Il grande affresco applicato su tela (cm 225 x 370) intitolato I poeti salgono gloriosi il Parnaso ove si innalza il tempio di Apollo e datato 1765 (sul libro aperto a sinistra del De tranquillitate animi) (lotto 170, stima 30.000 – 50.000 euro) è la più celebre di Enrico Albrizzi (Vilminore, 1714 – Bergamo, 1775) e fu realizzata nel 1765 per decorare il soffitto alla sommità dello scalone al secondo piano nobile di Palazzo del conte Romili (oggi Marenzi) a Bergamo.
La scena descrive una “bambocciata di ispirazione e soggetto letterario”, con i più famosi poeti che salgono gloriosi il Parnaso dove si erge il tempio di Apollo e soggiornano le Muse, una delle quali ricaccia verso il basso con la frusta i cattivi poeti.

Lotto 170. Enrico Albricci (Vilminore, 1714 – Bergamo, 1775), I poeti salgono gloriosi il Parnaso ove si innalza il tempio di Apollo. Affresco applicato su tela, cm 225X370. Stima € 30.000 – 50.000
Fu probabilmente il conte Romili a indicare al pittore il soggetto, come suggerirebbero le altre opere di Albricci d’ispirazione letteraria commissionategli dal medesimo. Secondo il Caversazzi (Cfr. Caversazzi 1939) l’interpretazione trova riferimenti alle coeve polemiche dei periodici Il Caffè, del milanese Pietro Verri (pubblicato dal giugno 1764 al maggio 1766) e la Frusta letteraria diretta e scritta quasi interamente dal veneziano Giuseppe Baretti con lo pseudonimo di Aristarco Scannabue che, pubblicata tra il 1763 e il 1765, ottenne un grande successo, soprattutto per i toni accesi con cui Baretti espresse le sue opinioni nei confronti di numerosi letterati contemporanei o del passato, coinvolgendo certamente l’interesse del conte Romili, di cui è nota la sensibilità culturale.
Detto ciò, è curiosa la coincidenza tra la realizzazione dell’affresco e la chiusura delle due riviste, suggerendo la corretta interpretazione da parte del Caversazzi, tenendo conto che a Bergamo erano ben vive tra gli intellettuali le discussioni sulla polemica letteraria in atto e a cui allude umoristicamente Albricci nel suo gustoso dipinto, “una delle cose migliori di quel capriccioso artista” che invita tutti alla calma citando Seneca.