Ottimo risultato per l’asta web-live del 15 ottobre 2026 di Libri e Manoscritti che ha totalizzato 434.100 euro, con una ragguardevole percentuale di venduto per valore del 413.2% e per lotto del 74.3%
Top lot della vendita e migliore aggiudicazione in assoluto del dipartimento una spettacolare miniatura rajput su carta raffigurante una grande scena di caccia alla tigre con elefanti – realizzata nell’India nord-occidentale, probabilmente nel Rajasthan tra la fine XVII e l’inizio XVIII secolo – che dopo un’accesa disputa ha raggiunto 187.500 euro (lotto 113).
La caccia è rappresentata nel momento culminante: la tigre, già colpita da tre frecce, giace su una balza rocciosa mentre numerosi cacciatori, a piedi e sul dorso di cinque elefanti, convergono verso la preda. Al centro emerge un elefante con palanchino rosso, sul quale siede un personaggio di alto rango affiancato da due mahut: è possibile che la figura intenda rappresentare l’imperatore Jahangir (1569-1627), ma l’identificazione non può essere considerata certa.
La seconda piazza con 32.500 euro (lotto 112), per una grande e raffinata miniatura pahari realizzata in India nella prima metà del XVIII secolo raffigurante un nobile Moghul a cavallo durante una battuta di falconeria, accompagnato da un attendente. La composizione, articolata su più piani, si sviluppa entro un vasto paesaggio collinare e palustre: alberi e macchie di vegetazione scandiscono le alture illuminate dalla luce dell’alba, mentre aironi e altri uccelli popolano gli specchi d’acqua; in lontananza compare un minuto insediamento urbano. Al centro della scena il falconiere, interamente vestito di bianco, cavalca un baio dai ricchi finimenti e regge sul braccio guantato il rapace, mentre l’attendente conduce un secondo falcone. Sulla destra un rapace è colto nell’atto di ghermire un uccello in volo, fulcro dinamico della composizione.
La terza posizione per “De humani corporis fabrica libri septem” di Andreas Vesalius, (1514-1564), stampato a Basilea da Johannes Oporinus, nel giugno 1543, una bella copia da studio della prima edizione di uno dei massimi capolavori della letteratura medico-scientifica e pietra miliare nella storia dell’anatomia, che viene esitato a 18.750 euro (lotto 62).
Con la Fabrica, Vesalio rivoluzionò la conoscenza del corpo umano, sottoponendo la tradizione galenica alla verifica della dissezione e dell’osservazione diretta. Professore presso lo Studio di Padova, concepì l’opera come una trattazione sistematica del corpo, dalle ossa e dai muscoli ai vasi sanguigni, ai nervi e agli organi, fino al cuore e al cervello.
Al testo si accompagna uno straordinario apparato iconografico, parte integrante del progetto scientifico e didattico. Le illustrazioni furono realizzate a Venezia sotto la supervisione di Vesalio, nell’ambito della scuola di Tiziano e con il possibile contributo di Jan Stephan van Calcar; i legni furono quindi inviati a Basilea con precise istruzioni per la loro disposizione. Le celebri xilografie esercitarono un’influenza duratura sull’iconografia anatomica europea; particolarmente caratteristici i capilettera istoriati con putti intenti alla dissezione e ad altre pratiche anatomiche. Monumento della scienza rinascimentale e insieme una delle più alte realizzazioni tipografiche del Cinquecento, la Fabrica divenne un fondamentale riferimento tanto per medici ed eruditi quanto per gli artisti nello studio e nella rappresentazione del corpo umano.
Da segnalare un’importante atlante portolano di scuola messinese esitato a 17.500 euro (lotto 15), nel quale il bacino del Mediterraneo è rappresentato attraverso tre carte consecutive: la prima dedicata al Mediterraneo occidentale, la seconda alla penisola italiana e alle coste nordafricane, con la Sicilia al centro, e la terza al Mediterraneo orientale, al Levante e al Mar Nero.
Il ricco apparato iconografico accessorio, costituito da vedute di città, figure allegoriche, cartigli ornamentali e rose dei venti, riconduce l’opera alla tradizione cartografica maiorchina, piuttosto che a quella italiana, generalmente più sobria ed essenziale. L’atlante presenta infatti strette affinità con gli esemplari superstiti della produzione messinese, sviluppatasi soprattutto attorno alle famiglie Rubeus/Russo e De Oliva, entrambe di origine balearica, e alla figura di Joan Martines, legato all’ambiente dei Russo. Numerosi elementi rimandano in particolare alla produzione della famiglia De Oliva, della quale sono documentati, tra il 1538 e il 1673, almeno sedici cartografi. Alcuni dettagli sembrano avvicinare più precisamente il manoscritto all’opera di Placido de Oliva: il drago raffigurato al largo delle coste africane, l’allegoria del Golgota presso Gerusalemme, la grafia dei toponimi costieri e la stretta somiglianza nella rappresentazione delle città. Particolarmente significativo è il confronto con la veduta di Genova, nella quale la Lanterna è raffigurata con strutture aggettanti, presente anche in un esemplare di Placido conservato presso la Library of Congress (G5672.M4P5 158).
