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Global euphoria

ARTE & FINANZA/ Alessandro Secciani

L’euforia regna sovrana sui mercati. E se è vero che anche il mercato dell’arte risponde agli stessi criteri delle piazze finanziarie e soprattutto che si muove con le medesime tempistiche e grosso modo con gli stessi andamenti, difficilmente la situazione si potrebbe presentare più favorevole.
Ma andiamo con ordine partendo dal paese leader: gli Stati Uniti, che hanno iniziato l’era di Donald Trump a spron battuto. Dopo un iniziale sconcerto al momento dell’elezione, nel giro di poche ore i mercati hanno iniziato a correre e l’S&P500, che è il più importante indice azionario del pianeta, è arrivato sopra 2.300 che rappresenta il record storico. Interi settori che erano abbastanza in difficoltà, come l’energia, le telecomunicazioni, le costruzioni, gli armamenti stanno vedendo una nuova primavera sulla base delle promesse della nuova amministrazione. Investimenti in infrastrutture per almeno 1.000 miliardi di dollari, diminuzione delle imposte, deregulation sui mercati hanno acceso le speranze della maggioranza degli operatori finanziari.

Ma anche l’Europa non sta a guardare. Oggi i mercati finanziari del Vecchio continente, che godono peraltro dell’aiuto della Bce che continua a tenere i tassi bassissimi, si stanno muovendo con un ottimismo insperato fino a pochi mesi fa. I consumi crescono a ritmi del 2% all’anno persino in Germania, dove la popolazione è stata sempre molto più attenta a risparmiare che a spendere, il Pil sta salendo ovunque intorno a livelli medi del 2%, non molto lontano dai numeri degli Usa, la deflazione, considerata uno dei fenomeni più negativi, sembra ormai alle spalle e persino l’Italia, considerata il grande ammalato dell’Unione Europea, sta ricominciando un po’ a crescere (intorno all’1%).

In questo contesto le borse europee si stanno muovendo con un minimo di forza e persino settori in crisi, come le banche e l’energia, presentano oggi occasioni non da poco. Il lusso, che fino a qualche mese fa veniva considerato in difficoltà, sta vivendo una ripresa interessante, spinto dall’ondata di consumi domestica e dal recupero dei mercati emergenti. E certamente l’andamento del segmento luxury è direttamente collegato all’arte.

Ed è proprio dagli emergenti che vengono le notizie più interessanti: dopo un triennio difficilissimo per tutti, la maggior parte degli emerging sta vedendo una crescita spettacolare. Le economie dei paesi in via di sviluppo sono infatti destinate a fornire un importante contributo al Pil globale nel corso del 2017 e del 2018: nell’anno in corso è attesa un’accelerazione dal 4,1% al 4,4% dell’area emergente nel suo complesso, soprattutto per effetto del miglioramento della performance economica dei paesi esportatori di materie prime e petrolio, come Russia e Brasile, che vengono da anni di pesanti recessioni. La Cina ha dimostrato di sapere gestire con successo la transizione del proprio modello di crescita, evitando il paventato hard landing e in molti casi batte le stime di consenso degli economisti. Anche l’India, tra i paesi asiatici, costituisce un importante motore di crescita e ha beneficiato del ridotto costo delle materie prime e d’importanti volumi di investimento che rappresentano ancora una quota importante del Pil.
In questo contesto il petrolio saldamente sopra 50 dollari al barile, con prospettive che venga toccata quota 60 dollari entro la fine dell’anno, ma anche l’aumento dei corsi di commodity come il rame e il ferro, fanno pensare che la crescita del mondo emergente sia solamente all’inizio di un nuovo ciclo favorevole.
In questo contesto si può parlare di bolla? Oggettivamente no: nel complesso Wall Street ha un P/E, cioè il rapporto tra il prezzo delle azioni e gli utili attesi, di circa 20, che è altino, ma non certo da brividi. L’Europa e il complesso degli emergenti sono su quota 14, che indica che il mercato azionario non suo complesso non è a prezzi di saldo, ma è ben lontano da una bolla.

In pratica, come non succedeva da tempo, il mondo sta vivendo una fase di euforia generalizzata, che sta rilanciando i consumi discrezionali quasi ovunque. In questo contesto non mancano gli elementi negativi: la crescita dei tassi di interesse negli Stati Uniti, la possibile escalation protezionista promessa dalla nuova amministrazione Usa, un’Unione Europea in preda a sussulti politici che ne mettono in discussione la stessa esistenza, una massa di debito nell’intero sistema economico mondiale da fare paura sono solo gli elementi più importanti di un quadro che, se analizzato con attenzione, non presenta certo solo positività.
Ma adesso tutti si godono la fase positiva e l’ottimismo arrivato dopo anni di pensieri cupi. E il mercato dell’arte non fa eccezione.