La peculiarità del design italiano è di aver mutato la percezione dell’oggetto industriale da prodotto artigianale riprodotto in forma seriale, a ‘forma aperta’ della creatività che si evolve e diviene immagine di un’epoca e di un gusto. Un esempio illuminante lo troviamo nella storia della Fontana Arte, azienda milanese che attraverso la direzione e la creatività di due autentici maestri come Gio Ponti e Pietro Chiesa seppe interpretare l’evoluzione del gusto e della società civile, evoluzione degli “oggetti” proposti delle loro linee che colgono anche il succedersi dei mutamenti sociali, culturali e artistici. Dagli anni Trenta ai Sessanta, Fontana Arte mutò la sua fisionomia da classica, decorativa e alto borghese, a essenziale nella scelta di soluzioni che coniugavano funzionalità e stile impeccabile, a spaziale nel rapporto rinnovato e innovativo con la luce, che fondeva il prodotto industriale in tutte le sue più moderne accezioni: funzione, forma, rapporto spazio, oggetto, serialità del prodotto, sempre secondo canoni di alta qualità costruttiva e dei materiali.
Max Ingrand, maestro vetraio e decoratore francese, capace di realizzare veri e propri classici del design lascia un segno indelebile nel decennio 1954-1964 della direzione artistica della Fontana Arte, che vede un elemento luminoso come parte integrante dello spazio abitativo: sarà presente nel catalogo con una coppia di lampade mod. 2228 del 1965 con una stima di 7.000 – 9.000 euro (lotto 84).

Lotto 84. Max Ingrand, Coppia di lampade da tavolo mod. 2228. Metallo nichelato spazzolato, cristallo satinato, cristallo massiccio molato. Produzione Fontana Arte, Italia, 1965 ca. Stima € 7.000 – 9.000