Di grande pregio una miniatura su carta moghul – battuta a 15.000 euro (lotto 114) – illustrante un episodio dell’Haft Peykar («Le Sette Effigi») di Nezami Ganjavi (ca. 1141-1209). La scena raffigura il momento in cui Bahram Gur, scoperta la corruzione del proprio governatore Rast Rowshan, gli impone di disseppellire e restituire le ricchezze sottratte alla popolazione. Al centro della composizione alcuni uomini estraggono da una grande fossa tre giare colme di tesori, mentre una quarta è già stata portata alla luce; sulla destra il governatore, riccamente abbigliato, si presenta al sovrano sotto lo sguardo di due uomini armati. La parte superiore sviluppa ulteriormente il racconto attraverso la figura di un pastore con il proprio gregge, allusione all’episodio che nel poema conduce Bahram a comprendere il tradimento del governatore: il pastore aveva infatti punito il proprio cane da guardia dopo aver scoperto che si era accordato con i lupi ai danni del gregge. Sullo sfondo compare il palazzo reale, incorniciato da formazioni rocciose e vegetazione, mentre sulla sinistra due animali selvatici richiamano la tradizionale associazione di Bahram Gur con la caccia. Particolarmente felice la resa delle rocce e del fogliame, in una composizione che testimonia la fortuna dei classici della letteratura persiana nella cultura figurativa dell’India Moghul.
Le tre miniature indiane corrispondenti ai lotti 112, 113 e 114 hanno totalizzato insieme 235.000 euro, il 54% dell’intera asta.
Molto interessante un dizionario manoscritto in ebraico aggiudicato a 14.300 euro (lotto 45), organizzato alfabeticamente secondo le 22 lettere dell’alfabeto e dedicato a concetti biblici e talmudici, termini liturgici, oggetti sacri, preghiere e pratiche rituali, con particolare attenzione alle festività ebraiche. Tra le voci figurano Ein Sof, Qabbalah, Qedushah, i suoni dello Shofar, il Tashlich e gli elementi di Sukkot (Lulav, Etrog, Hadassim, Aravot). Di particolare interesse, a c. 116v, le firme di tre revisori attivi nella censura ecclesiastica dei libri ebraici, fra i quali Domenico Irosolimitano e Giovanni Domenico Vistorini. Il primo, fra i più attivi censori tra XVI e XVII secolo, partecipò nel 1595 alla revisione dei libri ebraici di Mantova e alla redazione del Sefer ha-Ziḳḳuḳ, repertorio dei passi da espurgare; una sua nota registra complessivamente 29.011 opere revisionate, fra cui 4.311 manoscritti. Vistorini è documentato come revisore almeno nel 1609. La presenza di più sottoscrizioni testimonia le successive campagne di controllo cui il manoscritto fu sottoposto e costituisce un’importante testimonianza materiale della censura e della circolazione dei testi ebraici nell’Italia tra Cinque e Seicento.
Infine, entrambi esitati a 6.875 euro, un insieme di due edizioni incunabole veneziane molto scarse sul mercato (solo 4 copie passate in asta negli ultimi 50 anni, RBH) dedicate alla Metafisica di Aristotele. La prima contiene le Quaestiones di Antonio Andres, filosofo francescano catalano del primo Trecento e seguace di Giovanni Duns Scoto, la cui interpretazione della filosofia aristotelica ebbe larga circolazione nell’insegnamento scolastico tardomedievale. La seconda opera presenta il testo e il commento alla Metafisica aristotelica nella nuova traduzione latina curata sempre da Andres (lotto 32), e una rara edizione incunabola (un solo passaggio in asta registrato RBH) della celebre raccolta di exempla di Valerio Massimo “Facta et dicta memorabilia”, una delle opere storiche più lette e diffuse tra Medioevo e Rinascimento (lotto 61). Redatto durante il regno di Tiberio, il testo raccoglie centinaia di episodi tratti dalla storia romana e greca, ordinati secondo virtù, vizi e casi esemplari, con l’intento di fornire modelli morali e argomenti agli oratori. Per tutto il Quattrocento e il Cinquecento il Facta et dicta memorabilia costituì uno dei principali strumenti di formazione umanistica e uno dei repertori storici più frequentemente consultati. L’edizione, curata dall’umanista Bonus Accursius, appartiene alla rarissima produzione della tipografia veneziana P.F., B.R., S.F., Z.F., con ogni probabilità una cordata che riuniva piu’ editori probabilmente identificati tramite le iniziali e nota, allo stato attuale delle conoscenze, esclusivamente per questo volume. I caratteri tipografici (112R e 112Gk) sembrano essere gli stessi impiegati da Jacobus de Fivizzano e da Andreas de Paltasichis (British Museum Catalogue of Books Printed in the XVth Century V, 266).