bronzi e la composizione delle leghe, e dove iniziò la produzione in cera, con cui è tradizionalmente identificata la sua opera.

Le prime cere furono chiare e diafane (la Ruffiana, l’Enfant malade di collezione privata), ma poi, a cavallo dei due secoli, Rosso iniziò a utilizzare una cera nera e cupa (Henri Rouart alla GAM di Milano, Enfant juif di collezione privata, Madame Noblet di Ca’ Pesaro a Venezia), a cui si aggiunse dagli anni Dieci, più raramente, una cera lucida e scura dai riflessi verdi (Bookmaker al Museo d’arte moderna e contemporanea – MART di Rovereto), mentre continuò fino agli ultimi anni l’utilizzo delle predilette cere chiare, bianche o gialle, fino a quella quasi rossa della Grande rieuse della GAM di Milano.

Milo Beretta, a cui è dedicata questa cera raffigurante il “Bambino ebreo” del 1895-1898 che sarà esitata nell’asta milanese di Arte Moderna e Contemporanea del 12 giugno 2025 (lotto 81, stima 80.000 – 120.000 euro), era nato a Montevideo nel 1875, intraprese un viaggio in Europa nel 1888 con l’intento di perfezionare i suoi studi musicali. In quell’occasione incontra Rosso a Parigi, abbandona la musica per dedicarsi completamente alle arti visive e diventa suo discepolo e amico intimo.

Durante la sua permanenza a Parigi, Beretta non solo assimilò l’arte e la maestria della modellazione e dell’utilizzo della luce, ma divenne anche un collezionista delle sue opere.

Al suo ritorno a Montevideo nel 1898, Beretta aprì un atelier nel quartiere El Prado, trasformandolo in un centro culturale di rilievo. Qui espose permanentemente cere e bronzi di Rosso, oltre a opere di artisti come Vuillard, Bonnard e Van Gogh. Il suo atelier divenne un punto di riferimento per le avanguardie artistiche uruguaiane, ospitando mostre e scambi artistici.

Le opere in cera di Medardo Rosso rappresentano uno dei momenti più significativi della scultura moderna. Egli sceglie un materiale fragile, delicato come la cera per raccontare l’impressione di un attimo, la luce che sfiora un volto e poi scompare.  Anche la scelta dei soggetti è significativa. Rosso non scolpisce figure umili, quotidiane: bambini, donne, anziani. C’è attenzione alla fragilità dell’umano.

La cera è utilizzata da Rosso per modellare la luce, per far vibrare la superficie della scultura, per renderla viva, instabile. Le sue opere mutano a seconda della luce, del tempo, dello sguardo dell’osservatore. Attento a cogliere la fugacità del momento e gli stati psicologici, Rosso risolve la sua scultura in una visione lontana dalla tattilità, in una scultura frontale senza un retro scolpito oltre che senza piedistallo.