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L’icona tra simbolo e segno

Con l’era costantiniana, la conversione degli imperatori e l’afflusso di nuovi cristiani, inizia la creazione di un’estetica che determinerà l’arte nei secoli successivi.
Sia a Roma sia a Costantinopoli con l’esaltazione del potere del ‘Basileus’, l’arte assumerà un nuovo contenuto: il riflesso dell’onnipotenza divina.
L’aristocrazia cristiana elargirà le sue ricchezze agli artisti che potranno creare in nome della fede. Sorgeranno, quindi, nuove forme di immagini. Cristo, da vecchio filosofo, diverrà un giovane, dai tratti dolci, maestro in trono, circondato da santi ed apostoli.
Ma se all’inizio del IV secolo, l’arte cristiana adotta le forme dell’arte imperiale, verso la fine il movimento si capovolgerà. Favorita dalla posizione di equidistanza tra Occidente ed Oriente, Costantinopoli, per la sua potenza politico-economica, diviene punto di cristallizzazione di una nuova arte, cristiana per la sua essenza, ellenistica ed orientale per le sue radici: l’arte bizantina.
In questa città le culture antiche confluiranno in un linguaggio estetico di una logica ed omogeneità rare. Per due secoli, fino a Giustiniano, l’immagine sacra troverà la sua forma definitiva.
Dal mondo ellenistico (Alessandria e Grecia) riceverà l’armonia, la misura, la grazia, il ritmo, rifiutando le forme idealiste prive di verità; dall’Oriente (Gerusalemme ed Antiochia) l’immagine riceverà la vista frontale, i tratti realistici, naturalmente privi di naturalismo. A partire da quest’epoca Cristo sarà rappresentato con una lunga capigliatura, con la barba e gli occhi scuri. Il velo delle figure femminili, che copre i capelli fino alle ginocchia (come nelle icone della Vergine) proviene anch’esso dalla civiltà orientale.
In questi secoli l’arte sacra trova una sua dimensione nella vita della Chiesa.
L’arte bizantina non differisce, nella sua essenza, dall’arte sacra dell’Occidente, con la quale forma la grande koinè cristiana.
Quale, dunque, sarà la linea di demarcazione?
Il carattere specifico dell’arte bizantina sta nella concezione di immagine quale simbolo e segno. Sia nella visione di Costantino, prima della battaglia di Ponte Milvio, della Croce fiammeggiante con la scritta ‘in hoc signo vinces’, sia nei volti di Cristo Acheiropoietòs posti sul drappo delle aste, l’immagine assume la funzione di protezione, di vittoria sul nemico, qualsiasi nemico, in altre parole il male.

LOTTO 220. ICONA RAFFIGURANTE CRISTO CON RIZA IN ARGENTO DORATO E SMALTI, MOSCA, CIRCA 1880 TEMPERA SU TAVOLA, CM 27X22,5 STIMA € 2.000 – 3.000

La concezione di simbolo efficace appare anche nella pietà popolare.
Il IV e V secolo sono stati i secoli d’oro dei Grandi Padri della Chiesa e del monachesimo, ma anche epoca in cui si amavano venerare i Santi e i luoghi del loro martirio.
Il gusto del pellegrinaggio provocherà la produzione di tutta una serie di ampolle e di reliquiari che saranno per i credenti non solo oggetti-ricordo, ma anche, e specialmente, presenza della forza protettrice del santo stesso. Il pericolo di cadere nella superstizione era reale; l’estensione di questo fenomeno provocherà l’ostilità degli iconoclasti.
Dall’epoca costantiniana del IV secolo all’XVIII secolo l’immagine acquisisce una sua dimensione nell’arte sacra della Chiesa, e diviene, con la trasformazione in immagine di culto della pietà dei fedeli, Icona.
Ma dall’XVIII secolo alla metà del IX si assiste ad un grigio periodo di lotte, in nome dell’immagine, che hanno provocato tantissimi fatti di sangue.
Centocinquanta anni in cui Imperatori d’Oriente, con motivazioni di ordine teologico, occuparono gran parte del tempo del loro regno nel convocare Concili, per lo più contrari al culto delle immagini (il Quinisesto o del Trullo, di Hieria, di Nicea II), con la conseguente distruzione di numerosissime Icone.
Il punto del dissenso teologico stava, secondo gli iconoclasti, nella impossibilità umana di rappresentare il Divino; un rifiuto, per lo più figlio della dottrina monofisita della unione ipostatica (le due nature distinte in Cristo).
Il culto delle Icone aveva un grosso seguito sia nel popolo, sia nel monachesimo, che ebbe tra le sue fila le vittime più numerose; nonostante le vere e proprie persecuzioni i monaci continuarono non solo a difendere le immagini, ma anche a diffonderle. Sorsero numerosissimi monasteri (distrutti dagli iconoclasti e poi ricostruiti più grandi), e divennero in breve centri importanti non solo per la religione ma anche per la scienza e l’economia. (Motivazione politica – economica dell’avversione degli iconoclasti).
Verso la metà del IX secolo, il culto delle Icone è definitivamente accolto e torna a trionfare l’ortodossia.
Attraverso questo breve viaggio dalle origini dell’immagine, alla sua dimensione sacrale nella cultura bizantina, si è giunti alla definizione di alcuni punti fondamentali:

Arte religiosa ovvero insieme di simboli come riflesso dell’insegnamento della fede e mezzo di conoscenza più profonda del cristianesimo per i fedeli
 Arte religiosa come ricerca cosciente del mondo spirituale in un mondo naturalistico
Immagine come segno e simbolo efficace di una realtà soprannaturale

Questi punti definiscono nella sua essenza il significato dell’Icona.

LOTTO 222. ICONA RAFFIGURANTE LA VERGINE DI FEODOROV CON RIZA IN ARGENTO PARZIALMENTE DORATO E SMALTI, MOSCA, 1890. TEMPERA SU TAVOLA, CM 31,5X27,5. STIMA € 5.000 – 7.000