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Ignazio Gardella e le affinità armoniche delle forme

Per Ignazio Gardella l’architettura come il design è una continua e incessante riflessione sui principi partendo dagli esempi e risalendo alle idee che ognuno di questi contiene e su cui ognuno si conforma. Ogni progetto contiene un’idea forte e precisa, un’idea che nasce sempre dal mondo a cui l’opera è destinata. Dal desiderio di rendere più intelligente la nostra esperienza del mondo. Da qui il segreto che gli ha permesso di andare oltre tutti i punti fermi che via via si sono succeduti nel Novecento, di rendere inesauribile la sua vena. Il suo segreto è linteresse per il mondo esterno, l’apertura al cambiamento, l’attitudi­ne alla conoscenza.

Nasce nella Milano del 1905 e nel corso di una lunga e prolifica carriera è stato ingegnere, architetto e designer, tra i protagonisti dell’architettura italiana del Novecento. Anche se è un protagonista assoluto del Movimento Razionalista degli anni Trenta, Gardella è stato capace di tracciarne una sua personale e originale interpretazione dell’essere creativo a tutto tondo, lontano dal ogni dogmatismo. Elemento costante negl’anni sua capacità di combinare nei progetti ricerca, innovazione, modernità e tradizione.

Nel 1947 con Luigi Caccia Dominioni e Corrado Corradi Dell’Acqua fonda l’azienda Azucena, che prende il nome dalla zingara dell’opera “il Trovatore” di Giuseppe Verdi e per la quale progetta una serie di lampade, tra cui “Sconce” e “Alzabile” e altri mobili.

Nelle sue parole il segreto di una chiarezza d’intenti esemplare: “Io credo che si possa parlare di coerenza di metodo più che di continuità perché tra il progetto di un cucchiaio, di un tavolo, di una sedia o di un edificio c’è diversità. C’è diversità nel senso che nel progetto di un edificio tu ti collochi in un contesto complesso, quello del tuo tempo, un contesto storico, geografico, che ha una complessità molto diversa da quella del mondo degli oggetti. Invece credo sia giusto riconoscere una certa coerenza di metodo perché gli oggetti sono dentro le architetture e in qualche modo devono essere coerenti con queste. Pascal, mi pare, riferendosi ad un vecchio paese, un paese particolarmente armonico, senza dissonanze, diceva di trovare «un rapport parfait entre une maison et une chanson».

Nella prossima asta di Design e Stile Italiano del 16 – 17 dicembre sarà esitata una poltrona “Digamma” progettata nel 1957 per Gavina (lotto 63, stima 3.000 – 4.000 euro). Poltrona che supera i limiti del razionalismo si presenta con un corpo formato da due volumi rigorosamente geometrici, ma intrisa dell’ironia dei suoi iconici “piedi d’oca”.