Negli splendidi spazi tardo barocchi di Villa Carrega Cataldi a Genova si sono tenute le aste del 29 e 30 settembre che riguardavano gli oggetti provenienti “Dalle collezioni Curtis di Palazzo Barbaro” a Venezia” e una bella raccolta di cornici antiche di varie epoche che componevano il catalogo “Di oro, di lacca… e altro. La cornice come oggetto d’arte”. Insieme hanno totalizzato 814.571 euro, con una percentuale di venduto per valore del 352% e per lotto del 68.2%
La collezione di Daniel e Ariana Curtis a Palazzo Curtis a Venezia riflette la stratificazione di gusti e generazioni di collezionismo: accanto a dipinti antichi di scuola veneta ed emiliana, convivono l’arredo veneziano del Sette-Ottocento, insieme a tappeti, porcellane e oggetti d’arte asiatica, testimonianza di quel gusto cosmopolita e collezionistico tipico delle grandi case veneziane di fine Ottocento. La vendita ha raggiunto 701.791 euro con una percentuale di venduto per valore del 395.6% e per lotto del 67.7%.
Protagonista assoluta la celebre “Madonna Curtis”, una Madonna con il Bambino databile intorno al 1538 del giovane Jacopo Tintoretto, appartenuta alla collezione fin dalla fine dell’Ottocento e studiata dalla critica sin dagli anni ’50 del Novecento, che dopo una tesa ma avvincente disputa tra appassionati conoscitori è stata esitata a 375.150 euro (lotto 41), risultato ancora più significativo se si pensa che l’opera è notificata e può circolare solo sul territorio italiano. La Madonna Curtis di Tintoretto costituisce una testimonianza di straordinario rilievo per delineare la prima attività di Jacopo Robusti. Il dipinto si inserisce con forza filologica nel dibattito sulla giovinezza del pittore, configurandosi come un nodo cruciale per comprenderne l’evoluzione stilistica”. In questa fase germinale, databile intorno al 1538, la composizione risolve in modo magistrale ed empirico le prime influenze lagunari: da un lato vi si scorgono gli echi del paesaggio e della colta spazialità prospettica di Bonifacio Veronese – debitamente evidenziati a suo tempo da Rodolfo Pallucchini -, dall’altro emerge già quel senso di prorompente monumentalità mutuato dai modelli di Jacopo Sansovino, artefice della diffusione della “maniera” centro-italiana a Venezia.
A questa memoria domestica dei coniugi Curtis si affianca un’opera che restituisce in modo ancora più diretto il clima artistico del palazzo: “Ofelia (studio)”, del 1892, di Antonio Mancini, appartenuta alla Raccolta Curtis fin dall’origine ed esposta alla Prima Biennale di Venezia del 1895. Mancini esponeva in quegli anni accanto a Ralph Curtis e a John Singer Sargent, che ne sostennero la carriera e lo accolsero come ospite a Palazzo Barbaro; Daniel e Ariana, che gli commissionarono i propri ritratti, acquistarono da lui più opere, di cui questo dipinto costituisce oggi testimonianza diretta. L’opera che è stata battuta a 47.650 euro (lotto 30) raffigura una figura femminile a mezzobusto immersa in una luce radente, identificata con Agrippina Ruggeri, una delle modelle più frequentemente ritratte da Mancini. La giovane donna appare con il capo cinto da una corona di foglie che si estende anche sull’abito, trasformandola in una presenza sospesa tra ritratto e allegoria.
Il riferimento all’Ofelia shakespeariana emerge nella postura raccolta, nelle mani giunte e nell’espressione assorta e malinconica della protagonista. La composizione rivela pienamente le qualità più innovative della pittura di Mancini: una pennellata libera e vibrante, costruita attraverso tocchi brevi e luminosi, capace di dissolvere il confine tra forma e materia pittorica. La figura emerge da un fondo appena accennato, mentre la luce concentra l’attenzione sul volto e sulle mani, traducendo la dimensione psicologica del soggetto attraverso una straordinaria intensità espressiva.
La tela raffigurante “La battaglia dei pugni sul ponte san Barnaba a Venezia” attribuita al veneziano Alessandro Piazza – aggiudicata a 32.650 euro (lotto 38) – rappresenta un interessante documento storico e visuale per la storia delle tradizioni veneziane. La tela, infatti, raffigura il momento saliente della Battaglia sul ponte dei Pugni, una classica “gara” veneziana tra Nicolotti (pescatori della contrada di San Nicolò dei Mendicolli) e i Castellani (gli uomini di mare dell’opposto sestiere di castello). L’artista inquadra la scena in modo teatrale, catturando l’atmosfera del momento e narrando ogni dettaglio della battaglia tra le fazioni. Fino al 1705 lo scontro si svolgeva più volte all’anno su diversi ponti della città, tra cui il più conteso era quello di San Barnaba.
Spicca per la sua eleganza formale e la preziosità cromatica la tela del milanese Federico Cervelli (1625 – 1700) raffigurante “Ercole e Onfale” esitata a 23.190 euro (lotto 40) e il prezioso cassettone impiallacciato in legno di noce, avorio e madreperla degli inizi del Settecento (lotto 73) battuto a 15.150 euro.
Nell’asta web-live del 30 settembre dal suggestivo titolo, “Di oro, di lacca… e altro. La cornice come oggetto d’arte” sano stati presentati 170 cornici che coprono un arco temporale di quattro secoli, dal Sei al Novecento, che offrono all’appassionato collezionista l’occasione di conoscere tutte le forme che incorniciano un dipinto, ovvero un inaspettato repertorio ‘laterale’ del gusto attraverso i secoli. Il catalogo ho totalizzato 112.780 euro con una percentuale di venduto per valore del 208.7% e per lotto del 74.7%
Top lot una cornice in legno laccato del XX secolo in stile rinascimentale e ornata da fitto decoro naturalistico stilizzato parzialmente lumeggiato in oro su base policroma battuta a 7.650 euro (lotto 667), seguita da una coppia di cornici a edicola di gusto cinquecentesco del XIX secolo, ornate da formelle in diaspri lapislazzulo e pietre diverse policrome, al centro placca smaltata dipinte con scene di genere, esitate a 5.400 euro (lotto 663) che precede una cornice in legno scolpito e laccato, databile tra il Cinque e Seicento. ornata da elementi naturalistici con frutti e volute (lotto 628), e una cornice barocca in legno intagliato e dorato del XVII secolo ornata da fitto decoro floreale con giglio agli angoli, il bordo interno centrate d mascheroni grotteschi (lotto 581), entrambe vendute a 3.900 euro. Infine, una cornice barocca in legno scolpito e dorato del XVII-XVIII secolo montata a specchio, percorsa da grandi volute a cartoccio e terminali a ricciolo, è stata aggiudicata a 3.120 euro (lotto 568).