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Dipingere i colori e i segni della fantasia

La vendita di Dipinti Antichi e del XIX secolo del 18 maggio nella prestigiosa sede genovese di Villa Carrega Cataldi, presenta una selezione di opere ragguardevoli dal punto di vista storico e critico, opere significative per comprendere l’evoluzione di alcuni autori, scuole pittoriche e generi.
Focalizziamo in questa sede l’attenzione sulle due tele di Sebastiano Ricci raffiguranti la Strage degli Innocenti e Enea aggredito dalle Arpie (lotto 521, stima 30.000 – 50.000 euro), che rappresentano non solo una importante aggiunta al catalogo dell’artista, ma ne documentano lo stile durante il soggiorno milanese avvenuto tra il 1694 e il 1696, dopo le esperienze bolognesi e il proficuo soggiorno romano. Sono gli anni in cui il pittore avvia la decorazione a fresco della cupola di San Bernardino alle Ossa, realizza la pala dell’Angelo Custode destinata alla chiesa del Carmine di Pavia e la grande tela nel Duomo di Monza, intraprendendo altresì, un dialogo stilistico con Alessandro Magnasco (Genova, 1667 – 1749). Un tassello fondamentale per comprendere e chiarire gli aspetti creativi e le contiguità tra i due maestri, in cui prevale, da parte del veneziano, un coinvolgimento ancora più enfatico del comporre, ponendo i protagonisti in primo piano e descrivendoli con pennellate vigorose e un efficace regia di lume, il cui sapore tenebroso è memore delle creazioni di Langetti e Zanchi che a Milano era altresì diffuso dalle opere di Paolo Pagani. Possiamo altresì dire che l’incontro con il Lissandrino drammatizzi il percorso di Ricci, specialmente dal punto di vista espressivo, ma al contempo, offra al collega di misurarsi con la pittura di storia e un incedere narrativo e scenico di maggiore complessità. Questo lo si può osservare nella tela di medesimo soggetto realizzata dal Magnasco durante il primo decennio del Settecento, che attesta non solo una affinità illustrativa, ma anche la preponderante influenza del Ricci nella regia.
L’asta vede inoltre una preziosa scelta di nature morte, tra le quali segnaliamo la bellissima Natura morta con strumenti musicali di Bartolomeo Bettera (lotto 525, stima 30.000 – 50.000 euro), uno dei più noti specialisti nel raffigurare  strumenti musicali in relazione con il conterraneo Evaristo Baschenis, in cui “la qualità cromatica e luministica della pellicola pittorica cede con difficoltà il passo a quella del caposcuola” aggiornandone il lessico con una logica illustrativa barocca e un confronto non solo con la pittura nordeuropea, ma anche con le nature morte da parata romane.
Segnaliamo inoltre la pala d’altare di Antonio De Bellis, insieme a Viviano Codazzi e Antonio de Michele raffigurante la Piscina probatica (lotto 423, stima 30.000 – 50.000 euro), e la caravaggesca Incredulità di san Tommaso di Massimo Stanzione (lotto 506, stima 60.000 – 80.000 euro), rara opera giovanile dell’artista realizzata tra il 1625 e il 1630 quando  è documentato a Roma o da poco rientrato in patria e che segna il punto focale delle rare opere note del periodo romano e i primissimi anni Trenta.

Tre opere sono da segnalare della selettiva sezione dedicata alle opere dell’Ottocento.
La prima e una grande tela del 1853 del napoletano Domenico Morelli raffigurante Cesare Borgia a Capua che esprime appieno il suo stile più personale e libero capace di unire armoniosamente il verismo e il tardo-romanticismo (lotto 543, stima 40.000 – 60.000 euro).
La seconda è il Ritratto di nobildonna veneziana di Eugenio de Blass del 1876 (lotto 541, stima 26.000 – 28.000 euro). I protagonisti dei suoi dipinti sono i principali personaggi della vita quotidiana veneziana e della laguna veneta, raffigurati con una raffinatezza e una garbata malizia, seppur aneddotica, da cui emerge la rara abilità descrittiva dell’artista.  Nel dipinto emerge la grazia e l’eleganza della composizione si rivelano appieno nel delicato gioco di ombre sul volto angelico della donna. La sua pelle è di color porcellana, lo sguardo è ammiccante e malizioso, la figura è inondata da una luce in contrasto con lo sfondo scuro, mettendo in evidenza la ricchezza dell’abito dalle decorazioni elaborate e quindi l’eccellente capacità pittorica di De Blaas.
La terza è un bronzo di Paolo Troubetzkoy raffigurante un Giocatore di bocce (lotto 553, stima 3.500 – 4.500 euro), dove emerge il suo stile personalissimo, caratterizzato da un nervoso impressionismo. Mirabile animalista e acuto studioso della fisionomia umana, l’artista restituisce con rara efficacia l’espressività dei volti e l’illusione del movimento delle figure che ritraeva.